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title: Un successo da far paura, parla Pier Maria Bocchi
description: Tra cinema e piattaforme streaming, il genere horror sta vivendo una nuova, brillante giovinezza. Intervista a Pier Maria Bocchi.
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date: 2025-02-19
author: Valentina Monarco
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/un-successo-da-far-paura-parla-pier-maria-bocchi/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film, spettacoli]
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# Un successo da far paura, parla Pier Maria Bocchi

![Pier Maria Bocchi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/Pier-Maria-Bocchi-1024x639.jpg)

Tra cinema e piattaforme *streaming*, il genere *horror* sta vivendo una nuova, brillante giovinezza

Uno specchio in cui cerchiamo noi stessi, le nostre paure e le angosce della società in cui viviamo. **Tra cinema e piattaforme *streaming*, il genere *horror* sta vivendo una nuova, brillante giovinezza.** Trascinato dal recente successo al botteghino dell’algido ed elegante **“Nosferatu”** (rivisto da Robert Eggers), non smette di piacere e di fare da cassa di risonanza alle nostre paure. In un’epoca di incertezza – tra conflitti militari che agitano dubbi e coscienze, crisi climatica e instabilità politica – il **successo dei film dell’orrore è probabilmente legato alla loro capacità di trasformare l’angoscia diffusa in un linguaggio simbolico**, aiutandoci a elaborare paure che altrimenti sarebbero troppo complesse da affrontare a viso aperto. **«L’*horror *in realtà non se n’era mai andato» **spiega Pier Maria Bocchi, docente di Storia e critica del cinema per OffiCine dell’Istituto Europeo di Design. «È sopravvissuto alle evoluzioni dei gusti, dei consumi e delle tecnologie, mentre altri generi non ce l’hanno fatta».

Negli anni Settanta film come “**L’alba dei morti viventi**” e **“Non aprite quella porta”** riflettevano le tensioni della guerra in Vietnam e il disincanto *post* Watergate. Più di recente, pellicole come **“Get Out*”*** e **“The Babadook” **hanno affrontato temi come il razzismo e la salute mentale. **I film *horror* sono passati dall’incarnare una sorta di metafora politica alla proposta di un’indagine più intima e sociale. **«L’*horror* ha saputo adattarsi ed evolversi. Cinquant’anni fa si caratterizzava per esempio per il classico ‘mostro’ fuori da noi, con la nascita di icone come Freddy Krueger e altre mutuate dai classici della letteratura. Oggi potremmo dire che quel mostro siamo noi: è il nostro io che si sbriciola e ci porta a cercare risposte» osserva Bocchi. «In questo senso l’*horror* aiuta a elaborare sentimenti di confusione e angoscia». E se di streghe, mostri e *zombie* si può a volte anche fare a meno, spesso sono gli spazi – bui e claustrofobici, come nei grandi classici oppure aperti e illuminati da una bianchezza innaturale, come nei più recenti “Midsommar” e “Nope” – a fare da elemento trainante per scatenare ansie e paure: «Un tempo c’erano vecchi castelli e anfratti,** oggi i racconti concepiti per provocare paura nello spettatore si svolgono in spazi giganteschi e impersonali**, altrettanto spaventosi per l’ampiezza e il loro essere anonimi. Un elemento che spiega bene come questo tipo di opere guardi alla contemporaneità».

Alla seconda giovinezza del genere sta inoltre contribuendo l’influenza crescente delle piattaforme di *streaming*:** i film sembrano adattarsi sempre più a un pubblico di *binge watcher* (gli amanti delle ‘maratone’) **con ritmi e *cliffhanger *(gli espedienti narrativi che inducono lo spettatore ad andare avanti nella visione) tipici delle serie tv, riuscendo anche in questo caso a rispondere alle nuove sfide. «Stiamo parlando di un genere eterno, capace di rinascere anche quando sembra spegnersi. Oggi, grazie allo *streaming*, l’*horror *ha saputo conquistare i gusti dei più giovani perché capace, in ogni epoca e in ogni cultura, non soltanto di intercettare istanze politiche e sociali ma anche di farle vivere in maniera sempre nuova».

Di *Valentina Monarco*
