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Hamilton-Verstappen, mezzogiorno di fuoco in Formula 1

L’esaltante e rischiosa sfida per il Mondiale. Continua lo scontro Hamilton-Verstappen. Domenica, al Gran Premio di Monza, Lewis Hamilton è stato salvato dall’Halo, la protezione posta dal 2018 intorno al casco del pilota, nell’incidente con Max Verstappen.

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La storia della Formula 1, oltre l’aspetto squisitamente tecnico, è essenzialmente una storia di confronto di personalità. E di scontro. Volando in pista a 300 km/h, è inevitabile che la sfida fra ego, non di rado ipertrofici, si tramuti in confronto fisico. Sia pur mediato dalle rispettive monoposto. Lewis Hamilton e Max Verstappen sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di una lunga e affascinante teoria di duellanti degni de “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. Campioni che semplicemente non hanno mai accettato l’esistenza di altri in grado di far loro ombra.

La sorte ha voluto che ci trovassimo a 100 metri dalla prima variante dell’Autodromo di Monza, dove domenica Verstappen è decollato su Hamilton, nel loro confronto più spietato e pericoloso. Max sapeva perfettamente di non aver spazio per passare in quella chicane e aveva da restituire la ‘carineria’ di Silverstone, quando Lewis l’ha attaccato in piena velocità in una manovra al limite ma tecnicamente più credibile di quella di Monza. I due si detestano e non cordialmente, troppo diversi per potersi anche solo sopportare.

Verstappen è il prototipo del pilota moderno: freddo, aggressivo in pista, quasi del tutto disinteressato alla sua dimensione extra agonistica. Un non-personaggio che basa tutto sulla qualità in gara.

Lewis Hamilton è, invece, l’erede dei super campioni. Per i suoi sette titoli mondiali, come sua maestà Schumacher, ma soprattutto per l’enorme carisma e il coraggio di schierarsi con personalità nelle battaglie più scomode. È uno che non si accontenta di essere un fuoriclasse modaiolo, vuole lasciare un segno oltre i confini del suo sport. Proprio per questo può risultare antipatico, ma è l’ultimo, vero personaggio della Formula 1.

Qui, infatti, si interrompono le possibili similitudini con i leggendari duellanti del passato: Lauda-Hunt, per non parlare del mito Senna-Prost. Non erano solo fenomenali animali da pista ma giganteschi personaggi del mondo dello sport, capaci di accendere la fantasia di intere generazioni e anche di chi non è stato mai affascinato da una staccata al limite.

Alla coppia Hamilton-Verstappen manca il 50%, perché a Max non interessa null’altro che battere l’inglese (possibilmente umiliandolo) e vincere il Mondiale. Non vuole dimostrare che il cervello resta l’arma più potente, come Niki Lauda. Non si sente investito di un compito quasi divino, come Ayrton Senna. Non brucia la vita, come James Hunt. Non studia già da manager, come Alain Prost. Così, resta il solo Hamilton.

Una benedizione per uno sport che paradossalmente, privato della dimensione umana, non esiste più. Ora, entrambi devono avere la forza e la maturità per comprendere che non si può recitare in eterno il duello all’ultimo sangue.

Senna e Prost non ebbero tempo di ritrovarsi, anche se dei primissimi segnali di riavvicinamento c’erano stati. Ayrton non ebbe tempo. Valga di monito per chi rischia la vita ogni domenica. Come 48 ore fa Hamilton a Monza, dove solo l’Halo, la protezione posta dal 2018 intorno al casco del pilota, ha evitato che il pneumatico posteriore destro di Verstappen planasse sul suo collo con esiti tragici.

La rivalità è il sale dello sport, finché controllata e condita da un elemento fondamentale: il rispetto. Senza, è solo un combattimento fra galli.

 

di Diego De La Vega

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