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title: Quincy Jones, le origini del genio
description: "Da ieri mattina il mondo della musica è in lutto: a 91 anni ci ha lasciati Quincy Jones, una leggenda, un autentico gigante della musica."
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date: 2024-11-05
author: Federico Arduini
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categories: [Spettacoli]
tags: [musica]
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# Quincy Jones, le origini del genio

![Quincy Jones](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/Evidenza-sito-1692-1024x639.jpg)

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2024-11-04 10:05:43

2024-11-04 09:05:43

Il mondo della musica è in lutto: è morto il leggendario musicista Quincy Jones, produttore rivoluzionario che cambiò la musica afroamericana. Aveva 91 anni

Il leggendario musicista statunitense Quincy Jones, produttore rivoluzionario che ha cambiato la musica afroamericana, è morto all'età di 91 anni domenica sera nella sua casa di Bel Air a Los Angeles. L'annuncio della scomparsa è stato dato dai media Usa. Insignito di 26 Grammy Award su 76 nominations e nel 1991 anche di un raro Grammy Legends Award, Jones è stato trombettista, caporchestra, compositore, arrangiatore e produttore discografico stabilendo una linea di continuità fra la tradizione delle big band e l'uso degli strumenti elettronici, fra il jazz e le musiche di consumo, che ha contribuito a elevare a dignità artistica.

Nato a Chicago il 14 marzo 1933, Quincy Jones iniziò la carriera come trombettista nell'orchestra di Lionel Hampton nel 1953, abbandonò progressivamente tale strumento a favore della composizione e dell'arrangiamento per proprie orchestre e spesso per quella di Count Basie, e per cantanti sia bianchi sia di colore (Ella Fitzgerald, Ray Charles, Frank Sinatra, tra gli altri). Jones ha prodotto dischi di enorme successo, a suo nome e per altri. Ha prodotto l'album più venduto della storia, "Thriller" di Michael Jackson e la canzone-evento "We Are the World" del 1985, realizzata a scopo benefico, scritta da Jackson e da Lionel Richie ed eseguita da un supergruppo formato da 45 big della scena musicale. È stato anche uno dei produttori esecutivi per la serie televisiva "Willy il principe di Bel-Air". E' stato, inoltre, attivista per i diritti degli afroamericani e soprattutto talent scout.

Quincy Jones ha registrato oltre 2.900 canzoni e più di 3.000 album tra i suoi e quelli prodotti, composto una cinquantina di colonne sonore per il cinema e per la televisione: spiccano le musiche per i film "La calda notte dell’ispettore Tibbs" (1967) di Norman Jewison, "Fiore di cactus" (1969) di Gene Saks e "Getaway!" (1972) di Sam Peckinpah; più le musiche scritte per serie tv quali "Ironside", "Sanford and Son", "Radici" e "The Bill Cosby Show".Di Ruggero Fontana

Addio a Quincy Jones, leggenda e gigante di tutti i generi musicali

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2024-11-04 21:17:04

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2024-01-28 20:00:47

2024-01-28 19:00:47

Storia di We Are The World, il brano che compie 40 anni interpretato dal gotha della musica statunitense che ha riscritto la storia del pop

Hollywood, 28 gennaio 1985. La cerimonia degli “American Music Awards”, i premi dell’industria discografica americana, si è appena conclusa. Quella stessa sera si sta per scrivere la storia della musica pop a poche miglia di distanza, per la precisione negli studi di registrazione A&M Studios.

Piccolo passo indietro. Nel dicembre del 1984 Bob Geldof – cantante e leader del gruppo irlandese Boomtown Rats – ha realizzato il progetto Band Aid, radunando i principali artisti pop britannici allo scopo di raccogliere fondi contro la carestia in Etiopia. Il brano (“Do They Know It’s Christmas?”) è un successo mondiale e non passa inosservato dall’altra parte dell’Oceano. Soprattutto ad Harry Belafonte, il leggendario ‘Re del calipso’ nonché fervente attivista per i diritti civili. Il cantante chiama il produttore Ken Kragen e gli propone di realizzare qualcosa di simile, anzi di più grande ancora: un brano che potesse unire il mondo sotto un messaggio di amore e solidarietà.

Kragen accetta e la macchina si mette in moto. Per scrivere la canzone Belafonte sente Lionel Richie – da poco solista dopo i successi come frontman dei Commodores – il quale accetta subito e inizia la ricerca di un coautore. Propone la cosa a Stevie Wonder, che però accetta di partecipare esclusivamente in veste di interprete. Intanto Kragen ha contattato Quincy Jones, il produttore di Michael Jackson, che non soltanto accetta ma lancia un’idea: affiancare a Richie l’autore di “Thriller” per la stesura del brano.

L’idea piace e in soli due giorni, rinchiusi nella villa di Jackson, i due artisti completano l’opera. La intitolano “We Are The World”, per far sì che l’ascoltatore possa immedesimarsi sin da subito con il messaggio della canzone. A quel punto inizia il reclutamento degli artisti: Springsteen dice subito sì, senza neppure aver capito bene di cosa si tratti. Stevie Wonder è già a bordo e da quel momento ben 45 fra i più grandi nomi della musica americana – da Tina Turner a Paul Simon, da Bob Dylan a Willie Nelson – accettano dando vita a una band da sogno: Usa for Africa. L’unico rifiuto arriva da Prince, che preferisce realizzare un suo brano (“America”) i cui proventi verranno devoluti per la causa, ma convince a partecipare la sua protetta Sheila E.

Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio, il gotha della musica a stelle e strisce si raduna in studio. Quincy Jones affigge all’ingresso un cartello con l’invito a «lasciare fuori il proprio ego», per giungere a quella che sarà la più lunga ed entusiasmante alba della storia del pop. In studio succede di tutto: dall’imprevisto disagio di Bob Dylan, al crollo nervoso di Cindy Lauper, fino all’emozionante incontro fra Billy Joel e il suo mito Ray Charles. Quando le registrazioni terminano – alle 8 del mattino dopo – la veterana Diana Ross scoppia in un pianto liberatorio, consapevole di aver partecipato a un momento unico. Alle sessioni è presente anche Bob Geldof (invitato speciale) che proprio quella notte partorisce l’idea di un grande concerto benefico ai due lati dell’Atlantico: il Live Aid.

Il brano esce nel marzo del 1985 e vende 20 milioni di copie, raccogliendo oltre 100 milioni di dollari per combattere la carestia in Etiopia. Diviene un inno capace davvero di accomunare le persone ai quattro angoli del pianeta in un unico messaggio di solidarietà e pace, arrivando lì dove la politica non era mai giunta.

Questa straordinaria storia viene raccontata in un documentario in uscita dopodomani su Netflix e intitolato “The Greatest Night in Pop”, nel quale si narra il percorso fatto per compiere quest’impresa. Che è stata in fondo anche quella di chi ha creduto che la musica potesse cambiare il mondo. Un po’ come tutti noi.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

40 anni di We Are The World

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2024-01-29 07:37:52

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2023-12-03 11:00:07

2023-12-03 10:00:07

Quando l’album arriva nei negozi il 30 novembre 1982 sconvolge il mondo: Thriller, album di Michael Jackson più venduto al mondo

Nel 1978, sul set di “The Wiz” (adattamento funky e urbano de “Il Mago di Oz” voluto da Sidney Lumet), avviene un incontro destinato a cambiare la cultura pop. I protagonisti sono Quincy Jones, produttore e arrangiatore di grande fama, e Michael Jackson che in quel periodo sta cercando di completare il passaggio da star adolescente ad artista adulto. Un anno dopo esce “Off the Wall”, che impone l’ex bambino prodigio dell’Indiana come artista solista e ne sgancia l’immagine da quella dei Jackson 5, con 9 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti. Ma è soltanto il primo passo di un percorso destinato a fare la Storia. Quando i due tornano in studio tre anni dopo, hanno un obiettivo ambizioso: realizzare un album nel quale nessun brano sia un riempitivo ma soltanto una potenziale hit.

Ne selezionano 9 su una rosa di 30 e iniziano a registrare. Michael ci mette il suo talento come interprete e la sua accresciuta consapevolezza come autore, Quincy ci aggiunge l’esperienza e il genio. A partire dal titolo – “Thriller” – che regala da subito un certo fascino. Il produttore lavora al sound per tirare fuori qualcosa di completamente nuovo, sfruttando al massimo la tecnologia dell’epoca. E per dare al tutto una veste ancora più ricca chiama a raccolta alcuni ospiti. Così Paul McCartney duetta con Michael su “The girl is mine”, Steve Porcaro scrive la ballata “Human Nature” e il miglior chitarrista del mondo dell’epoca – Eddie van Halen – arriva in studio, suona un assolo iconico su “Beat It” e se ne va. Vincent Price regala un monologo e una macabra risata alle battute finali della title track, il beat ossessivo di “Billie Jean” fa da sfondo a un testo dove Michael racconta il rapporto fra amore, ossessione e fama, mentre l’iniziale “Wanna be startin’ somethin’” unisce cori afro e ritmi funky disco.

Quando l’album arriva nei negozi il 30 novembre 1982 sconvolge il mondo: dentro c’è tutto quello che abbiamo scritto e anche di più. Non si era mai sentito nulla di simile e il pubblico, chiaramente, ne rimane rapito. A corredo, i singoli che lanciano l’album (sette, tutti finiti in classifica) vengono accompagnati da una serie di video rivoluzionari. Su tutti proprio quello di “Thriller”, pensato come un cortometraggio gothic-pop e diretto da John Landis, che con le sue innovative tecniche di trucco ed effetti ha da poco vinto un Oscar con “Un lupo mannaro americano a Londra”.

L’album vende 38 milioni di copie, batte ogni record e trasforma Michael nel “Re del Pop”. Primo reale esempio di ponte fra la cultura musicale di stampo Motown e il pop ‘bianco’, quel lavoro segnerà però anche l’inizio del distacco del suo autore dalla realtà. Da lì in poi Jackson, vittima della fama e delle sue ossessioni, finirà per isolarsi progressivamente dal mondo, con il personaggio che divorerà l’uomo. Il documentario “Thriller 40”, in uscita negli Stati Uniti, racconta questa favola pop. Quella di un Peter Pan che cercò la sua “Isola che non c’è” per il resto della vita. Senza riuscire a trovarla mai.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

Quarant'anni di Thriller, l'album più venduto di sempre

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2023-12-02 12:32:26

2023-12-02 11:32:26

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