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title: Non dimenticare l’Heysel 
description: Heysel non è più uno stadio. È solo e soltanto Heysel. Solo e soltanto quella strage dove persero la vita 39 persone e ne rimasero ferite 600
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date: 2024-05-31
author: Emilio Targia
url: https://laragione.eu/life/sport/heysel/
categories: [Sport]
tags: [sport, storia]
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# Non dimenticare l’Heysel 

![Heysel](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1225-1024x639.jpg)

Heysel non è più uno stadio. È solo e soltanto Heysel. Solo e soltanto quella strage dove persero la vita 39 persone e ne rimasero ferite 600

**Ricordo bene l’istante in cui Francesco Morini – ex *stopper* della Juve negli anni Settanta e all’epoca dirigente bianconero – mi consegnò all’Hotel Parco dei Principi di Roma i biglietti che forse mi salvarono la vita**. Chissà. Sembravo destinato in un primo momento alla Curva Z, quella dove gli *hooligans* del Liverpool, ubriachi e invasati, avrebbero provocato la strage.** I tagliandi che avevo tra le mani erano invece per la curva opposta, la “MNO”**. Erano di un colore anonimo, verde pallido tendente al grigio. **Stampati su una carta piuttosto grezza, ruvida, con le scritte in due colori**. La corona reale del Belgio in rosso così come il numero di serie del biglietto, in basso a destra. In nero invece la scritta “**Coppa dei campioni europea per *club***”*.* Declinata in francese e in tedesco. Non in italiano né in inglese. Mah. Poi il settore. E il prezzo: 300 franchi belgi*.* Infine, in basso, una scritta che mi lasciò perplesso: «*L**’organisateur décline toute responsabilité du chef d’accident**, de quelque nature qu’il soit, qui pourrait se produire au cours ou à l’occasion du match pour lequel ce ticket est délivré*». 

**Così c’era scritto, su quel biglietto. Non sul retro del tagliando, no. Non di lato, in caratteri minuscoli. No. Sul davanti e in bella evidenza. **Significava, in sostanza, che gli organizzatori declinavano ogni responsabilità in caso di incidenti. Chiaro e tondo, come se ti dicessero «**Guarda che qui qualunque cosa ti accada, noi non c’entriamo mica niente, eh!**». Non si capisce se fosse più un presagio o più una dismissione anticipata di responsabilità. Lo rilessi. Mi rigirai quel biglietto più volte tra le mani. **La finale di Bruxelles del 29 maggio 1985 fu una follia che cominciava fin dal biglietto d’ingresso.** Perché ci sono incubi che si travestono da sogni e quando poi lo scopri **è troppo tardi e non puoi farci niente.**

Deve essere un vizio maledettamente umano, quello della propensione all’oblio. Una specie di basso istinto. **Malsano, contagioso. Lo si può scegliere per autodifesa, come anestesia contro il dolore. O si può provare a imporlo a sé stessi e agli altri per comodità, per superficialità. **O per vigliaccheria. Heysel* *è una parola che oggi schiocca come una frustata. Che evoca solo e soltanto quella notte, quella strage. **È un termine ormai svuotato del suo originario valore.** Heysel non è più uno stadio. È solo e soltanto Heysel. Solo e soltanto quella strage dove persero la vita 39 persone e ne rimasero ferite 600.

Oggi ci resta la memoria. **La cui solidità non passa solo attraverso un monumento o un anniversario. Occorre che divenga prima di tutto risorsa condivisa, consapevolezza, comprensione.** Una specie di sentimento comune. Occorre che le istituzioni, le scuole, i *media* sostengano e preservino la memoria. Occorre che la memoria divenga dinamica, un’entità produttiva che parta dal passato ma che sia proiettata sul futuro. **Occorre lavorare sulla manutenzione di memoria* *per i 364 giorni che seguono ogni anniversario dalla strage**. Per questo negli anni scorsi abbiamo dato alle stampe “Quella notte all’Heysel” (Sperling & Kupfer), per raccontare dal di dentro cosa accadde quella notte. E per questo oggi con la squadra di Mondadori Studios abbiamo realizzato un *podcast*: “**Dentro l’Heysel**”*, *costruito con il racconto di quanto accadde e con le registrazioni ambientali di quella sera e le interviste che realizzai il giorno seguente con un piccolo registratore a cassette. **Sono quattro puntate che cercano di far entrare dentro l’Heysel chi ancora oggi sa poco di quella vicenda.** E chi vorrebbe capirne di più. Un *podcast* che abbiamo realizzato con grande cura e rispetto, sostenuto dalle musiche preziose e discrete di Gianluca Casadei. Perché in fondo la memoria è un lavoro. Una scelta. Un compito che spetta a tutti e a ciascuno. **Perché senza memoria saremmo luci spente.**

di* Emilio Targia*
