Sanremo: lunga, lunghissima serata più ordinata che bella
L’esordio della 76esima edizione del Festival di Sanremo è stato esattamente quello che ci aspettavamo: una lunghissima, per certi aspetti sfinente teoria di cantanti e canzoni, in buona misura ampiamente dimenticabili e senza un guizzo degno di nota
Sanremo: lunga, lunghissima serata più ordinata che bella
L’esordio della 76esima edizione del Festival di Sanremo è stato esattamente quello che ci aspettavamo: una lunghissima, per certi aspetti sfinente teoria di cantanti e canzoni, in buona misura ampiamente dimenticabili e senza un guizzo degno di nota
Sanremo: lunga, lunghissima serata più ordinata che bella
L’esordio della 76esima edizione del Festival di Sanremo è stato esattamente quello che ci aspettavamo: una lunghissima, per certi aspetti sfinente teoria di cantanti e canzoni, in buona misura ampiamente dimenticabili e senza un guizzo degno di nota
La mattina successiva la prima serata del Festival di Sanremo è l’unica in cui siamo liberi di commentare, criticare, senza dover considerare il potentissimo filtro degli indici d’ascolto.
Ah, la classifica dei primi 5 in ordine sparso (perché, si offendono?): Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Masini.
Sapremo fra qualche ora, dunque, ma per il momento l’esordio della 76º edizione del Festival di Sanremo è stato esattamente quello che ci aspettavamo: una lunghissima, per certi aspetti sfinente teoria di cantanti e canzoni, in buona misura ampiamente dimenticabili e senza un guizzo degno di nota.
Non che non ci siano stati brani piacevoli a un primo ascolto come Dargen, Levante o Fulminacci, alcune interpretazioni di rilievo come Serena Brancale, Malika ed Ermal Meta che ha il pregio di aver portato una spruzzata di attualità dolorosa con i bimbi di Gaza, buoni momenti musicali, ma fatichiamo a capire perché 30 brani. Troppi, decisamente troppi.
Sanremo: less is more, dicono gli anglosassoni
Less is more, dicono gli anglosassoni e la serata sanremese ha confermato in pieno l’antico adagio, dopo essere arrivati a fatica in fondo alle varie Lamborghini.
Laura Pausini naturale e simpatica come sempre (compresa una gaffe sembrata aria fresca), ma vista tante, tante volte su quel palco. Ok essere di casa, ma…
Così come Tiziano Ferro si inserisce nel filone eterni ritorni.
Conti ha fatto Conti, ha messo su il Festival democristiano che ha orgogliosamente rivendicato. Preciso, ritmato, ordinato, senza picchi. Soprattutto senza rischi, almeno per ora.
Premio inutilità a Can Yaman, oliato come un lottatore nella gabbia. Mah. 50 anni dopo, Sandokan resta Kabir Bedi per distacco.
L’anno scorso, infine, il jingle firmato Gabry Ponte aveva spaccato di brutto, quello di quest’anno sembra un’imitazione al risparmio.
di Fulvio Giuliani
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