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“Stranger Things”, se una serie cambia la storia di un canzone

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Serie come “Stranger Things”, conclusasi in pompa magna giusto l’altro ieri con l’ultimo episodio, hanno dimostrato come una canzone possa rinascere a distanza di decenni

Stranger Things

“Stranger Things”, se una serie cambia la storia di un canzone

Serie come “Stranger Things”, conclusasi in pompa magna giusto l’altro ieri con l’ultimo episodio, hanno dimostrato come una canzone possa rinascere a distanza di decenni

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“Stranger Things”, se una serie cambia la storia di un canzone

Serie come “Stranger Things”, conclusasi in pompa magna giusto l’altro ieri con l’ultimo episodio, hanno dimostrato come una canzone possa rinascere a distanza di decenni

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Nel cinema la musica non è mai stata un semplice accompagnamento: è una lente emotiva che orienta lo sguardo dello spettatore, amplifica i significati delle immagini, preparando chi guarda a ciò che sta per accadere. Oggi però il suo valore culturale non si esaurisce più dentro la sala cinematografica. La riscoperta e la scoperta dei brani passano sempre meno dai canali tradizionali (come radio e televisione) e sempre di più da serie tv e social network, che funzionano come archivi emotivi condivisi, disponibili con un clic o uno swipe. Serie come “Stranger Things”, conclusasi in pompa magna giusto l’altro ieri con l’ultimo episodio, hanno dimostrato come una canzone possa rinascere a distanza di decenni: brani degli anni ’80, prima relegati dalla massa alla nostalgia, tornano in classifica perché associati a una scena potente, a un personaggio, a un momento narrativo che diventa immediatamente virale. Non ci stupiremmo, quindi, nel vedere tornare “Purple Rain” di Prince virale nei prossimi giorni…

I social amplificano questo processo, spezzando il rapporto lineare tra opera e pubblico. Sulle piattaforme una scena con una determinata canzone può vivere autonomamente, condivisa e reinterpretata, e la musica estratta diventare colonna sonora di esperienze personali. Così il ruolo storico di radio e tv come mediatori culturali appare superato: non sono più loro a decidere cosa ascoltiamo, ma le storie su schermo e le dinamiche di condivisione online, tra catene e viralità. 

di Federico Arduini

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