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Cristiano Ronaldo a Manchester e l’ultima resistenza dei club

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Anche se sei una star, anche se sei un campione, se firmi un contratto, devi rispettarlo. Dopo la “sentenza Bosman” del ’96, il rapporto di forza tra squadre e calciatori è sempre andato a favore di questi ultimi. Cristiano Ronaldo a Manchester ci va ma alle condizioni della Juve. E ci mancherebbe altro!

Cristiano Ronaldo a Manchester e l’ultima resistenza dei club

Anche se sei una star, anche se sei un campione, se firmi un contratto, devi rispettarlo. Dopo la “sentenza Bosman” del ’96, il rapporto di forza tra squadre e calciatori è sempre andato a favore di questi ultimi. Cristiano Ronaldo a Manchester ci va ma alle condizioni della Juve. E ci mancherebbe altro!

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Cristiano Ronaldo a Manchester e l’ultima resistenza dei club

Anche se sei una star, anche se sei un campione, se firmi un contratto, devi rispettarlo. Dopo la “sentenza Bosman” del ’96, il rapporto di forza tra squadre e calciatori è sempre andato a favore di questi ultimi. Cristiano Ronaldo a Manchester ci va ma alle condizioni della Juve. E ci mancherebbe altro!

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Al contrario di quanto si pensasse causa pandemia, la sessione di calciomercato che sta per finire passerà alla storia. Proprio le difficoltà economiche causate dal Covid hanno allargato la forbice tra squadre ricche e squadre non ricche, provocando trasferimenti clamorosi. Messi dal Barcellona al PSG, Lukaku dall’Inter al Chelsea e Cristiano Ronaldo dalla Juventus al Manchester United. Con l’asse Real Madrid-Mbappé ancora rovente. Nel primo caso, l’addio più clamoroso, Lionel Andrés Messi e Barça volevano restare insieme ma non si è potuto per la disastrosa situazione economica del club. Negli altri casi, Lukaku e CR7 hanno chiesto la cessione e le squadre, entrambe italiane, non si sono strappate i capelli, anzi. Le loro cessioni e i risparmi sugli ingaggi sono una boccata d’ossigeno per le casse di Inter e Juventus. Ma la vera domanda è: quando un giocatore non vuole più giocare, chi ha il coltello dalla parte del manico? Perché, se parliamo di contratto, una parte è obbligata a pagare, l’altra a eseguire la prestazione. Rifiutarsi di eseguire la prestazione accordata senza un reale impedimento, di legge o materiale, è illecito. Eppure, ogni negoziazione presenta rapporti di forza: c’è sempre un contraente forte e un contraente debole. Nel calcio di oggi chi è il contraente debole? Chiaramente le società, sempre esposte al rischio di trovarsi un loro calciatore che chiede un aumento, o che se ne vuole andare. E fin qui, direte voi, non c’è niente di illecito, e io sono d’accordo. Il problema è che se un calciatore gioca malissimo per mezza stagione, la società non si sogna certo di dire: “Devo ridurti l’ingaggio”; ma non appena gioca bene una manciata di partite, i procuratori bussano alla porta. Una porta che non può essere sbattuta in faccia, perché ci sono 3 ipotesi:
  • il calciatore ha già altre offerte,
  • potrebbe partire a zero,
  • potrebbe rifiutarsi di giocare.
Il tutto mentre viene, ovviamente, pagato dalla società. Nel caso del giocatore che se ne vuole andare, la famosa volontà del calciatore conta ogni anno di più. Tanto che se diventa un capriccio rumoroso, la squadra acquirente, forte della sempre fedele “volontà del giocatore”, offre ancora meno del previsto. Proprio perché il calciatore potrebbe indisporsi e non giocare, il club deve anche “svalutarlo”: fantastico! In questo modo la forbice tra squadre ricche e squadre non ricche si allarga ancora di più. Juventus e Inter hanno opposto l’ultima resistenza dettando loro le condizioni. Ma il fatto stesso che siano state costrette a imporsi nasconde un problema.  Nasconde l’esagerata forza contrattuale che hanno i calciatori oggi, mentre le società continuano ad ansimare. Almeno quelle che non riescono a catturare la “volontà del calciatore”, troppo poche rispetto al totale. Alla faccia della Superlega.   

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