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Sanremo: bene le polemiche, ma a fare il Festival sono le canzoni

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Manca una settimana al via della 76esima edizione del Festival di Sanremo, la seconda consecutiva (quinta in totale) targata Carlo Conti

Sanremo: bene le polemiche, ma a fare il Festival sono le canzoni

Manca una settimana al via della 76esima edizione del Festival di Sanremo, la seconda consecutiva (quinta in totale) targata Carlo Conti

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Sanremo: bene le polemiche, ma a fare il Festival sono le canzoni

Manca una settimana al via della 76esima edizione del Festival di Sanremo, la seconda consecutiva (quinta in totale) targata Carlo Conti

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Manca una settimana al via della 76esima edizione del Festival di Sanremo, la seconda consecutiva (quinta in totale) targata Carlo Conti. Passato il primo giro di polemiche ‘pucciane’ in salsa politica, sarebbe il momento di leggere i termometri giusti: se si è parlato più della presenza (poi sfumata) del comico milanese Pucci che delle canzoni, un paio di domande è lecito farsele.

Sul cast dei 30 big si sono già spesi fiumi d’inchiostro: mancano grandi nomi, molti altri sono considerati di nicchia, tanti restano poco conosciuti al pubblico generalista. Termometri importanti, perché misurano l’interesse di partenza per un Festival: fotografie utili a capire quanta curiosità c’è prima ancora che parta la sigla. Ma finché le persone non ascoltano davvero le canzoni, tutto resta un esercizio teorico: Sanremo lo decide l’Ariston, non la conferenza stampa. A fare volume – in positivo o in negativo – di solito intervengono anche le scelte di co-conduttori e ospiti. Quest’anno, però, il fuoco sembra tiepido. 

Laura Pausini è al centro da tempo di diverse tempeste social: le polemiche su Grignani, le discussioni sulla cover di “Due vite” di Marco Mengoni, le critiche per la sua versione dell’Inno di Mameli ai Giochi di Milano Cortina. Arriverà sul palco con una pressione enorme e, paradossalmente, con un nome che oggi divide più di quanto ci si sarebbe potuti aspettare per una fuoriclasse, senza se e senza ma, del suo calibro. Lo stesso discorso vale per Tiziano Ferro, già ospite fisso in tutte le serate del Festival 2020 di Amadeus: il suo ritorno non ha l’effetto ‘evento irripetibile’ , ma quello di un seppur dolce déjà vu. E Bocelli, che pure è un gigante, paga il fatto di essere l’ospite perfetto quando non sai più chi altro chiamare: rassicurante, prestigioso, ma lontanissimo dall’idea di sorpresa.

Sul fronte dei co-conduttori, la situazione non cambia radical-mente. Achille Lauro è una scelta che divide: per alcuni funziona quando spiazza, per altri è ormai troppo ‘uno di casa’, grazie al percorso a X Factor che ne ha cementato la figura televisiva. Irina Shayk è indiscutibilmente una star internazionale, ma dovrà guadagnarsi quel palco: non basta essere una top per reggere il peso rituale che Sanremo chiede a chi affianca il conduttore. Can Yaman è per ora più un nome in scaletta che un reale oggetto del desiderio del pubblico. Anche Max Pezzali si colloca su una linea tiepida: amatissimo, trasversale, ma talmente presente nell’immaginario collettivo da non spostare più davvero l’ago dell’attesa.

E se Conti avesse un nome internazionale nella manica? Vedremo, ma alla fine tutto questo è puro contorno. Co-conduttori, ospiti, polemiche e nostalgie servono a fare rumore prima del 24 febbraio, ma l’unica cosa che può accendere davvero un Festival sono le canzoni: i ritornelli che diventano tormentone, i pezzi che funzionano in radio, i numeri dello streaming e delle vendite nelle settimane successive. E lì che si misura la salute di Sanremo, anche quando l’attesa sembra fiacca.

Negli ultimi anni, altro che “bastano tre brani forti…”: i numeri raccontati dal nuovo Report Fimi (l’industria musicale italiana) sull’impatto del Festival dicono che la musica è sempre più al centro della kermesse e che la kermesse è sempre più centrale per l’ecosistema discografico. Sanremo è un gigantesco catalizzatore: nella settimana successiva al Festival si registra uno dei picchi annuali di ascolto, con una crescita a tre cifre rispetto a pochi anni fa. In un mercato che sfiora i 100 miliardi di stream l’anno, i brani dell’Ariston pesano per quasi il 2% sul totale e circa due terzi di loro riescono a entrare nella Top 100 dei singoli. Non solo: restano in classifica per mesi, con una permanenza media superiore alle 18 settimane e decine di dischi d’oro e di platino messi in fila nell’ultimo decennio.

Al netto delle discussioni sul parterre, il punto è dunque proprio questo: il contorno può essere più o meno caldo, ma la macchina regge solo se le canzoni continuano a vivere fuori dal teatro, dentro gli stream, nelle classifiche e nelle programmazioni.

di Federico Arduini

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