Bill Russel, una storia da conoscere
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45 anni prima che a inginocchiarsi fosse Kaepernick, Bill Russell fu attivista infaticabile per la comunità nera dei Celtics. Una lotta che portò avanti con tutte le sue forze
Bill Russel, una storia da conoscere
45 anni prima che a inginocchiarsi fosse Kaepernick, Bill Russell fu attivista infaticabile per la comunità nera dei Celtics. Una lotta che portò avanti con tutte le sue forze
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Bill Russel, una storia da conoscere
45 anni prima che a inginocchiarsi fosse Kaepernick, Bill Russell fu attivista infaticabile per la comunità nera dei Celtics. Una lotta che portò avanti con tutte le sue forze
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AUTORE: Fulvio Giuliani
L’uomo che vedete inginocchiato nella foto di copertina, come il quarterback Colin Kaepernick, l’uomo che fissa con intensità l’obiettivo, è una leggenda dello sport mondiale.
Bill Russell in Italia non è famoso come meriterebbe, la sua notorietà è di fatto limitata agli appassionati di basket di una certa età o sufficientemente curiosi da aver studiato la storia dell’NBA.
Russell, icona dei Boston Celtics, vinse 11 titoli da giocatore e allenatore-giocatore, firmando negli anni Sessanta la più grande dinastia dello sport professionistico americano. Questa, però, è solo una parte della storia. La più bella e intensa resta l’infaticabile attività da attivista per la comunità nera del fenomenale centro dei Celtics scomparso la scorsa estate.
45 anni prima che a inginocchiarsi per protesta all’inno fosse Colin Kaepernick, Russell visse con piena coscienza e rara intensità i tumultuosi anni delle lotte per i diritti civili negli USA, che da John Fitzgerald Kennedy a Bob Kennedy, da Martin Luther King a Malcolm X, Mohammed Alì e decine di altri volti iconici avviarono la trasformazione della società americana sconvolta in quella stessa stagione dalla guerra in Vietnam. Bill Russell di quell’epoca fu protagonista assoluto fuori dal parquet, chiedendosi ogni giorno cosa potesse fare per la sua gente, come potesse dare un senso reale e profondo alla sua carriera di giocatore di basket e di stella dello sport. In un’era in cui al nero si chiedeva di prendere i soldi e recitare da star senza dare l’impressione di sputare nel piatto in cui si mangiava (apparecchiato dai bianchi), Russell seppe appoggiare le scelte rivoluzionarie di Mohammed Alì, la sua lotta contro la guerra in Vietnam che quasi gli costarono la carriera e la vita.
Erano sportivi, certo, ma soprattutto straordinari interpreti della società e del loro tempo, non si accontentarono, mai. Neppure delle barche di quattrini che il talento garantiva loro.
Quanto avremmo bisogno oggi di personaggi come quelli, di sportivi in grado di sviluppare una profonda coscienza sociale e civile. Di capire che l’orizzonte finale non può essere solo un contratto ancora più ricco, ma il senso di te da lasciare alle nuove generazioni. Non record e trofei, ma la tua legacy. L’esempio, l’ispirazione per chi verrà dopo.
In quella foto, Bill Russell – superbamente raccontato in un imperdibile documentario di tre ore su Netflix – ha al collo la Medaglia presidenziale della libertà conferitagli da Barack Obama, massimo riconoscimento civile USA, timbro a una vita eccezionale e da conoscere.
Di Fulvio Giuliani
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