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Sanremo 2026, le pagelle della finale: Leo Gasmann 5, Raf 5.5, Bambole 7, Brancale 8, Sal Da Vinci e Levante 8.5! Stefano De Martino conduttore e direttore artistico del Festival 2027

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È arrivato il momento della finale del festival di Sanremo 2026. Oggi, sabato 28 febbraio, al teatro Ariston si incorona il vincitore

Sanremo 2026, le pagelle della finale: Leo Gasmann 5, Raf 5.5, Bambole 7, Brancale 8, Sal Da Vinci e Levante 8.5! Stefano De Martino conduttore e direttore artistico del Festival 2027

È arrivato il momento della finale del festival di Sanremo 2026. Oggi, sabato 28 febbraio, al teatro Ariston si incorona il vincitore

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Sanremo 2026, le pagelle della finale: Leo Gasmann 5, Raf 5.5, Bambole 7, Brancale 8, Sal Da Vinci e Levante 8.5! Stefano De Martino conduttore e direttore artistico del Festival 2027

È arrivato il momento della finale del festival di Sanremo 2026. Oggi, sabato 28 febbraio, al teatro Ariston si incorona il vincitore

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È arrivato il momento della finale del festival di Sanremo 2026. Oggi, sabato 28 febbraio, al teatro Ariston si incorona il vincitore della kermesse musicale, l’ultima condotta da Carlo Conti. Accanto a lui co-conducono Laura Pausini, Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica. Durate la serata si parlerà di femminicidi con Gino Cecchettin, il superospite è Andrea Bocelli.

Si esibiscono tutti e 30 i cantanti in gara nella categoria campioni e le canzoni saranno votate dal pubblico con il televoto, dalla giuria della sala stampa, tv e web e dalla giuria delle radio. Le canzoni nelle prime 5 posizioni in classifica verranno comunicate senza ordine di piazzamento. Il risultato di questa votazione sarà sommato al risultato della prima, seconda e terza serata, al fine di determinare quindi una classifica delle 30 canzoni in gara.

Sul palco del Suzuki Stage in piazza Colombo, in collegamento col teatro Ariston, i Pooh cantano ‘Uomini Soli’ e festeggiano così i loro 60 anni di carriera. Carlo Conti li raggiunge sul palco e, al termine dell’esibizione, consegna loro la targa ‘Premio alla Carriera Città di Sanremo ‘Amici per sempre”. “Grazie per i vostri grandi successi e per l’amore che avete portato con la vostra musica”, dice il conduttore. Che poi saluta e ringrazia Daniele Battaglia (figlio di uno dei Pooh, Dodi) che ha animato la settimana di Sanremo del Suzuki Stage.

“Stasera ho un grande onore, credo per la prima volta nella storia di Sanremo, vi posso ufficialmente annunciare che Stefano sarà il conduttore e direttore artistico della prossima edizione del festival!” Carlo Conti ‘benedice’ il suo successore alla guida di Sanremo, Stefano De Martino, nel tempio del festival, la platea del Teatro Ariston, con un’annuncio nella finale di Sanremo, inedita nella storia della Rai. 

Dopo l’esibizione di Ditonellapiaga, intorno alle 23.10, Carlo Conti scende dal palco verso le prime file della platea: “Voglio salutare un collega, un amico, il grande protagonista di ‘Affari Tuoi’ Stefano De Martino!”, dice Conti ricordando che De Martino sarà in onda dal 4 marzo con ‘Stesera tutto è possibile’. Poi l’annuncio sul festival 2027: “Ti meriti questo incarico, ti meriti questo ulteriore bel passaggio della bellissima carriera che stai facendo”, dice Conti. De Martino, visibilmente molto emozionato gli prende la mano e se la mette sul cuore: “Senti”. Poi lo ringrazia: “Ricevere questo testimone da te per me è un onore vero. Un gesto di generosità non scontato, che ricorderò per sempre. Voglio ringraziare la Rai per questa opportunità e poi, come ci diciamo spesso quando ci sentiamo al telefono: testa bassa e pedalare!”, dice De Martino. Che poi chiede a Conti: “Non spegnere il telefono Carlo”. E Conti conclude: “Per te sono sempre a disposizione”.

I nostri voti

Francesco Renga – “Il meglio di me”: voto 6

A metà brano si porta a casa l’applauso dell’Ariston: segnale che stavolta lui è più centrato e si sente. Peccato che la canzone gli faccia fare la vita da equilibrista: tessitura cattiva, punti al limite, e ogni acuto sembra una trattativa sindacale tra gola e spartito. Risultato: dignitoso, ma più da “missione compiuta” che da “colpo di teatro”.

Chiello – “Ti penso sempre”: voto 6.5

La vera notizia è che Chiello è così, punto: non è un personaggio in affitto né una posa da social, è proprio il suo modo di stare dentro le canzoni. Il pezzo? Caruccio, onesto, non ti cambia la vita però è roba sua. E in un Festival dove spesso si sente il manuale d’istruzioni, avere personalità vale già mezzo punto in più.

Raf – “Ora e per sempre”: voto 5,5

La cornice è bellissima: il retroscena della scrittura, il legame familiare, l’amore per la moglie. Materiale da brividi, sulla carta. Il problema è che poi, quando parte la musica, quel brivido resta in panchina: la canzone non decolla, non apre una porta, non fa lo scatto. E se nemmeno al terzo ascolto all’Ariston ti viene voglia di rimetterla su “perché sì”, qualcosa vorrà pur dire. Risultato: rispettabile, ma più da dedica privata che da momento da Festival.

Bambole di Pezza – “Resta con me”: voto 7

Qui il dibattito si è impantanato nel solito giochino “rock o non rock”, “sono loro/non sono loro”, come se dovessimo timbrare un patentino all’ingresso. Nel frattempo però ci si perde l’evidenza: la canzone funziona, ha un ritornello che gira e resta in testa senza chiedere permesso. E al primo passaggio all’Ariston si sono presentate benissimo: energiche, a fuoco, senza sembrare la versione “da vetrina” di sé stesse. Primo round: portato a casa e pure con stile.

Leo Gassmann – “Naturale”: voto 5

Qui non è questione di stile “ruvido” o di grinta: è proprio imprecisione. Intonazione ballerina, attacchi sporchi, fraseggio lasciato lì come capita e la sensazione costante di inseguire il pezzo invece di guidarlo. E no: alzare la voce non è interpretazione, è confusione. Se vuoi spaccare, prima devi essere a fuoco.

Malika Ayane – “Animali notturni”: voto 7,5

Lo avevamo scritto, lo ripetiamo: questa è una di quelle canzoni che non ti prende per la giacca al primo giro, ma ti conquista mentre fai finta di niente. Cresce ascolto dopo ascolto e poi ti ritrovi a canticchiarla senza accorgertene, tipo virus elegante. Merito anche di quelle atmosfere: notturne, morbide, un po’ cinema e un po’ fumo, con Malika che ci scivola sopra come se fosse casa sua. E alla fine ti resta addosso: non urla, non strilla, ma colpisce dove serve.

Tommaso Paradiso – “I Romantici”: voto 6,5

Ed eccoci qua: alla fine questa canzone non è che sia un disastro, anzi. È Paradiso al 100%, con quel mood da cartolina emotiva che ti fa alzare gli occhi al cielo e subito dopo… te la ritrovi addosso. Non spacca, non sorprende, non fa il numero da circo, però regge e ha una sua dimensione pop.

J-Ax – “Italia starter pack”: voto 6-

Aggiornamento dal pianeta Terra: sì, siamo davvero a Sanremo, non in un esperimento multiversale. J-Ax arriva con violino e banjo messi lì come i cavoli a merenda: scelta che fa “guardatemi” più che “ascoltatemi” e infatti l’effetto è un po’ da collage. Il pezzo è divertente, irriverente… però poi ti chiedi: quanta canzone c’è? Tanti, troppi “mah”

Lda & Aka7even – “Poesie clandestine”: voto 6,5

Prontissima per l’estate, con l’aria da hit che non pretende di cambiare il mondo ma almeno ti fa muovere la testa. Loro due si divertono, non si prendono sul serio e si vede: ballano, fanno ballare, tengono su l’umore senza troppe spiegazioni. E in mezzo a serate dove tutti vogliono “dire qualcosa”, ogni tanto serve anche qualcuno che ti ricordi che una canzone può essere semplicemente un buon pretesto per stare leggeri.

Serena Brancale – “Qui con me”: voto 8

Che vuoi dire, se non che questa canzone all’ultimo giorno arriva ancora più grossa, più centrata. Lei è dentro dal primo secondo del Festival, ma qui sembra anche divertirsi di più: meno trattenuta, più libera. E quando un brano invece di consumarsi cresce, vuol dire che sotto c’è sostanza vera. Poi va beh, c’è chi fa il fenomeno

Patty Pravo – “Opera”: voto 5.5

Sì, la canzone è cucita addosso, come dicevamo: il vestito è il suo, la firma pure. Ma stasera si sente che il Festival le ha presentato il conto: voce meno presente, energie in riserva, e quell’aura da “icona” qui non basta a far dimenticare la fatica. Risultato: più sopravvivenza che incanto, e “Opera” resta lì, elegante ma spenta.

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”: voto 8.5

Nuova esibizione, nuova standing ovation: a questo punto è quasi un rituale e lui lo guida come uno che sa esattamente dove mettere le mani e quando far partire il boato. Al di là di come finirà in classifica, una cosa è già scritta: questo Festival lo ha riconsegnato a più generazioni, non per nostalgia ma per presenza scenica e mestiere. E quando un artista riesce a mettere d’accordo platea, galleria e divano di casa, vuol dire che la canzone ha fatto centro.

Elettra Lamborghini – “Voilà”: voto 5,5

Ok le piume, ok la simpatia, ok la presenza scenica: su quello, zero contestazioni. Il punto è che poi, quando resta solo la canzone, non ti prende mai: il piatto principale non persuade.

Ermal Meta – “Stella stellina”: voto 7

Lui ormai è una garanzia: canzone impegnata, scritta con quel suo modo di mettere ordine nel caos senza fare prediche. L’arrangiamento è davvero centrato, costruito bene e mai invadente, ti accompagna in quelle terre e ti porta dove vuole la storia. Non sarà il pezzo più “wow” del Festival, ma è uno di quelli che restano in piedi anche quando spogli tutto il resto e lasci solo musica e senso.

Ditonellapiaga – “Che fastidio!”: voto 8

Questo è il tormentone vero: il più martellante del Festival, quello che ti entra in testa a tradimento e poi non paga l’affitto, si piazza e resta. Ritmo, look, attitudine: tutto calibrato per farti dire “ok basta” e subito dopo rimetterlo. E comunque vada in classifica, una cosa è chiara: anche lei ha fatto centro

Nayt – “Prima che”: voto 7-

Se c’erano dubbi, li ha già chiusi martedì: entrare nella top 5 di serata non è un incidente, è un segnale che il brano arriva. Non fa il fenomeno, non cerca la frase virale, ma funziona proprio per quello: sembra una cosa detta davvero, non recitata.

Arisa – “Magica favola”: voto 7,5

Sembra una canzone da fiaba, sì, ma sotto le luci glitterate ci trovi tanta vita vera, di quella che graffia anche quando la racconti con delicatezza. Arisa la canta divinamente, come sempre: controllo, intensità, e quella capacità rara di rendere “grande” anche una mezza frase. Il brano però non è a lettura immediata: non ti prende per mano, ti chiede attenzione. Ma se gliela dai, ti ripaga.

Sayf – “Tu mi piaci tanto”: voto 6,5

Lui sul palco è a suo agio come un veterano: presenza tranquilla, zero ansia da prestazione, e la canzone fa il suo dovere senza incepparsi. Funziona, scorre, ok. Però la scelta di riportare la madre sul palco è un dettaglio che rischia di spaccare il pubblico: per alcuni sarà un momento tenero, per altri suonerà un filo “furbetto”, da manuale del Festival. In ogni caso, lui regge la scena: il resto è percezione.

Levante – “Sei tu”: voto 8,5

Anche al primo ascolto era evidente: questa è una delle canzoni più belle del Festival. E nella serata finale Levante la canta con ancora più fuoco e controllo, come se avesse finalmente tolto l’ultimo freno a mano: interpretazione piena, voce più sicura, intenzioni chiarissime. È uno di quei brani che non hanno bisogno di effetti speciali perché l’effetto speciale è la scrittura e lei ci entra dentro senza fare la diva, ma facendo la cosa più difficile: essere credibile fino in fondo.

Fedez & Masini – “Male necessario”: voto 7-

Si parlava di alchimia, e qui finalmente si rivede: l’incastro tra i due torna a funzionare, senza attriti e senza quella sensazione di “operazione” a tavolino. “Male necessario” gira, scorre bene, fa il suo lavoro e non inciampa, che non è poco. Non è il brano che ti tatuerei in fronte per memoria collettiva, però è solido: più efficace che indimenticabile.

Samura Jay – “Ossessione”: voto 7-

Altra ventata d’estate nel bel mezzo della finale: entra, parte il beat. “Ossessione” è quel tipo di pezzo che punta dritto al corpo, al ritmo, alla leggerezza. E ci riesce

Michele Bravi – “Prima o poi”: voto 7,5

È uno dei brani che è cresciuto di più dal primo giorno: partiva in punta di piedi e, ascolto dopo ascolto, ha preso spazio senza alzare la voce. Il merito è anche del testo, tra i più belli di questo Festival: immagini nitide, fragilità raccontata senza ricatti emotivi, e quella scrittura che ti lascia una frase addosso. Bravi lo porta con misura, e proprio per questo colpisce.

Fulminacci – “Stupida sfortuna”: voto 7-

Fulminacci fa Fulminacci: non è il pezzo che ti esplode in faccia al primo ascolto, ma ti prende per accumulo: ritornello che si appiccica, malinconia con passo leggero e quell’ironia da “ma pensa un po’” che salva tutto dal melodramma. Insomma: la sfortuna sarà pure stupida, ma lui no.

Luchè – “Labirinto”: voto 4

Il giudizio non cambia: resta una canzone potenzialmente interessante e, a tratti, anche riuscita. Però poi si perde proprio come promette il titolo: non trova un centro, non chiude il cerchio e la resa è totalmente da dimenticare così come la performance vocale

Tredici Pietro – “Uomo che cade”:

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”:

Dargen D’Amico – “AI AI”:



Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”:

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”:

Eddie Brock – “Avvoltoi”:




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