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title: "&#8220;Spellbound&#8221; e i divorzi &#8220;di cartone&#8221;, genitori contro il nuovo film Netflix"
description: Il caso di “Spellbound”, il nuovo film d’animazione prodotto da Netflix, che ha suscitato critiche perché «normalizza il divorzio»
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date: 2024-12-04
author: Maruska Albertazzi
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/spellbound-e-i-divorzi-di-cartone-genitori-contro-il-nuovo-film-netlix/
categories: [Spettacoli]
tags: [genitori, netflix]
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# &#8220;Spellbound&#8221; e i divorzi &#8220;di cartone&#8221;, genitori contro il nuovo film Netflix

![Spellbound](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Evidenza-sito-1801-1024x639.jpg)

Il caso di “Spellbound”, il nuovo film d’animazione prodotto da Netflix, che ha suscitato le critiche di molti genitori perché «normalizza il divorzio»

**Erano gli anni Ottanta e Novanta quando i cartoni animati destinati ai più piccoli**, per lo più di provenienza nipponica, **mostravano una realtà fatta di orfanelle (“Candy Candy”), incesti (“Georgie”), padri alcolizzati (“Kiss me Licia”), persone *transgender* (“Lady Oscar”) e ninfette *sexy* pronte a sedurre (“Lamù”). **Gli allora genitori lasciavano che le giovani menti dei pargoli si nutrissero di quelle immagini e di quelle storie, senza porsi il minimo problema rispetto ai messaggi più o meno disfunzionali che contenevano. **D’altronde, loro erano cresciuti con fiabe in cui c’erano genitori che abbandonavano i figli nel bosco**, signore anziane che avvelenavano fanciulle perché gelose della loro giovinezza o che imprigionavano bambini per poi mangiarseli.

Sono passati gli anni e la genitorialità ha gradualmente smesso di essere un dato di fatto, **trasformandosi in una *performance* scandita dal giudizio sociale e messa costantemente sotto una terrificante lente d’ingrandimento.** Un cambiamento lento ma costante, che ha portato al proliferare di libri di pedagogia indirizzati a madri e padri e a una sconcertante consapevolezza: come fai, sbagli. Questo clima di paura e incertezza rispetto a come si fa i genitori si è riversato su ogni aspetto della vita quotidiana, inclusi i cartoni animati da far vedere ai figli.** È il caso di “Spellbound”, il nuovo film d’animazione prodotto da Netflix, che ha suscitato le critiche di molti genitori perché «normalizza il divorzio».**

Brevemente, **“Spellbound” è la storia di una principessa adolescente** che deve salvare i suoi genitori da un incantesimo che li ha trasformati in mostri. Dopo varie peripezie riuscirà nell’intento, ma scoprirà anche che la sua famiglia non potrà mai più tornare come prima. **In pratica, vissero felici e contenti ma solo da divorziati.** La cosa di per sé pare una bazzecola, rispetto alle vicissitudini dei personaggi dei cartoni di un tempo. **E fa effetto che a criticare il film siano proprio alcuni dei bambini che quei cartoni li vedevano, oggi genitori.**

**Va però considerato che c’è una bella differenza tra gli intenti narrativi di ieri e quelli pedagogici di oggi.** Dietro alle vicissitudini di Candy o Lady Oscar **non c’era infatti alcun pensiero che non fosse quello di rendere la storia la più avvincente possibile**, mentre oggi è impensabile produrre un film per bambini** che non sia stato scritto con un *team* di psicologi **col solo scopo di affrontare un tema di attualità in modo clinicamente ineccepibile. E se questo sembra essere in linea con la tendenza a voler proteggere i più piccoli da contenuti non adatti, fornendo al tempo stesso uno strumento pedagogico, dall’altro appesantisce inevitabilmente il film, **privandolo di quella dimensione leggera e fantastica che caratterizzava le storie di ieri.**

Insomma, se prima i genitori chiedevano a gran voce cartoni ‘educativi’, in grado di fornire loro un alibi per lasciare i figli un paio d’ore davanti allo schermo,** adesso certe mamme e certi papà sembrano quasi infastiditi all’idea che sia lo schermo a fornire ai bambini una certa prospettiva sul mondo, giudicata troppo *politically correct* o eccessivamente sbilanciata su temi socialmente sensibili**. Di fatto uscire dall’*impasse* non è semplice, così come non è semplice intercettare le esigenze di un pubblico sempre più difficile e contraddittorio, che non vede l’ora di scaricare il famoso “come fai, sbagli” su chiunque, **comprese le case di produzione cinematografica.**

di* Maruska Albertazzi *
