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title: “Yara”, il film di cui non si sentiva la mancanza
description: Su Netflix dal 5 novembre “Yara” racconta una vicenda che ha ribaltato il paradigma delle indagini “oltre ogni ragionevole dubbio”.
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date: 2021-11-08
modified: 2022-06-21
author: Raffaela Mercurio
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categories: [Recensioni, Spettacoli]
tags: [Cinema, televisione]
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# “Yara”, il film di cui non si sentiva la mancanza

![Yara Gambirasio su Netflix](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/AAAABVu7JxrbC4vFWKDHr81zeqjUdBRvFbHxEOcGJVa8lkbITT4WTfyGVz9SNPcb2LUhEH2K2-Fcs3WcZDFrvD0WibfQISe0B_xXeXS5_TiUVLRjMXX5-Yo8pHlaJwok7w.jpeg)

## In streaming dal 5 novembre sulla piattaforma Netflix, “Yara” è il film che racconta la vicenda della giovane Yara Gambirasio che ha ribaltato il paradigma delle indagini giornalistiche “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Prodotto da Taodue e Netflix, “Yara” è il tentativo di toccare con pudore e delicatezza una vicenda che ha inevitabilmente **segnato la cronaca italiana** nel profondo, capovolgendo il tradizionale iter di indagini fino a quel momento seguiti dalle forze dell’ordine. Un caso che animò l’opinione pubblica e la stampa, sbattendo in faccia l’insindacabilità della scienza oltre ogni segreto familiare e omertà.

“*Il mio nome viene dall’arabo e significa piccola farfalla. Devo sempre spiegare ai miei compagni in classe come si scrive correttamente!”*.

Inizia così il film che ripercorre la storia della tredicenne **Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre a Brembate di Sopra**, piccolo comune della bergamasca, nel breve tragitto di soli 700 metri che percorreva quotidianamente per andare in palestra ad allenarsi per la sua grande passione: la ginnastica ritmica.

Scomparsa nel nulla, in quella nebbia fitta che getta le prime indagini in un tunnel senza uscita. **Il corpo senza vita della giovane verrà ritrovato solo il 26 febbraio a Chignolo d'Isola** accertando la morte per ipotermia e annullando per sempre le speranze dei genitori Fulvio e Maura.

Nel film si raccontano le pressioni della stampa e dell’intera opinione pubblica su **un’altra donna protagonista della vicenda, la pm Letizia Ruggeri**, convinta che la risoluzione del caso fosse da ricercarsi nelle tracce biologiche trovate sugli indumenti intimi della tredicenne.  Il **Dna di Ignoto1**, un assassino senza nome e senza volto.

Il primo gigantesco screening di massa per raccogliere il maggior numero di Dna da confrontare porterà all’identità di Ignoto1: è **Massimo Bossetti**, muratore di Mapello, nato da una relazione extraconiugale mai svelata dalla madre fino a quel momento, condannato all’ergastolo pur dichiarandosi ancora oggi innocente.

La vicenda di Yara è l'ennesima dimostrazione di come la realtà possa superare di gran lungo la fantasia. C’è di tutto: misteri, segreti, scienza, omertà e, soprattutto, rabbia e dolore.

Tanto se n’è parlato e se ne continuerà a parlare di **quello che i sociologi definiscono “pornografia del dolore”**, un’ossessione per la cronaca nera che arriva ad abbattere i muri del buon senso e del pudore.

La sociologa Oriana Binik, nel suo libro *“*Quando il crimine è sublime. La fascinazione per la violenza nella società contemporanea*”*, risponde alla domanda sul perché sia così tanto diffuso al giorno d’oggi: *“**In parte perché siamo diventati dei consumatori di sublime, un’emozione intensa e fortemente ambigua, oggi sempre più mercificata. Attraverso l’esperienza del sublime e il senso di spaesamento che l’accompagna, andiamo ossessivamente in cerca di attimi di intensificazione dell’esistenza”*.

**La morte ed il dolore degli altri diventano la nostra linfa vitale, quindi? **“Yara” è di per sé un prodotto delicato, toccato piano dal regista Marco Tullio Giordana; al contempo, è pur sempre merce, prodotto, recitazione costruita su una tragedia che non smetterà mai di esistere. **Fa riflettere che quella piccola farfalla amasse la ginnastica ritmica**, proprio lo sport che ha come protagoniste le “Farfalle azzurre” che continuavano a palesarsi nel diario di Yara come delle Dee da idolatrare.

Partendo da quei sogni, i genitori della tredicenne, dopo la sua morte, hanno creato **l’associazione “La passione di Yara” che aiuta a sostenere le passioni artistiche, sportive e culturali di adolescenti in tutta Italia.**

Se onorare la morte è doveroso, celebrare la vita che continua in nuove e meravigliose forme meriterebbe, forse, un pò più di attenzione ed energia.
