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title: Una bomba atomica sugli Oscar 2024
description: "Si è conclusa con poche sorprese, qualche delusione e un unico vincitore: Oppenheimer. Il riassunto della lunga notte degli Oscar."
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date: 2024-03-11
modified: 2024-03-12
author: Raffaela Mercurio
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categories: [Spettacoli]
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# Una bomba atomica sugli Oscar 2024

![Oscar 2024](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Oscar-2024.png)

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2024-03-10 23:26:03

2024-03-10 22:26:03

Oppenheimer, Cillian Murphy e Christopher Nolan sbancano gli Oscar 2024 conquistando 7 statuette. Segue Povere Creature, con Emma Stone miglior attrice. Niente Oscar per Matteo Garrone e "Io capitano"

Ci siamo! Pronti alla 96ma edizione degli Oscar 2024 al Dolby Theatre di Los Angeles condotti, anche quest'anno, dal presentatore e comico Jimmy Kimmel che inizia con un monologo tagliente sullo stato del cinema a Los Angeles.

Ma si parte subito con le prime statuette. L'Oscar per la miglior attrice non protagonista va a Da'Vine Joy Randolph per la sua interpretazione in The Holdovers (Lezioni di vita)."Grazie per avermi vista perché io non mi ero mai vista", ha dichiarato.

L'Oscar per il miglior corto d'animazione va a "War is Over" inspired by John e Yoko. Il figlio, Sean Lennon Ono, fa gli auguri per la festa della mamma sul palco.

L'Oscar per il miglior film d'animazione va a "Il ragazzo e l'airone", il pluripremiato capolavoro di Hayao Miyazaki

L'Oscar per la miglior sceneggiatura originale va a "Anatomia di una caduta" di Justine Triet.

L'Oscar per la miglior sceneggiatura originale va a "American Fiction" di Cord Jefferson. "Un film da 200 milioni di dollari è un rischio. Ma io voglio correre dei rischi. Questo Oscar mi cambia la vita. Grazie per aver dato fiducia ad una persona come me che non era mai stata considerata prima", ha dichiarato.

Nel corso della lunga serata - che terminerà alle 4:30 italiane - Kimmel sarà affiancato da numerosi divi che proclameranno i vincitori delle varie categorie come Emily Blunt, Nicolas Cage, Jamie Lee Curtis, Jennifer Lawrence e tantissimi altri.

E ora il turno di Billie Eilish con la canzone candidata agli Oscar, "What Was I Made For?", accompagnata al piano da Finneas O’Connell.

L'Oscar per miglior trucco e acconciatura Oscar per miglior trucco e acconciatura va a "Povere creature"

Oscar per la miglior scenografia va a Povere Creature, che conquista la seconda statuetta (per il momento) della serata

Oscar per i migliori costumi: Povere Creature. A breve, l'attesissimo momento dell'Oscar per il miglior film internazionale in cui concorre anche "Io Capitano" di Matteo Garrone. L'Oscar per il Miglior Film Internazionale viene vinto da "La zona d'interesse" di Jonathan Glazer che ha ricordato la "deumanizzazione" del conflitto arabo-israeliano.

L'Oscar per il miglior attore non protagonista va a Robert Downey Junior per la sua interpretazione in Oppenheimer. "Vorrei ringraziare mia moglie che mi ha ritrovato come un cucciolino abbandonato e lei mi ha riportato in vita". È il primo Oscar per questa icona del cinema, in questo suo percorso fatto di alti e bassi.

Oscar per i migliori effetti speciali a "Godzilla Minus One" mentre l'Oscar per il miglior montaggio va ad Oppenheimer che sale a quota due statuette.

L'Oscar al miglior documentario va a "20 giorni a Mariupol" dell’ex giornalista dell’Associated Press e cittadino ucraino Chernov e il suo collega, il fotografo Evgeniy Maloletka. “Non avrei mai voluto questa statuetta se questo è il prezzo: la Russia che attacca il nostro territorio. Vorrei chiedere ai russi di rilasciare gli ostaggi ma anche riconoscere e ringraziare tutti i soldati e i civili. Non posso cambiare la storia, non posso cambiare il passato. Ma noi tutti possiamo fare in modo che questa storia venga raddrizzata e che la verità possa prevalere per le persone di Mariupol e per tutti gli ucraini. Perché il cinema crea i ricordi e i ricordi creano la storia. Slava Ukraïni!", ha ricordato sul palco Chernov.

L'Oscar per la miglior fotografia, contro ogni previsione, va ad Oppenheimer che va in pari merito statuette con Povere Creature.

Intanto sui social, c'è una sola star: Messi, il cane di "Anatomia di una caduta". Il border-collie che co-protagonista nel film della regista francese Justine Triet, sta seguendo la cerimonia nonostante le polemiche sulla possibilità di far sedere un cane in platea. Messi è diventato il più seguito dai social americani conquistandosi il premio (immaginario) di mascotte della 96ª edizione degli Oscar.

L'Oscar per il miglior suono va a "La zona d'interesse"

Si entra nel vivo: l'Oscar alla miglior colonna sonora originale va a Oppenheimer con Ludwig Goransson mentre l'Oscar per la miglior canzone va a Billie Eilish con What was i made for?

L'ambito Oscar per il miglior attore protagonista va a Cillian Murphy per la sua interpretazione in Oppenheimer. "Grazie, sono sopraffatto. Abbiamo fatto un film sull'uomo che ha creato la bomba atomica. Nel bene e nel male viviamo ancora nel mondo di Oppenheimer. Così vorrei dedicare questo premio a coloro che portano la pace nel mondo", ha dichiarato Murphy, emozionatissimo, sul palco.

Il regista, Christopher Nolan, riceve il premio come miglior regista. "Grazie a chi mi ha fatto leggere questo fantastico libro. Essere qui, a cento anni dall'invenzione del cinema, è un grande onore per me".

L'Oscar per la miglior attrice protagonista va a Emma Stone per Povere Creature, al suo secondo Oscar dopo La La Land. "Siamo stati più della somma delle parti, abbiamo fatto tutto insieme. Divido questo premio con ogni singola persona che ha lavorato a questo film. Grazie Yorgos per avermi dato il ruolo della vita".

Battuta sagace di Jimmy Kimmel a Donald Trump: "Grazie presidente per questi messaggi che ci invii. Ma non è finito il tempo tv in prigione?"

And the Oscar goes to....Oppenheimer! 13 nomination e 7 Oscar per la pellicola di Christopher Nolan campione d'incassi.

Oscar, Oppenheimer sbanca tutto

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la-lunga-notte-degli-oscar-2024

2024-03-11 20:15:51

2024-03-11 19:15:51

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2023-09-16 08:06:45

2023-09-16 06:06:45

“Oppenheimer“ non è un film di guerra e neppure sulla guerra, è un film sull’anima e la coscienza.

Infine sono riuscito anche io a vedere “Oppenheimer“, il film a oggi considerato strafavorito per gli Oscar. Non aggiungerò una parola a quanto già scritto autorevolmente dal punto di vista della pura critica cinematografica e letteraria. Quanto a queste ultime, vi rimandiamo al bellissimo articolo scritto per La Ragione da Hilary Tiscione relativo alla biografia da cui è tratto il film di Christopher Nolan, mentre - se gradite un consiglio - ancora una volta non abbiamo dubbi sulla critica più efficace e potente: quella firmata da Gianni Canova agevolmente reperibile online.

Quanto al nostro modestissimo giudizio, la potenza di “Oppenheimer” risiede nel non dare risposte. Nel non provarci neppure, lasciando lo spettatore a fare i conti con la forza più coriacea e disorientante che esista: quella del dubbio.

Nel caso del “padre della bomba atomica“, il dubbio si fa angoscioso conflitto morale, via via più forte e incontrollabile con l’esplodere della corsa agli armamenti e la nascita dell’”equilibrio del terrore“ che oggi possiamo a fatica comprendere. Una paura assoluta, pervasiva, senza limiti.

Il film non è didascalico, fornisce gli elementi base per capire ma solo documentandosi, leggendo, approfondendo è possibile ricostruire tanti dei passaggi che l’opera di Nolan lascia volutamente accennati, sospesi o cassati del tutto.

Perché “Oppenheimer“ non è un film di guerra e neppure sulla guerra, è un film sull’anima e la coscienza. Immensamente più complesso, affascinante e ambizioso. Perché un pezzo dell’anima dell’umanità - comunque la si pensi - se ne andò a Hiroshima e Nagasaki.

Al tempo la gran parte delle persone non aveva gli strumenti per comprendere e sarebbe profondamente ingiusto farne loro una colpa: l’argomentazione per cui i bombardamenti atomici salvarono centinaia di migliaia di vite americane - sacrificando un numero ancora non del tutto definito di vite giapponesi - conserva a tutt’oggi una forza che allora assumeva quasi il valore dell’imperativo categorico. Negarlo, pretendere da chi visse e decise allora i processi mentali e morali dei nostri tempi suona semplicemente ridicolo.

Nessuna giustificazione, solo i fatti, così come alcuni di coloro che parteciparono al progetto Manhattan nutrirono dubbi profondi e laceranti e altri non ne provarono affatto o quasi.

“Oppenheimer” non giudica, non emette sentenze storiche, viaggia sul filo della coscienza degli individui. Ciascuno per quello che poté e volle in anni segnati dagli atti più empi nella storia dell’umanità.

di Fulvio Giuliani

Il valore di “Oppenheimer”

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oppenheimer

2023-09-16 08:06:45

2023-09-16 06:06:45

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47049

2023-09-01 11:00:36

2023-09-01 09:00:36

La biografia di Robert Oppenheimer - l'uomo che diede vita alla bomba atomica - scritta da Ray Monk è diversa da quanto messo in scena nel capolavoro di Christopher Nolan al cinema

«La mia vita da bambino non mi preparò in alcun modo al fatto che esistono cose crudeli e amare». Nella prima parte della biografia di Robert Oppenheimer, scritta da Ray Monk (già autore di quella di Wittgenstein) ed edita in Italia da Bompiani, campeggia questo virgolettato dell’uomo che diede vita alla bomba atomica e che fa subito indugiare il lettore sulle opposizioni che hanno governato la vita del fisico «in grado di capire tutto». Un’infanzia agiata la sua, devota alle buone maniere. Fu il fratello Frank a dire che in famiglia c’era «un generale sospetto di corruzione del mondo esterno»; nel focolare, invece, tutto filava ordinato.

Il filosofo e scrittore britannico ha lavorato per dieci anni a questo volume – suddiviso in quattro parti – che esplora la vita di uno degli scienziati più autorevoli del XX secolo: partendo dall’infanzia in cui affiorano i contrasti in merito alla sua identità, passando per il folgorante viaggio in New Mexico; gli studi ad Harvard e a Cambridge fino alla convivenza con i migliori fisici nucleari del mondo quando era a capo del progetto Manhattan e a tutto quello che viene dopo, impossibile da sintetizzare. Si tratta di un’esperienza prolungata e massiccia che rende gloria al miracoloso connubio che da sempre lega il cinema alla letteratura. In occasione dell’uscita nelle sale del film di Christopher Nolan “Oppenheimer”, la sinergia con l’uscita del libro che lo anticipa di poco diventa infatti una preziosa opportunità di riflessione sulla «persona più influente nello sviluppo della politica atomica dell’America». Ma commetterebbe un errore chi pensasse di trovare nel lavoro di Monk qualcosa di similare a quanto messo in scena nel capolavoro di Nolan: l’approccio non può essere quello. Il regista di “Inception”, considerato una delle cento personalità più influenti del mondo, realizza una sua personale interpretazione della vita del noto fisico. Il suo punto di vista è denso, con rotazioni e piroette temporali conturbanti e a un ritmo tachicardico fatto di dialoghi risoluti che dall’inizio alla fine cadenzano un’atmosfera trepidante.

La biografia scritta da Monk sonda invece con minuzia le zone più intime dell’uomo prima ancora che del personaggio, propone un ritratto confidenziale, rivela cosa rappresentasse il genio di “Oppie” per i pochi amici, i suoi studenti e gli altri professori (di lui Augustus Klock ha detto: «Era uno studente così brillante che nessun professore sarebbe stato abbastanza bravo da impedirgli che fosse lui a istruirlo»). Quello che si legge è il meticoloso studio di una voce, dal tono fluente e concentrato, al servizio degli avvenimenti anche più reconditi. L’operazione è mastodontica e non poteva essere altrimenti la difficile missione di comporre il puzzle di una vicenda che l’ha legata per sempre a una delle menti più avvincenti e discusse nella storia dell’umanità.

 

di Hilary Tiscione

Ray Monk e la biografia di Robert Oppenheimer

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2023-09-01 08:48:02

2023-09-01 06:48:02

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2023-08-25 17:00:16

2023-08-25 15:00:16

Dopo settimane di attesa, Oppenheimer è ora nelle sale italiane. Christopher Nolan riesce a disegnare un ritratto fedele dell'umanità

Sono passate settimane in cui sembrava non si riuscisse a parlare d’altro, peraltro senza che gli italiani (esclusi i presenti alle anteprime) lo avessero ancora visto. Tanto che in molti si son chiesti come mai il film di cui tutti parlavano non fosse nel loro cinema di fiducia. Beh, non era ancora uscito, ma finalmente ci siamo: “Oppenheimer” è nelle sale italiane. Nelle tre ore di film, ad un ritmo narrativo sempre in crescendo, mentre tratteggia la vita e gli scontri interiori dell’inventore della bomba atomica, Christopher Nolan riesce a disegnare un ritratto fedele dell’umanità, con le sue ambizioni, i suoi giochi di potere e paure: la camera si sofferma sui volti, sui dialoghi e le interazioni in modo tanto dosato e strutturale da fare di un film che parla di scienza un film sulle persone.

A livello tecnico è semplicemente monumentale: dalla scelta d’alternanza di colore e bianco e nero – che richiama alcuni dei primi film di Nolan – a sottolineare il diverso punto di vista e la distanza d’idee rispetto al protagonista, fino al sonoro che è parte integrante del racconto a tal punto da dettare in più occasioni il cambiamento di stato d’animo nello spettatore ancor prima che su schermo accada qualcosa. E ce ne saranno di pugni allo stomaco, ve lo assicuriamo. Nel cast – ancora una volta azzeccato da Nolan – oltre al protagonista Cillian Murphy, spicca Robert Downey Jr. che riesce definitivamente a scrollarsi di dosso l’ingombrante armatura di Ironman.

 

di Federico Arduini

Oppenheimer: ambizioni, paure e potentati

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2023-08-25 12:26:44

2023-08-25 10:26:44

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