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Disfatte Mondiali

La storia si ripete: dopo 32 anni l’Argentina perde la partita inaugurale del Mondiale. Le sconfitte storiche fino ad oggi.

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La storia si ripete. Dopo 32 anni l’Argentina perde inaspettatamente la partita inaugurale del Mondiale. Se a Italia 90 furono i Leoni del Camerun, ieri a far abbassare le ali sudamericane è stata la Nazionale dell’Arabia Saudita. Un risultato che rimarrà negli annali delle più cocenti disfatte di sempre.

È il destino del favorito: vincere è un obbligo, perdere una vergogna. E noi italiani lo sappiamo bene. «Una mesta broccaggine sembra essersi impadronita dei nostri giocatori. Undici ragazzi coreani sprovveduti di tecnica ma non certo di coraggio né di slancio hanno messo sotto, votandoli ad un’ignobile fine, i nostri miliardari, esaltati da megalomani dei quali purtroppo siamo stati complici». 20 luglio 1966: Gianni Brera non usa mezzi termini per descrivere la clamorosa eliminazione dell’Italia dai Mondiali d’Inghilterra per mano di una raffazzonata formazione nordcoreana. Anzi, per piede di Pak Doo-Ik, sconosciuto professore di educazione fisica (e non dentista come erroneamente riportato nelle cronache dell’epoca) prestato alla disciplina pedestre. Una sconfitta inaccettabile in un Paese con 60 milioni di allenatori di calcio. I giocatori atterreranno in gran segreto a Genova. Precauzione inutile: ad attenderli centinaia di tifosi ‘armati’ di pomodori e uova marce.

Sempre di Corea si tratta, ma questa volta del Sud, quando si rispolvera l’analoga cocente delusione del 2002. Tra le mura di casa gli orientali riescono a sbarazzarsi di una Nazionale considerata fra le favorite: l’Italia di Totti, Buffon e Cannavaro, l’ossatura della squadra che poi avrebbe festeggiato a Berlino. Quella volta la scena viene dominata dall’uomo nero: l’arbitro ecuadoriano Byron Moreno. Tra espulsioni e rigori, riesce a incidere sulla nostra sconfitta. Secondo quanto ricostruito da alcuni organi di stampa, il sospetto è che gli azzurri si siano trovati in mezzo a uno scontro di potere ai vertici della Uefa, tesi avvalorata anche dagli sbagli arbitrali già occorsi nelle gare precedenti contro Croazia e Messico. Insomma, il bersaglio grosso da abbattere era l’Italia e la Corea si ritrova a raccoglierne i frutti.

Anche la Germania ha la sua Corea (del Sud). Siamo nel 2018, i tedeschi campioni uscenti devono vincere per passare il turno. Una formalità: i loro avversari sono già matematicamente eliminati. Eppure qualcosa va storto. Pali, traverse, parate al limite della gravità: la palla non entra. Anzi, con due inaspettati contropiede la Corea colpisce a tempo scaduto mentre la Germania in quattro anni passa dalla gloria alla gogna.

Come dimenticare poi il Mondiale 2014 in Brasile, l’entusiasmo carioca alle stelle pregustando la sesta Coppa. Ma il destino aveva scritto un altro finale. La corazzata teutonica affonda la fantasia verdeoro con un incredibile 7 a 1. Un colpo al cuore di un’intera nazione che vede spegnersi il sogno di vincere un Mondiale in casa. Come già accaduto con lo storico “Maracanazo” del 16 luglio 1950. Quel giorno allo stadio Maracanà c’erano quasi duecentomila persone già festeggianti; l’organizzazione non aveva neppure voluto la cassetta con l’inno uruguagio, certa che non sarebbe servito. Invece l’Uruguay vince 2 a 1. Per i brasiliani è una tragedia. Al fischio finale si registrano sugli spalti dieci infarti e due suicidi (90 in tutto il Paese); verranno proclamati tre giorni di lutto nazionale. Anche il difensore brasiliano Danilo prova a togliersi la vita. Da quel giorno la Nazionale brasiliana non ha più vestito la divisa biancoblu.

Di Stefano Caliciuri

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