Azzurri, ribellatevi alla mediocrità!
Stasera per la terza volta consecutiva, negli ultimi 12 anni, ci giocheremo i Mondiali in uno spareggio: una crisi perdurante e strutturale per gli azzurri
Azzurri, ribellatevi alla mediocrità!
Stasera per la terza volta consecutiva, negli ultimi 12 anni, ci giocheremo i Mondiali in uno spareggio: una crisi perdurante e strutturale per gli azzurri
Azzurri, ribellatevi alla mediocrità!
Stasera per la terza volta consecutiva, negli ultimi 12 anni, ci giocheremo i Mondiali in uno spareggio: una crisi perdurante e strutturale per gli azzurri
Stasera per la terza volta consecutiva, negli ultimi 12 anni, ci giocheremo i Mondiali in uno spareggio: una crisi perdurante e strutturale, ormai impossibile nascondere dietro qualche sporadica, ottima prestazione dei club. In Bosnia passa un bel pezzo di futuro.
Dal Mondiale del 2018 – giocato in Russia e già questo dà la dimensione di quanto tempo sia passato e quante cose siano cambiate non certo in meglio – il pallone italico si è spesso illuso di essere stato vittima di una serie di circostanze sfortunate, di una ciclica e casuale povertà di talenti e così via.
La realtà con cui conviene far mentalmente i conti, nelle ore che precedono la sfida decisiva in Bosnia Erzegovina, è una mediocrità sfinente. Una condizione in cui perdere con i volenterosi macedoni o una Svezia appena decorosa non fu l’eccezione. Non lo è stato faticare giovedì scorso per un tempo intero contro una Nazionale invero modestissima come l’Irlanda del Nord.
Siamo questi da tempo e acquattarsi dietro il grande nome che fu e la scintillante, indimenticabile storia finisce per essere solo una manifestazione di ulteriore debolezza. È ai ragazzi scelti dal commissario tecnico Rino Gattuso che vorremmo rivolgerci per una domanda tutt’altro che retorica: visto che la competitività è quella appena descritta e che ne sono loro gli interpreti e sono stati sempre loro a non sono riuscire a invertire il trend, che cosa vogliono fare “da grandi”? Come vogliono essere ricordati?
In quei bar sempre più rari che ancora mostrano con orgoglio le fotografie ingiallite delle Nazionali campioni del mondo 1982 e 2006, i volti dei campioni di un’altra epoca restano calamite potentissime per gli appassionati e chi visse i trionfi azzurri. Chi c’era, non può non ricordare dove fosse l’11 luglio 1982 o il 9 luglio 2006.
Se gli Azzurri di oggi hanno voglia di ribellarsi alla mediocrità, sanno quello che devono fare: battere un avversario normale, non trascendentale. Del resto, normali e non trascendentali siamo noi. Il primo passo è oggi. Punto.
È uno stadio così brutto e vecchio, quello di Zenica che ospiterà la finale play-off, da riuscire persino a far sembrare quasi decorosi i nostri. Il che è una specie di record al contrario… ma è giusto passare da Zenica e da un campo di semi periferia calcistica e contro un avversario che un tempo avremmo regolato per manifesta superiorità. È giusto per capire chi vogliano essere questi ragazzi, quanta voglia di crescere abbiano, di provare a fare quello che quasi più nessuno si aspetta da loro.
Lo sport è saper cogliere gli attimi: questa sera sarà uno di quelli, un presupposto, un passaggio obbligato in un giorno lontanissimo dai più grandi palcoscenici mondiali ma in cui riscoprire il sapore del grande evento in arrivo. Sarebbe già molto fare il passo che non riusciamo a compiere da più di 10 anni.
di Fulvio Giuliani
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