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title: "Priscilla, la donna che visse con il &#8220;Re&#8221; Elvis Presley"
description: In sala il film “Priscilla” di Sofia Coppola. Priscilla - la moglie di Elvis Presley - la ragazzina che il re del rock and roll ha scelto
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date: 2024-04-08
author: Hilary Tiscione
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/priscilla-la-donna-che-visse-con-il-re-elvis-presley/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film]
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# Priscilla, la donna che visse con il &#8220;Re&#8221; Elvis Presley

![Priscilla Presley](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Priscilla-Presley.jpg)

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2023-01-13 14:38:56

2023-01-13 13:38:56

La prematura scomparsa della figlia di Elvis Presley è il tragico epilogo di una vita passata sulle montagne russe, tra momenti di euforia e altri nel baratro, durante i quali gestire un'eredità così pesante è sembrato impossibile.  Solo due anni fa, Lisa Marie aveva dovuto affrontare il suicidio dell'unico figlio maschio. Una maledizione cominciata nel giorno della nascita del padre

No. 

Lisa Marie Presley non era una donna forte come si dice ora dell’unica figlia di Elvis morta a seguito di un arresto cardiaco a soli 54 anni. La prima a ricordarla così è stata la madre, Priscilla Presley, 77 anni, che nonostante il divorzio dal re del rock non ha mai smesso di sfruttarne il cognome per mantenerne vivo il ricordo; una donna, incapace di accettare lo scorrere del tempo sul proprio volto stravolto dalla chirurgia, dettaglio che la faceva sembrare più giovane della figlia. Va detto però che senza Priscilla, Elvis non sarebbe ancora the king, dalla cui storia da american dream è tratto il film campione d’incassi “Elvis” che è valso ad Austin Butler il Golden Globe come miglior attore. Accadeva l’altro giorno, con Priscilla e Lisa Marie in lacrime in prima fila ad applaudirlo mentre lui le ringraziava per avergli aperto il loro cuore. Sembrava stare bene Lisa, poi invece l’improvvisa disgrazia che lascia orfani di madre tre figli e un grande vuoto tra gli appassionati del padre, che la vedevano come una dea in terra, da venerare a ogni costo. 

L'ultima apparizione pubblica di Lisa Marie, con la madre alla consegna dei Golden Globes

Il fanatismo presenta sempre un conto elevato. Sono pochi quelli che riescono a uscirne indenni; le cronache ce l’hanno dimostrato in più occasioni. Sicuramente non ci riuscì il padre - il cui cuore smise di battere a soli 42 anni dopo una vita passata ad abusare di psicofarmaci - non ci è riuscito nemmeno il figlio di Lisa Marie, Benjamin Keough, suicidatosi nel 2020, nel giorno del suo compleanno con un colpo di pistola in bocca. 

Lisa Marie a fianco del figlio Benjamin. A destra, con il padre Elvis e la madre Priscilla, nei primi anni '70

Aveva 27 anni e nella sua breve vita aveva dovuto “combattere” ogni giorno con il paragone immenso e inarrivabile di quel nonno eterno, indimenticabile, divenuto una delle colonne portanti della cultura americana e non solo, tanto da rendere la sua casa-museo , Graceland, la dimora più visitata dopo la Casa Bianca. 

La vita di Lisa Marie sarebbe potuta essere meravigliosa ma si è dimostrata un incubo in varie circostanze: dai quattro matrimoni falliti (uno con l’attore Nicholas Cage, un altro con Micheal Jackson) ai problemi con le droghe per cui era stata ricoverata in rinomate cliniche rehab. Una breve parentesi da cantante, dove il divario con il padre si era reso ancora più evidente, quasi un flagello. È la condanna di chi nasce in una culla colma di privilegi che ben presto si trasforma in una tomba. Fama e lusso diventano una gabbia dorata dentro la quale si fa fatica a trovare un proprio posto nel mondo, uno scopo e nemmeno gli affetti possono alleviare quelle costanti di inadeguatezza e sensi di colpa tipiche dei "figli di" che non si sentono mai abbastanza per il mondo. 

In un mondo complesso, inferocito, dove tutti possono dire tutto, è indispensabile essere forti per riuscire a tenere il passo. E Lisa Marie, a tratti, ha dimostrato di non esserlo abbastanza. La scomparsa del figlio, del resto, è un dolore che segna l’anima in maniera indelebile e il suo cuore non ha retto, nonostante il primo tentativo di rianimazione fosse andato a buon fine. 

La saga della famiglia Presley si arricchisce di un nuovo triste capitolo che riunisce i fan di tutto il mondo in un unico abbraccio, solo che questa non è una fiction. E’ storia vera, una storia cominciata già molto male l’8 gennaio del 1935 quando il fratello gemello di Elvis nacque morto. Con la scomparsa di Elvis, del nipote Benjamin e ora della figlia Lisa Marie - gli unici discendenti che lo ricordavano anche fisicamente - si chiude definitivamente la maledizione di Elvis Presley. Come lui, nessuno più. 

Il memoriale dove sono sepolti tutti i componenti della famiglia Presley a Memphis

 

La piccola tomba in memoria del fratello gemello di Elvis

Con la morte di Lisa Marie si chiude la maledizione di Elvis Presley

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"Aloha from Hawaii" di Elvis Presley: il primo concerto mai trasmesso in mondovisione via satellite, una delle tappe più importanti della carriera del Re

Sono trascorsi 46 anni dalla morte di Elvis Presley, più di quanti ne abbia vissuti. Scomparso il 16 agosto 1977 a 42 anni, di lui si conoscono vita, morte e miracoli e non soltanto nel senso figurato del termine. Ci sono fan così devoti da venerarlo al pari di una divinità. Sono stati scritti centinaia di libri sull’uomo e sul cantante, il cui mito è stato recentemente rinvigorito dal film “Elvis”, in cui viene narrato – non senza licenze parecchio distanti dalla realtà – il travagliato rapporto con il suo manager, il Colonnello Tom Parker, personaggio controverso ma dalle intuizioni straordinarie. Proprio alle visioni del Colonnello si deve una delle tappe più importanti della carriera di Elvis: “Aloha from Hawaii”, il primo concerto mai trasmesso in mondovisione via satellite. Elvis aveva un rapporto speciale con queste isole; qui trascorse le sue vacanze svariate volte, comprese le ultime della sua vita, nel marzo del 1977. Sul legame speciale che lo legava alle Hawaii – in questi giorni così tragicamente devastate dal fuoco – venne scritto (guarda caso!) il libro “Elvis in Hawaii”.

Correva l’anno 1973 quando lo speciale andò in onda e un miliardo di persone – una su quattro, stando alla popolazione mondiale del tempo – decise di sintonizzare i propri schermi per ammirare o criticare il Re. La luce di Elvis, in effetti, non brillava più come un tempo, oscurata da un nuovo modo di fare musica di gruppi come i Beatles e i Rolling Stones. La leggenda narra che il Colonnello ebbe l’idea di trasmettere lo speciale in mondovisione ispirato da un recente viaggio diplomatico in Cina del presidente Nixon (sulla bizzarra relazione fra lui ed Elvis venne realizzata la pellicola “Elvis & Nixon”): non potendo il cantante esibirsi in tutte le città del mondo, lo avrebbe fatto tramite uno show benefico. Un’altra versione racconta invece del Colonello come di un clandestino sul territorio Usa, sprovvisto di passaporto e dunque impossibilitato a lasciare il Paese.

Quando Elvis registrò “Aloha from Hawaii” era ancora in perfetta forma fisica, esaltata dall’iconica tuta bianca a zampa d’elefante: l’“American Eagle”, che resta uno dei modelli più fotografati a Graceland, la sua casa mausoleo. Tempestata di pietre preziose, l’aquila che campeggia sulla mantella non era un semplice adorno ma un chiaro messaggio rivolto al mondo, a ricordare a tutti – in piena Guerra fredda – la forza e il coraggio degli Stati Uniti. Lo speciale, registrato nel gennaio del 1973 a Honolulu e mandato in onda mesi dopo a causa della sovrapposizione con il Super Bowl, costò la cifra astronomica di oltre 2,5 milioni di dollari.

A distanza di tanti anni Elvis continua a garantire un giro d’affari milionario, alimentato suo malgrado anche dalle continue tragedie che circondano la sua famiglia: a gennaio la morte improvvisa dell’unica figlia, Lisa Marie, stroncata a 54 anni da una occlusione intestinale; nel 2020, il suicidio del nipote, Benjamin Keough (28 anni appena, figlio di Lisa Marie). A ottobre si attende l’uscita del film “Priscilla” con la regia di Sofia Coppola. La donna è stata l’unica a portare all’altare The King. Oggi è in causa con la nipote, l’attrice Riley Keough, per questioni di eredità. La saga dei Presley continua, seppur tristemente.

 

di Ilaria Cuzzolin

"Aloha from Hawaii" di Elvis, il primo concerto in mondovisione

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2022-06-28 16:05:44

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Elvis, il film  appena uscito nelle sale, interpretato da un magistrale Austin Butler, ha riportato le persone al cinema. Noi lo abbiamo visto assieme al fan club italiano tra molti entusiasmi e qualche perplessità. Elvis resta un mito intramontabile, trasversale, per alcuni una vera ossessione. A lui si deve la nascita del fanatismo

Guardare “Elvis”, il film biografia di Baz Luhrmann  sulla vita del re del rock appena uscito al cinema, in una sala affittata per intero dal fan club italiano a lui dedicato è un'esperienza nell'esperienza. Il caso mi fa sedere vicina a una signora sulla quarantina che, con sé, ha portato anche le figlie piccole (una sulla decina, l'altra 5 anni?) che per quasi tutte le tre ore che dura la pellicola restano in religioso silenzio. Solo sul finale, quando la madre comincia a singhiozzare e tirare su il naso, percepisco il loro vociare in sottofondo, forse, un po’ preoccupato. Si accendono le luci, scorrono i titoli di coda, qualcuno che ha già visto il film un paio di volte anche se è uscito solo due giorni prima, grida a quelli che si stanno alzando “Aspettate, c’è una sorpresa alla fine dei titoli di coda!”. Ci risediamo tutti. La signora al mio fianco si sta soffiando il naso, la guardo con un filo di imbarazzo. Avrei voglia di gridarle in faccia: “Non si vergogna a piangere così davanti alle sue bimbe per un cantante morto 45 anni fa? E lo sa che là fuori c’è una guerra con ragioni reali per lasciarsi andare alla disperazione?". 

Poi mi ricordo. Mi ricordo che anche io ho pianto per Elvis. Certo con qualche attenuante più: avevo 16 anni,  non avevo figli e mi trovavo a Memphis, davanti alla tomba di The King, a Graceland, nella sua casa-museo, la seconda dimora più visitata al mondo dopo la Casa Bianca. 

“Elvis” è un film piacevole e va visto, soprattutto da chi non conosce la sua storia anche se - va detto - ci sono parecchie storpiature ben lontane dalla verità fattuale e omissis che invece avrebbero meritato di essere raccontati. Si esce per esempio dal cinema, senza capire il perché di certi nomignoli e l’acronimo “TCB”, molto significativo per Presley tanto da comparire anche nel film, che stava per “taking care of business” (avere a cuore gli affari).

E’ un film utile ad avvicinare i giovani alla figura di quest’uomo dal fascino intramontabile, che è ancora fonte immensa di guadagni per l’ex moglie Priscilla Presley e tutto l’entourage che lo seguiva. Elvis scomparse a soli 42 anni il 16 agosto del 1977 dopo aver avuto un malore legato all’abuso di farmaci che assumeva per gestire una vita troppo complicata per chiunque. Un successo che ha schiacciato molte star, soprattutto quelle divenute famosissime molto giovani, come Michael Jackson che da Elvis era così ossessionato da arrivare a sposarsi con la figlia, Lisa Marie Presley.

Dopo il film di qualche anno fa che raccontava l' incontro tra Elvis e il presidente Richard Nixon (in questa pellicola nemmeno citato), è con immenso ritardo che arriva sul grande schermo il primo vero film hollywoodiano sulla sua vita. E’ il colonello-aguzzino Tom Parker, suo manager, a raccontarla in prima persona e a chiudere con un interrogativo che ha lasciato non poche perplessità tra i milioni di fan in giro per il mondo: sono stati i fan, a loro modo, involontariamente a uccidere Elvis, portandolo allo stremo, costringendolo a un concerto dopo l’altro, perché mai sazi di lui?

Non c’è una sola risposta, non c’è un unico colpevole. Fermo restando che il primo responsabile della sua dipartita prematura resterà sempre  lui, Elvis. 

Il filone delle biografie sui miti della musica si dimostra ancora una volta garanzia di successo, tant'è che la pellicola è già campione di incassi e prima in Italia. Tuttavia "Elvis" non è un prodotto altrettanto ben riuscito, se paragonato per esempio a Bohemian Rhapsody in cui si racconta la storia di Freddie Mercury con una sceneggiatura più accurata e avvincente. In Elvis c'è troppa musica, troppa storia americana, tanto da mettere a tratti ai margini quella del cantante. 

Forse la vita di Elvis Presley, seppur breve, è stata troppo vita per essere raccontata in un unico film. Forse è una buona scusa che i fan si raccontano perché gli venga presto dedicata un’intera serie Netflix. Perché una cosa è vera: di lui,  non ne hanno mai abbastanza.

Elvis, il film sul re del rock che conquista il botteghino e i fan (tra qualche sbuffo)

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