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Sanremo 2026, le pagelle della serata cover: Lamborghini 5 (8 al delirio), Levante e Gaia 7, Bambole 7 1/2

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Dopo le prime tre serate dedicate agli inediti dei concorrenti, al festival di Sanremo arriva il momento delle cover

Sanremo 2026

Sanremo 2026, le pagelle della serata cover: Lamborghini 5 (8 al delirio), Levante e Gaia 7, Bambole 7 1/2

Dopo le prime tre serate dedicate agli inediti dei concorrenti, al festival di Sanremo arriva il momento delle cover

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Sanremo 2026, le pagelle della serata cover: Lamborghini 5 (8 al delirio), Levante e Gaia 7, Bambole 7 1/2

Dopo le prime tre serate dedicate agli inediti dei concorrenti, al festival di Sanremo arriva il momento delle cover

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Dopo le prime tre serate dedicate agli inediti dei concorrenti, al festival di Sanremo arriva il momento delle cover. La quarta serata, quella di oggi venerdì 27 febbraio, è dedicata ai duetti: i 30 Big, insieme a ospiti speciali dello spettacolo e della scena musicale, reinterpretano grandi successi del passato, dalle hit italiane ai classici stranieri.

I nostri voti

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup – “Aserejé”: voto 5, alla perfomance. 8 al delirio

In tre minuti trasforma l’Ariston in un villaggio turistico con animazione inclusa e teletrasporto diretto nei primi Duemila. Lei si impunta sul ritornello, cannando pure mezzo balletto… e allora? È proprio lì il bello: caciara felice, caos organizzato, tutti a cantare male ma insieme. E va benissimo così.

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”: voto 6

Bene, ma non benissimo. Il pezzo è intenso e la stima di Eddie per Fabrizio si sente: c’è amicizia, c’è energia, c’è quel mood romano che tiene insieme tutto. Però le imprecisioni sono tante e alla fine più che un momento “wow” resta una prova sincera, ruvida, che si porta a casa senza brillare.

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”: voto 6-

Arrangiamento grande, di quelli che ti mettono subito nella scena e alzano l’asticella. Però forse non era il brano giusto per loro: l’alchimia sul palco si vede, ma nella resa resta un filo scollegata, più “bella idea” che performance che ti travolge. Insomma: curata, anche elegante, ma non scatta mai davvero.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”: voto 5 1/2

L’Ariston applaude (giustamente) la caratura: della canzone e di lei, che resta un nome che fa storia anche solo entrando in scena. Poi però arriva la performance e… vabbè: più omaggio che numero riuscito, più intenzione che risultato. Si guarda con affetto e rispetto, ma musicalmente resta là

Levante con Gaia – “I maschi”: voto 7

Energia, grinta e sensualità: due presenze che sul palco funzionano e si vede che si divertono davvero. L’intesa c’è, anche se l’alchimia non è immediata e arriva al massimo proprio nel finale, quando finalmente si incastrano e si lasciano andare. Risultato: bella vibe, buona resa, ma non un momento che spacca tutto. E la Rai le censura pure…

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”: voto 6

La domanda vera è: perché non chiamare un cantante vero? Santamaria è un bravo attore, e si sente che sta “interpretando” anche il canto: legittimo, ma è un altro mestiere. Ne esce un duetto su due piani diversi (lei precisione e controllo, lui presenza e intenzione) che ogni tanto si incontrano e lì funziona, poi però si riallontanano. Peccato, perché l’idea aveva fascino e il brano regge anche solo in virtù della sua forza.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – Occhi di gatto: voto 7 1/2

Una settimana a sentirsi dire “eh ma dov’è il rock?”, “eh ma che band siete?” e poi eccolo lì: il rock l’hanno tirato fuori proprio con Cristina D’Avena su una sigla dei cartoni animati. È la risposta più efficace possibile: intelligente, spavalda e soprattutto suonata davvero, con quell’ironia da schiaffo che zittisce chi pontifica. E poi il paradosso perfetto: metti in mezzo i Led Zeppelin con l’orchestra dell’Ariston e ti ritrovi rock a fiumi, a fiumiiii. A quel punto, davvero: tutti zitti (e buoni).

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”: sv

Non ho capito cosa ho appena ascoltato e visto e infatti qui il voto non riesce nemmeno a partire. Il messaggio è bellissimo, ma continua a sfuggirmi la connessione con “Su di noi”: sembra più un’operazione concettuale appoggiata su un classico che un duetto nato davvero da quel brano.
Nel mezzo, una certezza: la tromba di Fabrizio Bosso è bellissima come sempre, ed è l’elemento che dà senso musicale a molti momenti. Per il resto, tanto da leggere e da rispettare, ma poco da “sentire” come performance compiuta.

Tommaso Paradiso con gli Stadio – “L’ultima luna”: voto 6,5

Bell’omaggio anche questo al grande Lucio Dalla. C’è la giusta energia e quel filo di caciaroneria quanto basta per renderla viva, con gli Stadio che portano mestiere e solidità. Però non è sempre preciso: qua e là l’esecuzione si sporca e perde fuoco e alla fine resta più atmosfera che interpretazione davvero centrata.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”: voto 8 –

Un omaggio bellissimo a un artista gigantesco. Bravi entra in punta di piedi, con la passione e l’intenzione giuste, senza invadere: si mette al servizio del brano e questo lo premia. Mannoia lo segue con naturalezza, la sintonia è evidente e cresce man mano, fino all’esplosione finale su un arrangiamento davvero sontuoso.

Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – “Vita”: voto 6,5

Il pezzo parte e già funziona: ha groove, un’idea chiara e una resa immediata, di quelle che ti agganciano senza troppe premesse. Poi entra papà Gianni Morandi a sorpresa e l’Ariston esplode: lì è “vincere facile”, chiamando l’aiuto da casa. Il problema è la tenuta: più va avanti, più la voce del giovane perde compattezza e l’esibizione si sfilaccia un po’, come se l’energia iniziale non bastasse a reggere fino in fondo. Rimane una cosa piacevole e furba, ma non completamente centrata sul piano della performance

Fulminacci con Francesca Fagnani – Parole parole:


















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