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title: "40 anni fa la strage dell&#8217;Heysel"
description: 40 anni fa la strage allo Stadio Heysel di Bruxelles in occasione della finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool
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date: 2025-05-29
author: Emilio Targia
url: https://laragione.eu/life/sport/40-anni-fa-la-strage-dell-heysel/
categories: [Sport]
tags: [calcio]
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# 40 anni fa la strage dell&#8217;Heysel

![Heysel](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/Heysel-1024x639.jpg)

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2024-05-31 08:40:46

2024-05-31 06:40:46

Heysel non è più uno stadio. È solo e soltanto Heysel. Solo e soltanto quella strage dove persero la vita 39 persone e ne rimasero ferite 600

Ricordo bene l’istante in cui Francesco Morini – ex stopper della Juve negli anni Settanta e all’epoca dirigente bianconero – mi consegnò all’Hotel Parco dei Principi di Roma i biglietti che forse mi salvarono la vita. Chissà. Sembravo destinato in un primo momento alla Curva Z, quella dove gli hooligans del Liverpool, ubriachi e invasati, avrebbero provocato la strage. I tagliandi che avevo tra le mani erano invece per la curva opposta, la “MNO”. Erano di un colore anonimo, verde pallido tendente al grigio. Stampati su una carta piuttosto grezza, ruvida, con le scritte in due colori. La corona reale del Belgio in rosso così come il numero di serie del biglietto, in basso a destra. In nero invece la scritta “Coppa dei campioni europea per club”. Declinata in francese e in tedesco. Non in italiano né in inglese. Mah. Poi il settore. E il prezzo: 300 franchi belgi. Infine, in basso, una scritta che mi lasciò perplesso: «L’organisateur décline toute responsabilité du chef d’accident, de quelque nature qu’il soit, qui pourrait se produire au cours ou à l’occasion du match pour lequel ce ticket est délivré». 

Così c’era scritto, su quel biglietto. Non sul retro del tagliando, no. Non di lato, in caratteri minuscoli. No. Sul davanti e in bella evidenza. Significava, in sostanza, che gli organizzatori declinavano ogni responsabilità in caso di incidenti. Chiaro e tondo, come se ti dicessero «Guarda che qui qualunque cosa ti accada, noi non c’entriamo mica niente, eh!». Non si capisce se fosse più un presagio o più una dismissione anticipata di responsabilità. Lo rilessi. Mi rigirai quel biglietto più volte tra le mani. La finale di Bruxelles del 29 maggio 1985 fu una follia che cominciava fin dal biglietto d’ingresso. Perché ci sono incubi che si travestono da sogni e quando poi lo scopri è troppo tardi e non puoi farci niente.

Deve essere un vizio maledettamente umano, quello della propensione all’oblio. Una specie di basso istinto. Malsano, contagioso. Lo si può scegliere per autodifesa, come anestesia contro il dolore. O si può provare a imporlo a sé stessi e agli altri per comodità, per superficialità. O per vigliaccheria. Heysel è una parola che oggi schiocca come una frustata. Che evoca solo e soltanto quella notte, quella strage. È un termine ormai svuotato del suo originario valore. Heysel non è più uno stadio. È solo e soltanto Heysel. Solo e soltanto quella strage dove persero la vita 39 persone e ne rimasero ferite 600.

Oggi ci resta la memoria. La cui solidità non passa solo attraverso un monumento o un anniversario. Occorre che divenga prima di tutto risorsa condivisa, consapevolezza, comprensione. Una specie di sentimento comune. Occorre che le istituzioni, le scuole, i media sostengano e preservino la memoria. Occorre che la memoria divenga dinamica, un’entità produttiva che parta dal passato ma che sia proiettata sul futuro. Occorre lavorare sulla manutenzione di memoria per i 364 giorni che seguono ogni anniversario dalla strage. Per questo negli anni scorsi abbiamo dato alle stampe “Quella notte all’Heysel” (Sperling & Kupfer), per raccontare dal di dentro cosa accadde quella notte. E per questo oggi con la squadra di Mondadori Studios abbiamo realizzato un podcast: “Dentro l’Heysel”, costruito con il racconto di quanto accadde e con le registrazioni ambientali di quella sera e le interviste che realizzai il giorno seguente con un piccolo registratore a cassette. Sono quattro puntate che cercano di far entrare dentro l’Heysel chi ancora oggi sa poco di quella vicenda. E chi vorrebbe capirne di più. Un podcast che abbiamo realizzato con grande cura e rispetto, sostenuto dalle musiche preziose e discrete di Gianluca Casadei. Perché in fondo la memoria è un lavoro. Una scelta. Un compito che spetta a tutti e a ciascuno. Perché senza memoria saremmo luci spente.

di Emilio Targia

Non dimenticare l’Heysel 

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heysel

2024-05-31 14:33:18

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2024-04-15 17:11:43

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La maledetta sera di maggio 1985: nella finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Juventus, la follia degli hooligans causò la morte di 39 persone

Alla fine degli anni Ottanta l’Inghilterra del calcio sta vivendo la propria Brexit. La causa è da ricercare in quella maledetta sera di maggio del 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles nella quale, prima che si disputasse la finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Juventus, la follia degli hooligans britannici aveva causato la morte di 39 persone. L’Uefa aveva reagito imponendo alle squadre inglesi l’esclusione dalle competizioni europee per i successivi cinque anni. La patria del football che si avvia verso la fine di quel decennio è quindi una periferia isolata del mondo calcistico, che vive rinchiusa nel proprio recinto fra il disinteresse del resto del Continente.

L’attenzione dell’Isola si concentra così sulle competizioni domestiche. Come la FA Cup, la Coppa d’Inghilterra, che il 15 aprile 1989 mette in scena la semifinale fra Nottingham Forest e Liverpool. La sede designata per ospitare la gara (in campo neutro) è lo stadio di Hillsborough, a Sheffield. Per l’occasione i tifosi dei rossi di Liverpool vengono collocati nella West Stand, una tribuna da 14mila posti. Primo problema: l’accesso al settore è costituito da soli 6 ingressi. Troppo pochi.

Si crea così un assembramento enorme all’entrata degli spalti che la polizia fatica a smaltire. Si opta allora per l’apertura di un ulteriore cancello, così da far defluire la folla. È l’idea che innesca la tragedia. I sostenitori dei “Reds” – molti dei quali senza biglietto – si riversano in massa all’interno della West Stand, con le forze dell’ordine che non riescono a effettuare nessun controllo e con la tribuna che si riempie ben oltre il limite consentito. Una situazione che raggiunge il culmine sei minuti dopo l’inizio della gara, quando alcuni spettatori sono costretti a invadere il campo per non rimanere schiacciati per il sovraffollamento del settore. Sulle prime i poliziotti cercano di ricacciarli indietro ma poi, preso tardivamente atto di quanto sta accadendo, decidono di aprire le recinzioni per consentire alla gente di mettersi in salvo. Ma il peggio è ormai avvenuto perché ci sono già 96 morti (quasi tutti sotto i trent’anni) soffocati dalla calca.

È uno shock per tutta la nazione. L’opinione pubblica individua nei sostenitori del Liverpool i veri responsabili dell’accaduto, esattamente come all’Heysel. Il tabloid “The Sun” – su spinta del governo Thatcher – mette in atto una campagna mediatica diretta a demonizzare il comportamento dei supporter, invocando misure repressive. L’allenatore del Nottingham Forest Brian Clough definisce «assassini» i tifosi rivali e la Camera dei Lord commissiona un rapporto (che prenderà il nome dal suo coordinatore, il giudice Peter Taylor) per regolamentare il fenomeno del tifo.

Da quel documento emergerà però un’altra verità: la responsabilità del massacro di Hillsborough era innanzitutto imputabile alle forze dell’ordine e alla loro disorganizzazione. L’effetto del “Rapporto Taylor” provocherà un completo riassetto del sistema di sicurezza negli stadi, con impianti più funzionali, maggiori controlli e responsabilità più definite per le società, contribuendo – almeno in Patria – a porre fine al fenomeno hooligans. Da lì si giungerà poi al modello della Premier League, oggi unanimemente considerata il punto di riferimento per il calcio europeo.

Quelle 96 anime volate via in un pomeriggio di metà aprile vengono ricordate ogni anno in tutta l’Inghilterra. Per non dimenticare chi, partito per assistere a una partita di calcio, ha invece finito per incontrare la morte. E per far sì che non accada mai più.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

La partita che cambiò per sempre il calcio britannico

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2024-04-15 17:11:46

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