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Sesso e accuse come clave 

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Dopo Johnny Depp, Kevin Spacey, Woody Allen e Gérard Depardie, ora anche Neil Gaiman è stato colpito dall’inarrestabile onda del moralismo. L’uomo è stato accusato di molestie sessuali

Neil Gaiman

Sesso e accuse come clave 

Dopo Johnny Depp, Kevin Spacey, Woody Allen e Gérard Depardie, ora anche Neil Gaiman è stato colpito dall’inarrestabile onda del moralismo. L’uomo è stato accusato di molestie sessuali

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Sesso e accuse come clave 

Dopo Johnny Depp, Kevin Spacey, Woody Allen e Gérard Depardie, ora anche Neil Gaiman è stato colpito dall’inarrestabile onda del moralismo. L’uomo è stato accusato di molestie sessuali

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Da anni ormai stiamo assistendo a una caccia alle streghe alimentata da un moralismo implacabile. L’ultimo a cadere sotto questa spietata lente è stato Neil Gaiman, autore amato da milioni di lettori per opere come “Coraline” e “The Sandman”. Accusato di molestie sessuali, è stato subito messo all’indice, con vari progetti legati ai suoi lavori cancellati o sospesi. Ma il caso di Gaiman fa parte di una lunga lista di nomi inceneriti al solo sentore di un’accusa. Personaggi come Johnny Depp, Kevin Spacey, Woody Allen e Gérard Depardieu sono stati falciati prima ancora di una condanna che, nella maggior parte dei casi, non è mai arrivata. Ciò non ha impedito all’ondata di moralismo di demolirli. Oggi basta un’accusa che rimbalza sui social e l’opinione pubblica, alimentata da media a caccia di scoop, si trasforma nel giudice e nella giuria. Il problema non è soltanto la velocità con cui questi personaggi vengono condannati mediaticamente, ma anche la mancanza di proporzionalità tra accusa e reazione. Da legittime vittorie per la giustizia, si è passati a un tribunale popolare dove la presunzione di innocenza è stata rimossa.

Prendiamo il caso di Johnny Depp. Un’accusa di violenza domestica da parte dell’ex moglie Amber Heard ha scatenato un processo mediatico che ha devastato la sua carriera. Nonostante un verdetto legale a suo favore, Depp rimane ancora sotto il peso del sospetto. Come se il semplice fatto di essere stato accusato sia sufficiente a marchiarlo per sempre. L’accusa è una sentenza. Il sistema, nato per dare voce alle vittime, si è trasformato in una macchina di persecuzione. Non esistono più sfumature, solo bianco o nero. Eppure la realtà è fatta di grigi. Grigi che vengono ora cancellati in nome di un moralismo intransigente, pronto a demolire chiunque si trovi sotto i riflettori. Kevin Spacey ne è un altro esempio. Accusato di molestie sessuali, è stato immediatamente allontanato da tutti i progetti a cui stava lavorando. La sua carriera è stata distrutta da un’accusa che non ha mai portato a una condanna. Anche Gérard Depardieu è finito vittima di questo meccanismo spietato: i suoi film cancellati, la sua carriera ridotta a brandelli. Ed è così che si arriva a Neil Gaiman. Lo scrittore, pur negando ogni accusa, ha visto tre adattamenti delle sue opere – “Dead Boy Detectives”, “Good Omens” e “Il Figlio del Cimitero” – sospesi o eliminati all’istante. Non importa che Gaiman abbia negato ogni accusa: nel clima odierno, basta l’ipotesi di una macchia per cancellare l’arte. Non si tratta più di cercare la verità, ma di una moderna purga contro chiunque rappresenti un simbolo del potere e del successo. Essere una celebrità maschile sembra oggi di per sé sinonimo di colpevolezza, mentre l’idea di giustizia si è fusa con quella di vendetta, come a simboleggiare che non conta quello che si è fatto, ma ciò che si rappresenta: celebrità colpevoli per essere famose, uomini stupratori in quanto tali, bianchi macchiati dal peccato originale di essere tali. L’individualità e l’imperfezione, che una volta erano il terreno dell’arte e della creatività, oggi sono bersagli di un moralismo che fa tabula rasa di tutto ciò che si oppone alla sua idea di politicamente corretto. Ma l’arte nasce dal caos, dal buio e dalla complessità dell’essere umano.

Di Alessandra Libutti

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