AUTORE: Marco Sallustro
Novak Djokovic ha vinto la sua battaglia (per ora), ma quasi certamente ha perso la guerra. Il n. 1 del tennis mondiale ha ottenuto dal giudice ordinario australiano la restituzione del visto cancellato dalle autorità di frontiera al momento del suo arrivo a Melbourne.
Il campione serbo è così tornato libero, in funzione di un provvedimento di quello stesso Stato di diritto accusato di qualsiasi nefandezza dal suo entourage negli ultimi giorni e gli è stato consentito di cominciare gli allenamenti in vista degli Open.
La partita, però, continua: il governo, furioso con gli organizzatori per questo incredibile pasticcio, ha presentato ricorso e quindi la permanenza di Nole resta a rischio. I suoi familiari e avvocati hanno cantato vittoria, ma lui ha preferito affidare i suoi pensieri a un tweet, limitandosi a ringraziare i tifosi per il sostegno offerto.
Non si è fatto vedere, probabilmente consigliato a tenere un profilo basso per non esacerbare gli animi delle autorità. Comunque vada a finire, l’immagine del campione esce a pezzi, fra presunte positività al Covid, evidenti forzature e una scelta di fondo no-vax incompatibile con la vita di un tennista professionista, men che meno del n. 1.
Una brutta storia, in cui il tennis esce stritolato, insieme ai suoi più grandi interpreti. Oltre Djokovic c’è Rafa Nadal – molto severo nei confronti del rivale solo pochi giorni fa – e ieri pronto a dichiarare che ora è giusto far giocare Nole. Alla luce di quanto accaduto, posizione quantomeno frettolosa e superficiale.
di Marco Sallustro
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