Ancelotti, il più bravo di tutti per il mito Brasile. Da ricostruire
Il Brasile per tornare a vincere un Mondiale, a 24 anni dall’ultimo trionfo, ha scelto di affidarsi a Carlo Ancelotti. Il corteggiamento durava da anni. Si sono promessi, si sono presi
Ancelotti, il più bravo di tutti per il mito Brasile. Da ricostruire
Il Brasile per tornare a vincere un Mondiale, a 24 anni dall’ultimo trionfo, ha scelto di affidarsi a Carlo Ancelotti. Il corteggiamento durava da anni. Si sono promessi, si sono presi
Ancelotti, il più bravo di tutti per il mito Brasile. Da ricostruire
Il Brasile per tornare a vincere un Mondiale, a 24 anni dall’ultimo trionfo, ha scelto di affidarsi a Carlo Ancelotti. Il corteggiamento durava da anni. Si sono promessi, si sono presi
Dopo le smentite iniziali, appartenenti alla grammatica calcistica perché la stagione era – è ancora – in corso e l’ostacolo per sancire l’accordo era il Real Madrid, si è arrivati alla conclusione. Il Brasile per tornare a vincere un Mondiale, a 24 anni dall’ultimo trionfo, ha scelto di affidarsi a Carlo Ancelotti. Il corteggiamento durava da anni. Si sono promessi, si sono presi. Carlo è stata forse l’opzione 1/bis, perché in Brasile avrebbero fatto carte false per vedere Pep Guardiola sulla panca della Seleçao. Ma sicuramente per il tecnico italiano (primo straniero sulla panchina verde-oro) non c’era altro futuro all’orizzonte, dopo aver dominato il calcio europeo con il Real Madrid. Altro che Arabia: era il momento giusto, insomma, con sguardo sui Mondiali del prossimo anno in Usa-Canada-Messico.
Da Capello-Inghilterra a Trapattoni-Irlanda, ci sono stati altri grandi tecnici italiani che si sono misurati su una panchina straniera, senza straordinari risultati, va ricordato. Spesso è stato un processo osmotico problematico, questione di approccio al calcio, visioni diverse, metodologie diverse. Ma qui è in ballo Ancelotti – il più vincente di tutti, sempre amato dai calciatori più talentuosi – ed il Brasile, la nazionale più glamour, conosciuta, ammirata di sempre. La Selecao di alcuni fenomeni, tra tutti Pelè, Zico, Ronaldo Il Fenomeno. Una nazionale obbligata a vincere sempre. Anche giocando al calcio come desiderano i brasiliani che palleggiano e si esercitano in virtuosismi per le strade di Rio.
In questo senso, il Real delle ultime stagioni – non questa, in cui non si è mai vista una traccia di squadra – e il Milan in versione “albero di Natale” di Ancelotti, con una sfilza di trequartisti intorno ad un’unica punta, sono state squadre di ispirazione “brasiliana”. Anche Ancelotti sarà obbligato a vincere, altrimenti le critiche sono lì, dietro l’angolo. E’ lì per quello e spesso è un’arma a doppio taglio, vedi Lewis Hamilton alla Ferrari che per ora accumula distacchi abissali. E’ la sfida delle sfide, nella parte finale di una carriera infinita, già leggendaria. Il rischio è chiudere male, ma si può dire di no al Brasile?
Di Nicola Sellitti
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