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title: Repertori musicali in lucrosa vendita
description: Le etichette del settore discografico e i milionari del private equity stanno mettendo l’ipoteca sulle produzioni discografiche più importanti
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date: 2022-01-09
author: Nicola Sellitti
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categories: [Spettacoli]
tags: [musica]
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# Repertori musicali in lucrosa vendita

![Repertori musicali in lucrosa vendita](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Etichette-discografiche.png)

Eredi e autori verso l’incasso. Le etichette del settore discografico e i milionari del private equity stanno mettendo l’ipoteca sulle produzioni discografiche più importanti degli anni Sessanta, Settanta e degli altri decenni del '900.

**Lou Reed** era un visionario, oltre che un genio. «You can’t beat two guitars, bass and drums», una delle massime del musicista newyorkese, è stata mandata a memoria **dalle etichette del settore discografico** e **dai milionari del private equity**, che stanno mettendo **l’ipoteca sulle produzioni discografiche più importanti** degli **anni Sessanta** e **Settanta**.

Il **rock** infatti, a differenza di **punk** o **pop**, continua ad avere vita lunga. **Il repertorio di** **David Bowie** **ceduto dai suoi eredi alla Warner Chappell Music** per **250 milioni di dollari**, pochi giorni prima che **Sony** acquisisse **il catalogo** della produzione artistica di [Bruce Springsteen](https://laragione.eu/life/editoria/renegades-springsteen-nelle-librerie-con-obama-per-parlare-degli-ultimi/) per **500 milioni di dollari**: **cataloghi di inestimabile valore** che saranno destinati a **uno sfruttamento intensivo** per film, spot televisivi, videogiochi e per la pubblicazione di nuove raccolte musicali.

**L’obiettivo è far soldi**, ovviamente. Dicendola meglio: diversificare le fonti d’entrata per evitare la saturazione del sistema musica e produrre profitti negli anni. Dischi e canzoni senza tempo diluiti pertanto su [Spotify](https://laragione.eu/life/tech/cose-wrapped-la-funzione-spotify-che-fa-impazzire-il-web/), YouTube Music, Discord, Apple Music, da cui **gli artisti hanno incassato via via sempre meno in termini di royalty**.

Insomma, come scritto mesi fa dal “**Wall Street Journal**”, **è un affare per tutti.** Il rischio compreso nel prezzo è **l’eccessiva commercializzazione** di brani immortali che – rimontati, compressi, spezzettati – potrebbero perdere una fetta del loro appeal. Poco prima della scelta degli eredi del **Duca Bianco** e del **Boss** che, qualora vi fosse stato ancora bisogno, hanno concesso l’agiatezza alle future generazioni familiari, si è letto dell’**Universal Music Group** che prova ad assicurarsi la discografia di **Sting**.

La strada è stata tracciata parecchi anni fa da **Michael Jackson**: **il re del pop** oltre trent’anni anni fa ha acquistato il catalogo dei **Beatles** per **poco meno di 50 milioni di dollari**, creando un caso mediatico durato anni e contrasti con gli ex componenti del gruppo. Lo stesso materiale discografico di **Jackson** è stato ceduto dai suoi discendenti nel **2016** a **Sony**, sette anni dopo la sua morte, per **750 milioni di dollari**. Lo scorso anno **Bob Dylan** ha venduto tutta la sua produzione discografica alla **Universal Music** per **400 milioni di dollari**. **Paul Simon** invece ha ceduto a **Sony** i diritti sulle sue canzoni per i prossimi sessant’anni. **Mick Fleetwood** (**Fleetwood Mac**) ha venduto a **Bmg**. Sempre a **Bmg** sono andati il catalogo e i diritti d’immagine di **Tina Turner**.

Poi, gli investimenti del **private equity**: secondo la rivista “**Billboard**”, **140 milioni di dollari** sono finiti ai **Red Hot Chili Peppers** dalla **Hipgnosis Songs Fund**. **Lo stesso fondo** ha investito **150 milioni di dollari** per il **50%** della produzione di **Neil Young**.

 

di *Nicola Sellitti*
