Addio a Luisito Suarez, leggenda dell’Inter
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Luis Suarez, leggendario centrocampista dell’Inter di Herrera, si è spento questa mattina all’età di 88 anni
Addio a Luisito Suarez, leggenda dell’Inter
Luis Suarez, leggendario centrocampista dell’Inter di Herrera, si è spento questa mattina all’età di 88 anni
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Addio a Luisito Suarez, leggenda dell’Inter
Luis Suarez, leggendario centrocampista dell’Inter di Herrera, si è spento questa mattina all’età di 88 anni
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AUTORE: Nicola Sellitti
Luisito Suarez, leggendario centrocampista dell’Inter di Herrera, si è spento all’età di 88 anni dopo una breve malattia.
In nerazzurro dal 1961 al 1970, diventò la stella della magica Inter di Helenio Herrera vincendo due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali. Nel 1960 fu premiato con il Pallone d’Oro.
Quello schema, palla lunga, con il goniometro, alle spalle dei terzini, destinata alle ali (Jair e Mazzola) nel calcio moderno della riconquista alta della palla, alternata al possesso palla continuo e corto, non si vede più. Forse con Andrea Pirlo, Luisito Suarez, morto oggi a 88 anni, è stato l’unico che ha reso magia questa forma di calcio, forse antica, ma che oggi potrebbe essere ancora attuale. Perché la qualità vince sempre.
Qualità e vittorie con l’Inter del Mago Herrera, che fu capace di riuscire a mettere da parte Angelillo e di dire di no a Gigi Riva per non oscurare la stella di Giacinto Facchetti ma anche assolutamente ferreo, definitivo sull’esigenza di portare Suarez a Milano. Costò 300 milioni di lire, il Barcellona, che già allora maturò l’abitudine di avere i migliori e poi lasciarli andare via (lo ha ripetuto con Maradona, Ronaldo, Messi) con quei soldi costruì l’attuale Camp Nou.
Al Mago piaceva, e sarebbe piaciuto tanto anche a Sacchi, Guardiola, perché l’architetto, come lo definì Di Stefano, era un giocatore di squadra. Un pezzo del coro, il pezzo più prezioso certo, ma un pezzo del collettivo e avrebbe potuto invece, per tecnica, dribbling, personalità, essere un 10 star. Invece no, collettivo e successi.
Suarez è uno degli ultimi pezzi del Novecento del calcio che se ne va. Un mito dell’interismo, assieme a Mazzola è un intoccabile, un feticcio da sventolare quando si ricorda il pallone romantico, con i tifosi che si vedevano incarnati nella loro passione dai calciatori. Roba da altri tempi? Forse, ma era roba buona. Per amatori del pallone.
L’inter ha voluto omaggiarlo con un ultimo saluto sui suoi canali social ufficiali: “Il giocatore perfetto che con il suo talento ha ispirato generazioni”.
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