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title: Waters in guerra contro le guerre
description: La poetica di Roger Waters, sia nei dischi con i Pink Floyd che in quelli solisti, ruota spesso intorno alla follia della guerra.
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date: 2022-03-16
author: McGraffio
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/waters-in-guerra-contro-le-guerre/
categories: [Spettacoli]
tags: [guerra, musica]
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# Waters in guerra contro le guerre

![Roger Waters guerra](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Roger-Waters-guerra.jpg)

La poetica di Roger Waters, sia nei dischi con i Pink Floyd che in quelli solisti, ruota spesso intorno alla follia della guerra.

Ci siamo sempre illusi che la **guerra** fosse un fatto tragico e drammatico ma che la **sua energia distruttiva** potesse essere **perimetrata da leggi e convenzioni internazionali**. Qualcuno, in passato, aveva persino pensato che l’**Onu** fosse l'**incarnazione della** “**Pace perpetua**” immaginata da **Kant** con la confederazione di **Stati forti** a **garantire i necessari equilibri pacificatori**.

**La dottrina** aveva poi distinto tra **forza** e **violenza**, vedendo **nella prima** la giustificata e regolata spinta militare dirimente e **nella seconda** una ingiustificata e sregolata sopraffazione. E, in tal senso, la dottrina aveva **idealizzato Stati forti** ma non violenti. Abbiamo poi visto che esistono **bombe intelligenti** e che, come tutte le cose intelligenti, hanno una loro forte emotività e spesso finiscono per sbagliare e colpire obiettivi come asili e bambini inermi.

«Se fossi un drone... mentre sorveglio i cieli stranieri con i miei occhi elettronici come guida e tutti gli ingredienti per azioni a sorpresa... avrei paura di trovare qualcuno a casa magari una donna ai fornelli che cuoce il pane, che prepara il riso o che ha messo a bollire qualche misero osso... se fossi un drone».

Sono **parole** di **Roger Waters** tratte da “**Deja Vu**”, una sua **canzone** del **2017**. **L’orrore della guerra**, il gelo bellico che non guarda in faccia le sue vittime è crudamente sintetizzato in questo verso. Il pregio del **gesto artistico** sta nella sua capacità di sintesi. La poetica di Roger Waters, sia nei dischi con i **Pink Floyd** che in quelli solisti, ruota spesso intorno alla follia della guerra.

**La ragione di questa vocazione è questa**: **Waters** perse suo padre, **Eric Fletcher**, nella **Seconda guerra mondiale** durante lo **sbarco ad Anzio** nel **1944**. **Una perdita incolmabile** che alimentò rabbia, nevrosi, paura e dolore in un ragazzo che non ebbe possibilità di incrociare più lo sguardo del proprio genitore (Waters nel **1944** aveva solo **un anno**). Un trentennio prima suo **nonno** era **morto nel fango** delle **trincee** della **Grande guerra**.

Ovvio che **all’artista inglese sfuggisse il senso di ogni iniziativa bellica**, grande o piccola che fosse, e non potesse fare a meno di bollarla come folle, infame e ingiusta. E così quando, nel **1982**, l’**Argentina** di **Galtieri** partì con l’**operazione** “**Rosario**” volta a **occupare** le **isole Malvinas** (**Falkland**) – una pietrosa microfetta di territorio animata da tremila abitanti e cinquemila pecore, vecchio rimasuglio di protettorato inglese – e quando la **Thatcher** visse questa ‘**invasione**’ come un eccezionale assist per entrare in guerra e riguadagnare consensi persi da una durissima politica di tagli e tasse, Waters **ripiombò nel vecchio incubo**. **Nel conflitto morirono** 649 argentini (15 civili) e 258 inglesi (9 civili). Tanti orfani, tanto dolore per una guerra piccola piccola.

**L’album di commiato dei Pink Floyd** (“**The Final Cut**”, **1983**) fu **ispirato proprio da questo evento**. Per Waters la **guerra** è, innanzitutto, un prodotto del **narcisismo** dei **capi di governo** per i quali auspica la costruzione di una grande casa «per re e tiranni» in cui fargli sfogare lo smisurato ego. Il tutto attraverso un televisore a circuito chiuso. E poi c’è l’**artigliere** che dopo aver sparato «dorme nell’angolo di qualche campo straniero e… quel che fatto è fatto» anche se sogna che «nessuno uccida più i bambini». E aleggia il fantasma del **conflitto nucleare**.

**L’apparizione nel cielo di due soli arancioni** (uno è il fungo atomico) e **i corpi che cominciano a sciogliersi**. **Non** c’è **possibilità** di **regolamentare una guerra**, dargli una direzione umanamente compatibile. Ci rimane, ammonisce Waters, l’orrida possibilità di **seguirla in diretta grazie ai mass media** (tema trattato nell’album “Amused to death”) o di **assistere inermi alla premessa di ogni guerra** e cioè «ogni volta che uno sciocco diventa presidente».

 

di *McGraffio*
