---
title: "Dall’indifferenza al politicamente corretto: storie di opposti"
description: "1984, nel pieno delle Finals Nba: i Lakers affrontano i Boston Celtics di Larry Bird che, in gara tre, è una furia"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Larry-Bird.jpg
date: 2024-04-20
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/life/sport/dallindifferenza-al-politicamente-corretto-storie-di-opposti/
categories: [Sport]
tags: [basket, nba, politically correct]
---

# Dall’indifferenza al politicamente corretto: storie di opposti

![Larry Bird](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Larry-Bird.jpg)

19671

2024-02-15 17:00:18

2024-02-15 16:00:18

Complice l’avanzare dell’ideologia del politicamente corretto, la libertà di espressione e di parola è sempre più a rischio

I danni della religione woke sono incalcolabili, è un dato di fatto. Insieme al buonsenso, fra le vittime dell’integralismo dei ‘risvegliati’ figura la cultura e non si tratta di un allarme da sottovalutare. Complice l’avanzare dell’ideologia del politicamente corretto, la libertà di espressione e di parola è sempre più a rischio. Dai romanzi su Miss Marple di Agatha Christie a “The Famous Five” di Enid Blyton, passando per “La fabbrica di cioccolato” e “Matilde” di Roald Dahl, la furia iper progressista ha messo nel mirino una serie di capolavori ritenuti «potenzialmente offensivi» nei confronti di alcune minoranze, in barba al buonsenso.

La censura non ha mai prodotto risultati positivi eppure il fenomeno è in vertiginoso aumento. E non si tratta di un discorso di colore politico: sabotare saggi e romanzi è sbagliato, che lo faccia la destra o la sinistra. Emblematico quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove nelle scuole di oltre trenta Stati sono stati vietati libri che parlano di argomenti considerati «inappropriati» o di temi che si sostiene siano trattati «in modo sconveniente». I numeri sono preoccupanti: oltre 2mila scritti sono stati rimossi dai distretti scolastici. Questi libri sono etichettati come restricted (ad accesso limitato, è necessario il consenso dei genitori), challenged (che hanno subìto un tentativo di rimozione o censura basato sulle obiezioni di una persona o di un gruppo) e banned (totalmente rimossi dagli scaffali delle biblioteche scolastiche o dalle classi). Il taglio riguarda anche alcuni classici: fra gli altri “Lo Hobbit” di J. R. R. Tolkien, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini e “Il diario di Anna Frank”.

Di fronte a cotanta ottusità è necessario fornire esempi virtuosi come quello di Grace Linn, che a 101 anni ha deciso di lottare contro la censura: «Vietare libri e bruciarli è la stessa cosa. Il motivo è sempre lo stesso: la paura della conoscenza». La battaglia della signora è stata documentata nel film “The ABCs of Book Banning” di TrishAdlesic, Nazenet Habtezghi e Sheila Nevins, candidato all’Oscar per il miglior cortometraggio documentario: «I libri dovrebbero essere letti, esposti e protetti, non vietati o temuti. La paura non è libertà. La paura è controllo». Ospite di incontri e convegni, Grace Linn ricorda sempre i tempi della Seconda guerra mondiale in cui i libri venivano bruciati perché scritti da persone odiate dai dittatori: «Mio marito Robert Nicoll è stato ucciso in combattimento. Era molto giovane, aveva solo 26 anni. Difendeva la democrazia, la Costituzione e la libertà». Testimonianze molto più importanti dei diktat di qualche talebano.

di Massimo Balsamo

Libertà di espressione e politicamente corretto

publish

closed

closed

liberta-di-espressione-e-politicamente-corretto

2024-02-16 11:03:04

2024-02-16 10:03:04

post

raw

39769

2024-02-02 14:50:46

2024-02-02 13:50:46

Considerata "la Bibbia del giornalismo sportivo", oggi la celebre "Sports Illustrated" - alla soglia del suo 70esimo anniversario - rischia di sparire, per sempre

Era «la Bibbia del giornalismo sportivo», scrive il “New York Times”. Oggi invece, alla soglia del 70esimo anniversario, “Sports Illustrated” rischia di sparire. Puf. Niente più iconiche copertine – da Michael Jordan a Heidi Klum – che spuntano dagli scaffali delle edicole. Niente più approfondimenti d’autore al loro interno. Nelle ultime settimane Authentic Brands Group, proprietario della prestigiosa rivista, ha infatti deciso di revocare la licenza di pubblicazione all’editore (Arena Group) in seguito a un’insolvenza di 3,75 milioni di dollari. Tradotto: “Sports Illustrated” sarà costretta al licenziamento di massa. E dei circa 100 dipendenti attuali, nel giro di tre mesi potrebbe non restarne alcuno.

È il colpo di grazia su una crisi economica profonda, annunciata eppure inimmaginabile dato il peso specifico del magazine. Tiratura in collasso (da più di 3 a 1 milione di copie), circolazione diluita (settimanale, poi quindicinale, poi mensile), personale già tagliato dell’80%. Il tutto nel giro di un decennio. Alcune cause sono certamente esogene: dal tramonto del cartaceo alla fotografia banalizzata dai social. Ma altri colossi di settore resistono. Perché “Sports Illustrated” invece no? Si ringrazi la svolta perbenista, puntano il dito dall’America. Secondo il più paradigmatico dei Go woke, go broke: dopo il politicamente corretto c’è la bancarotta.

Nemmeno i lettori più affezionati saranno sorpresi dalla notizia. Perché del lungimirante progetto fondato da Stuart Scheftel nel 1954, in un’epoca in cui la commistione fra sport professionistici e cultura di massa quasi non esisteva, era già rimasto ben poco. Una volta “Sports Illustrated” raccontava in esclusiva Muhammad Ali. Oggi ha perso una lettera per strada, ricorrendo all’AI (Artificial Intelligence) per riempire pagine di pochezza sotto finta firma: il trucco è stato sgamato lo scorso novembre, gettando la dirigenza nell’imbarazzo.

Di pari passo, le celebri cover dei costumi da bagno che avevano lanciato generazioni di supermodelle sono scadute. Anno 2016: debuttano le indossatrici sovrappeso, all’interno di una pretestuosa campagna contro il body shaming (e pazienza se l’obesità è una malattia). Anno 2020: Valentina Sampaio è la prima transgender ad apparire su “Sports Illustrated”, «nel segno dell’uguaglianza di genere e della bellezza in ogni sua forma». Sarà, ma pecunia non olet: nel 2022 è il turno di Kim Kardashian, tipico esempio di emancipazione femminile (e infatti lì s’incazzano pure gli pseudo-progressisti). Una carrellata di caos e ineleganza, né carne né pesce, che ha ridotto la rivista all’isolamento commerciale. Secondo i piani, il testardo attivismo aziendale doveva risollevare il marchio: ha finito per distruggerlo dall’interno. Quant’è vero che le scelte editoriali di “Sports Illustrated” sono legittime. E scegliere di leggere altro lo è altrettanto. Spiace, ma neanche troppo.

di Francesco Gottardi

La cultura woke che fa (quasi) chiudere "Sports Illustrated"

publish

closed

closed

la-cultura-woke-che-fa-quasi-chiudere-sports-illustrated

2024-02-02 17:26:41

2024-02-02 16:26:41

post

raw

39769

2024-01-18 19:49:59

2024-01-18 18:49:59

National Maritime Museum di Greenwich - La cultura woke colpisce ancora: questa volta il bersaglio è il celebre ammiraglio britannico Horatio Nelson. Ecco perché

A volte su vinti e vincitori cala lo spariglio della Storia. Prendiamo due generalissimi che hanno determinato i destini dell’Europa moderna, l’uno contro l’altro, sul campo di battaglia. Duecento anni dopo la morte in esilio, Napoleone Bonaparte «è parte di noi e le sue azioni si conservano nel nostro secolo» gli rende atto Emmanuel Macron. Dall’altro lato della Manica, il provvidenziale Horatio Nelson viene oggi preso a pesci in faccia. Non ancora dalla Corona, ma poco ci manca. Perché il National Maritime Museum di Greenwich – che ne custodisce l’uniforme con cui cadde a Trafalgar (praticamente la vera Croce, in fatto di reliquiari britannici) – ha deciso di sottoporre l’ammiraglio a un piccato j’accuse figlio dei nostri tempi.

«Delle tue medagliette me ne frego» sibila una voce sotto forma di schermo interattivo. Proviene da una nuova statua, rivela il “The Telegraph”, a fianco del busto di Nelson: è la “Dea protettrice di tutti i migranti”, venerata ad hoc dall’universo woke ed evocata dal museo «in sinergia con i nostri stakeholder» per dispensare la sua giustizia riparatrice. Del povero Horatio viene perfino sminuito il sacrificio per il proprio Paese: «Coraggio e tenacia comuni a tanti altri, compresi i profughi che attraversano i mari per scampare alla guerra» lo demolisce la Dea, nell’ipotetico dialogo inscenato dal museo. Il bronzo in questione ha naturalmente le sembianze di una donna nera. Ma non è l’unico. Qualche teca più in là, ecco una creatura degli abissi che si definisce «né maschio né femmina, né umano né pesce». E valla a immaginare. Quello che conta, per gli illuminati organizzatori dell’esposizione, è che «dà voce genderless agli sconosciuti eroi degli oceani: di ammiragli, capitani e politici ce n’è abbastanza».

Tutto questo fa rabbia tanto per la storiografia quanto per le vittime degli sbarchi, che nulla c’entrano coi memorabilia dell’impero britannico e non potevano essere tirati in ballo in maniera più caotica. Per la cronaca: il museo aveva valutato di ‘degradare’ l’ammiraglio già nel 2020 – in pieno fermento Black Lives Matter – poiché riconducibile a schiavismo e colonialismo (foss’anche per aver posto le basi del dominio acquatico di Sua Maestà). In ambito militare le fonti accertano le zone d’ombra di Nelson, soprattutto nella Repubblica napoletana del 1799, con una sanguinosa repressione sulla coscienza. Ma che fosse un sudista mancato è fiction. O accanimento. E a Greenwich devono fare i conti con l’essere l’istituzione che cura il patrimonio della Royal Navy e al contempo con il volerne espiare ogni colpa agli occhi acritici del falso progressismo: equazione irrisolvibile, salvo la demolizione controllata. Allora riecheggia beffardo il paradosso del Bonaparte, che «da vivo ha perso il mondo, da morto lo possiede» (F. R. Chateaubriand). Al postumo trionfatore di Trafalgar, c’est la guerre, né l’uno né l’altro.

di Francesco Gottardi

La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

La cultura woke e il museo all'attacco di Nelson

publish

closed

closed

la-cultura-woke-e-il-museo-allattacco-di-nelson

2024-01-18 19:49:59

2024-01-18 18:49:59

post

raw
