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title: "&#8220;Così è morto Diego Armando Maradona&#8221;. Il pm mostra in aula la foto del cavadere del Pibe de Oro"
description: La foto mostrata dal pm durante la prima udienza per la morte di Diego Armando Maradona non può che produrre sentimenti assai forti
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date: 2025-03-12
author: Nicola Sellitti
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categories: [Sport]
tags: [calcio, giustizia]
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# &#8220;Così è morto Diego Armando Maradona&#8221;. Il pm mostra in aula la foto del cavadere del Pibe de Oro

![Diego Maradona](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/03/Diego-Maradona-1024x639.jpg)

La foto mostrata dal pm durante la prima udienza per la morte di Diego Armando Maradona - processo a Buenos Aires da 100 imputati - non può che produrre sentimenti assai forti

**Rigido su un lettino, un tubo in bocca, il ventre dilatato a dismisura. L’immagine finale di un corpo** dilaniato. Avvolto dal degrado, eroso dai dolori, dalle cadute, dalle dipendenze, dai farmaci. [La foto mostrata dal pm](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/maradona-ucciso/) **durante la prima udienza per** [la morte](https://laragione.eu/life/sport/un-anno-senza-maradona-quello-che-resta-e-quello-che-va/) **di** [Diego Armando Maradona](https://laragione.eu/life/sport/ho-visto-maradona/) **- processo a Buenos Aires da 100 imputati - non può che produrre sentimenti assai forti.**

**Una foto difficile da vedere, ancora di più da commentare.** Secondo l’avvocato delle figlie del Diez, Dalma e Giannina, sarebbe colpevole di omicidio il pool di medici (sette persone, rischiano da 8 a 25 anni di carcere). Che avrebbe gestito le ultime fasi della vita di Maradona. Dal ricovero in ospedale all’intervento chirurgico alla testa e poi il ritorno a casa del fenomeno argentino, sino al decesso per arresto cardiocircolatorio. Perché l’avrebbero ricoverato, ingannando la famiglia, in un luogo inappropriato. Fino poi a internarlo in uno stanzino di una residenza privata. Lasciandolo chiudere l’ultimo capitolo di una vita romanzesca e dissennata da solo. Nell’abbandono, senza prendersi cura della sua salute. Dunque, Diego che sarebbe morto per negligenza, imperizia, imprudenza. Diego che avrebbe potuto essere ancora vivo.

**Ovviamente senza entrare nell’ambito della disputa giudiziaria**, è ancora un dolore. E la foto in questione rafforza l’assunto, che, a oltre quattro anni dalla morte di Diego Armando Maradona, l’ultima fetta della sua esistenza complessa da artista ed eroe maledetto, in bilico per almeno 20 anni tra vita, morte e resurrezione, sia stata vissuta nell’oblio. Senza carezze e affetti, battuto dai suoi demoni, dalle sue debolezze. Indomabile, ingestibile, ma debole. Era distante dagli amati figli, avuti con svariate compagne e con cui s’infiammava a targhe alterne. Era lontano dai pochi familiari rimasti. Come spesso accaduto, c’era gente intorno a lui che l’ha spremuto come un limone maturo. Fino alla fine. L’infinita corte di re Diego. Che ha visto scorrere diversi cortigiani e cortigiane.

**E’ morto nel dolore, nella solitudine.** Come una di quelle rockstar del “Club dei 27”, finite a 27 anni. Da [Jim Morrison](https://laragione.eu/life/spettacoli/la-ragione-on-stage/jim-morrison-il-dioniso-del-rock/) a [Kurt Cobain](https://laragione.eu/life/spettacoli/trentanni-fa-se-ne-andava-il-maledetto-romantico/). Per cui la vita quotidiana, con le sue scadenze regolari e senza l’oscillazione sulle montagne russe, risultava inaccettabile. Troppo pesante e dolorosa.

**Per Diego, anche nell’età matura la gioia era solamente correre dietro a una palla, scagliarla verso l’alto e poi addomesticarla come solo lui obiettivamente ha saputo fare.** La sua vita, dopo 15 anni di grandezza inarrivabile sul terreno di gioco, è stata scandita da immagini forti quasi quanto quella successiva al suo decesso e mostrata dal pm al processo. L’arresto per cocaina, 34 anni fa, quando la sua tossicodipendenza è diventata mediatica, le foto con Fidel Castro a Cuba, dove provava a disintossicarsi (e dove rischiò di morire).

Poi, altre istantanee tra ricadute e (varie) resurrezioni, la panchina dell’Argentina ai Mondiali 2010, l’esilio a Dubai, sino alla lunga fase crepuscolare che comprende anche il ritorno in panchina da allenatore nel calcio argentino. E lì, sul campo si intravedevano antichi bagliori del Diez, gli occhi ancora vivi in una camminata ormai incerta e una parlata decadente, condizionata dagli eccessi, dai farmaci e dagli onnipresenti demoni. Sino alla morte, a quell’assurda morte.

di *Nicola Sellitti*
