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Berrettini c’è

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Berrettini ora corre: battuto Tsitsipas 7-6 7-5, è finale a Gstaad, dove l’azzurro giocherà contro il greco Quentin Halys per il suo nono titolo

Berrettini ATP Gstaad

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Berrettini ora corre: battuto Tsitsipas 7-6 7-5, è finale a Gstaad, dove l’azzurro giocherà contro il greco Quentin Halys per il suo nono titolo

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Berrettini ora corre: battuto Tsitsipas 7-6 7-5, è finale a Gstaad, dove l’azzurro giocherà contro il greco Quentin Halys per il suo nono titolo

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Matteo Berrettini corre verso il tempo perduto. Il tennista romano si prende il lusso di battere in due set il greco Tsitsipas, centrando così la finale del torneo di Gstaad, dove era iscritto anche Jannik Sinner, che poi ha dato forfait, dopo i problemi fisici accusati a Wimbledon. È un successo importantissimo per Berrettini, considerando che è arrivato sulla terra battuta che non è il suo territorio preferito di caccia, mentre sul “rosso” Tsitsipas in questa stagione ha vinto il Master 1000 di Montecarlo.

Insomma, vale quanto scritto nelle scorse settimane: Matteo vale ancora abbondantemente i top 20 al mondo e forse anche qualcosa in più. Soprattutto, è motivato a risalire la china, sperando che il suo corpo, fragile e potente, gli dia tregua. È la seconda finale stagionale, dopo quella sull’erba di Stoccarda. A questo punto è un peccato che salterà l’appuntamento olimpico: per l’Italia saranno Sinner e Musetti a giocare in singolare (e anche in doppio).

E se servirebbero tante parole per gli haters di Berrettini, che tante ne ha dovute leggere e sentire nell’ultimo biennio di continui intoppi fisici, non ci sono più aggettivi per Rafa Nadal. Il fuoriclasse spagnolo per prepararsi ai Giochi di Parigi – si giocherà sul rosso del Roland Garros, dove ha vinto 14 volte..-, Nadal è volato in Svezia, a Bastad: un torneo di medio livello che dovrebbe erigere una statua in suo onore solo per la partecipazione. Invece il 22 volte vincitore di un torneo dello Slam è volato in finale superando il serbo Ajdukovic in tre set, ma 24 ore prima ha resistito 4 ore in campo per battere l’argentino Navone, con una tenacia e una determinazione che lo piazza tra gli immortali di questo sport, con un fisico corroso dal tempo e un piede praticamente fuori uso.

Non molla, vuole una medaglia olimpica o un’uscita di scena da re. Una leggenda. Uno di quelli di cui si parlerà, racconterà tra decenni.

Di Nicola Sellitti

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