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Vangelis

Musica in lutto. È morto all’età di 79 anni Vangelis Papathanassiou, semplicemente conosciuto come Vangelis. Il compositore greco, autore delle colonne sonore di “Blade Runner” e “Momenti di gloria”.

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Ci sono immagini nella storia del cinema che hanno segnato epoche, impresse a fuoco nella mente di tutti gli amanti della settima arte. La capacità di catturare il momento, di immortalare un’emozione. Quante volte vi sarà capitato di ripensare a cosa abbia concorso a creare quella magia, additando di volta in volta elementi diversi: dal paesaggio, al dialogo, fino alla sceneggiatura. Ma immaginate ora una di quelle scene senza la musica ad abbracciarla. Cosa resterebbe di quell’emozione? Spesso poco.

Da quando nel 1926 la musica, il suono, iniziò ad accompagnare le immagini si creò un connubio indissolubile capace di generare veri e propri stravolgimenti emotivi. Impossibile immaginare la leggendaria scena del triello de “Il buono, il brutto, il cattivo” di Leone senza la magnificenza de “L’estasi dell’oro” del maestro Morricone oppure le distese verticali cyber punk della piovosa Los Angeles di “Blade Runner” senza il capolavoro di Vangelis.

Evángelos Odysséas Papathanassíou, conosciuto semplicemente proprio come Vangelis, è morto martedì scorso in un ospedale francese, strappato alla vita dalle conseguenze del Covid. Fu il 1982 a donargli fama e notorietà, l’anno dell’Oscar per “Momenti di Gloria”, l’anno di “Blade Runner”. La musica psichedelica prima, la discoteca in generale poi, con le produzioni di Giorgio Moroder in particolare, avevano integrato da tempo i sintetizzatori nella tavolozza di colori di Hollywood, ma in pochi seppero farne un uso sapiente e innovativo come Vangelis.

Il lavoro sulla colonna sonora del film di Ridley Scott iniziò nel dicembre del 1981, quando Vangelis iniziò a ricevere i filmati su nastri Vhs direttamente dalla sala di montaggio, scena per scena. Scrisse fin da subito suonando in presa diretta nel suo studio, direttamente sulle immagini che a mano a mano riceveva, creando una sinergia unica. Dai dodici sintetizzatori che c’erano in quella stanza seppe dipingere un quadro sonoro senza uguali che procede pari passo con la narrazione messa in scena da Scott. Non era un’impresa facile. Ma se la storia di Deckard e Rechael nonché il dolore esistenziale di Roy Batty hanno una profondità tale da emozionare ancora oggi milioni di spettatori, parte del merito è certamente dovuto alle musiche, alla capacità che Vangelis ebbe di dar voce agli sguardi, ai momenti di sospensione o anche solo ai tragitti sulle macchine in volo.

La trama sonora che emerge dal racconto non è solo collegata a esso per via di un’estetica coerente o per il modo in cui la musica risponde a ciò che avviene su schermo, ma è proprio la componente emotiva a essere condivisa. E se le parole non dovessero esser sufficienti, per capire basterà ascoltare il sax struggente e sensuale che si muove sul tappeto di synth della “Love Theme”.

Di Federico Arduini

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