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Sanremo 2026, Nicolò Filippucci vince la categoria “Nuove Proposte”. I voti: Da Vinci e Brancale 8, Luce 4-, Leo Gasmann 5 1/2

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Terza serata di Sanremo 2026, stesso Ariston ma ancora una volta partita diversa: stasera tornano in gioco gli altri 15 Big, quelli che non si sono esibiti ieri sera

Sanremo 2026, Nicolò Filippucci vince la categoria “Nuove Proposte”. I voti: Da Vinci e Brancale 8, Luce 4-, Leo Gasmann 5 1/2

Terza serata di Sanremo 2026, stesso Ariston ma ancora una volta partita diversa: stasera tornano in gioco gli altri 15 Big, quelli che non si sono esibiti ieri sera

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Sanremo 2026, Nicolò Filippucci vince la categoria “Nuove Proposte”. I voti: Da Vinci e Brancale 8, Luce 4-, Leo Gasmann 5 1/2

Terza serata di Sanremo 2026, stesso Ariston ma ancora una volta partita diversa: stasera tornano in gioco gli altri 15 Big, quelli che non si sono esibiti ieri sera

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Terza serata, stesso Ariston ma ancora una volta partita diversa: stasera tornano in gioco gli altri 15 Big, quelli che non si sono esibiti ieri sera. Ma, soprattutto, si è entrati nel vivo con la finale delle Nuove Proposte, dove i sogni finalmente si realizzano.

Sul palco si alternano generazioni, generi e ambizioni: dai veterani che giocano “in casa” ai nomi nuovi che devono convincere in tre minuti di cronometrica esposizione, mentre le Nuove Proposte si giocano tutto in una sfida diretta dove non esistono seconde possibilità.

Vince la categoria Nuove Proposte: Nicolò Filippucci

Premio Della Critica “Mia Martini”: Angelica Bove
Premio Sala Stampa “Lucio Dalla”: Angelica Bove

I nostri voti

Nuove Proposte

Angelica Bove: Voto 7

Si riconferma centrata e ancora più a suo agio: sta dentro al brano, non ci passa sopra. La voce è delicata e puntuale, niente fronzoli né sovrastrutture: tanta sostanza. E poi c’è quell’arrangiamento che cresce piano piano, si allarga, ti prende per mano e alla fine fa decollare tutto.

Nicolò Filippucci: Voto 7 +

Era là con un brano perfetto per l’Ariston: palco grande, emozione grande e lui il trampolino l’ha preso al volo vincendo la categoria, cantando sempre bene e dimostrando di meritarselo. E poi c’è quel titolo, “Laguna”: non sappiamo ancora chi ci si perda davvero in mezzo, ma va beh non formalizziamoci.

I 15 big

Maria Antonietta e Colombre: Voto 6 1/2

Canzone divertente, sì, ma non scema: la loro alchimia si conferma e si sente che non è una “coppia da Festival”, è proprio intesa vera. Sul palco portano una ventata di allegria e simpatia che finalmente smuove l’aria, però sotto c’è anche sostanza, non solo sorrisi e ammiccamenti. Per qualcuno saranno una bella scoperta, e onestamente ci sta: arrivano leggeri, ma restano addosso

Leo Gasmann: Voto 5 1/2

Si è sciolto, si diverte, scende tra la gente e guarda in camera: presenza scenica ok. Però il pezzo resta impalpabile. E vocalmente, seppur migliorato, non ci siamo sempre: spinge, anche un po’ troppo e l’intonazione un po’ ne risente. Apprezziamo la scelta di non usare l’autotune: scelta onesta che fa sentire tutto. E infatti si sente nitidamente anche l’eccedenza.

Malika Ayane: voto 7 1/2

Cresce ad ogni ascolto: la seconda uscita all’Ariston la fa brillare ancora di più. “Animali notturni” con questo mood trova più spazio per respirare e lei ci cammina dentro con l’eleganza di chi non deve dimostrare niente. È la prova che un’artista vera può sperimentare – tra pop, disco e swing, groove e raffinatezza – restando sempre riconoscibile, sempre sé stessa

Sal Da Vinci: voto 8

L’Ariston gli tributa applausi fragorosi e una standing ovation, e lui sembra quasi non crederci: quello sguardo lì è genuino, da “ma davvero sta succedendo?”.
E se poi giri per Sanremo e ti ritrovi “Per sempre sì” che rimbalza tra strade e piazza San Siro, qualcosa vorrà pur dire: la canzone è già uscita dal teatro e si è presa la città. Divertente, trascinante, nazional-popolare nel senso migliore: ti mette di buonumore e ti fa cantare anche se fai finta di no

Tredici Pietro: voto 5/6

“Uomo che cade” è davvero tra i brani più interessanti di questo Festival: scrittura e atmosfera ci sono, e il talento è evidente. Il limite, però, è tutto nella resa vocale: arriva spesso tirato, al confine dell’intonazione, e quando il pezzo cresce l’emozione (o la tecnica) lo tradisce. È la dimostrazione che un po’ di training “da occasione” non basta: per reggere un palco come l’Ariston serve dedizione quotidiana, quella che trasforma un’idea buona in una performance che non scricchiola

Raf: voto 6+

“Ora e per sempre” è una ballata sanremese gradevole. Alla seconda uscita all’Ariston sembra andare meglio: più sciolto, più a suo agio nel vestito del brano. Però resta lì: carina, ma “niente di che”

Francesco Renga: voto 6

“Il meglio di me” è una canzone vocalmente complicata, con passaggi che non perdonano e che ti costringono a stare sempre sul filo. Rispetto alla prima serata si è sciolto: meno rigido, più dentro l’interpretazione, più tranquillo. Detto questo, non è tra le sue avventure sanremesi più incisive: il brano resta un po’ in sordina ed è tutto tranne che memorabile

Eddie Brock: voto 6–

Si vede che è ancora un filo in ansia: forse salta una parola, per un attimo sembra perderla.
 Poi però si riprende e porta “Avvoltoi” a casa con una sua personalità, ruvida ma vera, da esordiente che non vuole fare il compitino.
 Se alla terza uscita si rilassa davvero, può essere quella che lo premia fino in fondo.

Serena Brancale: voto 8

Cosa dire di “Qui con me”? È una canzone struggente, di quelle che entrano e basta. Lei ci sta dentro dal primo secondo, senza protezioni, e la performance vocale è da pelle d’oca intensa, controllata, con l’orchestra che la sostiene ma non la copre mai. È uno di quei momenti in cui Sanremo smette di essere “gara” e torna a essere racconto: emotivo, personale, vero.

Samurai Jay: voto 6 1/2

“Ossessione” è una canzone proiettatissima verso l’estate: fresca, divertente, giovane, con quell’aria da hit radiofonica fatta bene che ti entra in testa senza chiedere permesso.
A Sanremo “c’entra poco” solo per contrasto: mentre intorno spesso si resta in modalità conservativa, lui porta movimento e leggerezza e proprio per questo spicca.
In un Festival un po’ fermo, è uno dei pochi che prova a far girare la stanza.

Arisa: voto 7

Che vuoi dirle? Potrebbe cantare l’elenco del telefono e farlo sembrare cinema: la voce è sempre una garanzia, tecnica e cuore insieme. “Magica favola” lo sapevamo: non è un brano di facile arrivo, non ti prende a braccetto al primo giro. Però al secondo ascolto si lascia addomesticare, trovi le sue curve, ti entra meglio sotto pelle e capisci dove vuole andare.

Michele Bravi: voto 6,5

Riascoltandola, “Prima o poi” si rivela uno dei testi più belli di questo Festival: scrittura curata, immagini nette e quella malinconia che cresce invece di consumarsi.
Anche la canzone, al secondo giro, è salita di livello: si mette a fuoco e capisci che non era fatta per l’impatto immediato. L’interpretazione può dividere: la voce a tratti si rompe, si incrina è non sempre “pulita”, ma proprio lì sta la sua cifra. E comunque, al netto di tutto, la canzone qua c’è eccome

Luchè: voto 4

Niente, un vero peccato: “Labirinto” sulla carta resta una canzone valida, con un’idea e un’atmosfera che potevano funzionare. Ma sul palco non canta, letteralmente. Purtroppo.



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