“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni
“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni. Nel 1973 nella Londra underground va in scena la rappresentazione teatrale del primo musical interattivo della storia
“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni
“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni. Nel 1973 nella Londra underground va in scena la rappresentazione teatrale del primo musical interattivo della storia
“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni
“The Rocky Horror Picture show” compie 50 anni. Nel 1973 nella Londra underground va in scena la rappresentazione teatrale del primo musical interattivo della storia
AUTORE: McGraffio
Vestiva come un hippy ma aveva l’animo e la vocazione punk. Amava recitare in teatro ma sotto sotto aspirava a diventare una rockstar. In verità non faceva né l’una né l’altra cosa. Indugiava, aspettava che la vita si accorgesse di lui e, nell’attesa, frequentava giorno e notte un vecchio cinema d’essai piazzato sotto casa. Due proiezioni al giorno al prezzo di un solo biglietto (double features) quasi sempre vecchissimi film di fantascienza, vampiri o mostruosità da laboratorio, dischi volanti, King Kong e Godzilla. Insomma vecchi B movies sfornati in passato a getto continuo da registi ormai di culto come Ed Wood.
Poi, la svolta. A tarda sera, chitarra in mano, le canzoni cominciano a sgorgare fluide, semplici e dirette. I testi colano dissacranti, ironici, colmi di sesso, libertà e irriverenza. Quel giovane “di belle speranze” che approccia con la chitarra ha un nome: Richard ’O Brien. L’opera che quella sera sta per nascere è il musical “The Rocky Horror Picture show” (ancora col titolo provvisorio di “They came from Denton High”) ossia il musical rock destinato a sconvolgere, entusiasmare, disturbare, liberare il mondo intero per decine di anni a seguire. Tutto in una sequenza apparentemente sconclusionata con i topoi del cinema di serie B rivisitati in chiave di liberazione sessuale, estrema (per quei tempi) e radicale. «Non sognatelo, siatelo!», l’imperativo categorico e pragmatico per uscire dalla pesante prigione della normalità. Il tutto condito da situazioni grottesche con una coppia di fidanzatini perbene finiti nelle grinfie dello “sweet transvestite” Frank-n-Further e i suoi maggiordomi Riff Raff e Magenta, la groupie Columbia e un criminologo che con le sue chiose da cronista noir ci guida passo passo nello strampalato racconto. E poi le canzoni “Time Warp”, “Over at the Frankenstein Place”, “I’m going home” per citarne alcune. La celebrazione del piacere, della fisicità, della trasgressione, del coraggio di osare.
Quest’anno sono cinquant’anni (era il 1973) dalla prima rappresentazione teatrale. Eh sì perché molti forse dimenticano che la casa naturale di questa incredibile pièce fu innanzitutto un piccolo “teatro off”’ della Londra underground (per poi approdare, visto il grande successo, al famoso King’s Road Theatre fino ai fasti di Broadway). La situazione in teatro era precaria, ancora non esistevano i microfoni ad archetto o quelli panoramici. Si andava avanti con i microfoni “a gelato” (scomodissimi per il musical). E lì accadde qualcosa di unico. Il pubblico interagiva con lo spettacolo. Si presentava alle repliche con vestiti fetish, guêpière, collant trasgressivi, corpetti e frustini, sottolineava alcuni momenti dello spettacolo con consolidati commenti e reazioni (ballare il “Time Warp”, lancio di carta igienica ed eccitati «ooohhh» in alcune scene). Nasceva così il primo musical interattivo della storia.
Alla fine al botteghino saranno 226 milioni di sterline di incasso totale. Seguirà un film di successo (diretto da Jim Sharman) e più di recente la creazione di una serie tv. Segno che quella notte del 1973 la vita si accorse finalmente di quel giovane spiantato che si gingillava con la chitarra e amava il cinema di serie B.
di McGraffio
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