Il calcio affoga nelle polemiche. Personaggi e storie sono altrove
Cari italiani, abbiamo un problema. Lo sport che amiamo da sempre e consideriamo parte stessa del nostro Paese sta appassendo
Il calcio affoga nelle polemiche. Personaggi e storie sono altrove
Cari italiani, abbiamo un problema. Lo sport che amiamo da sempre e consideriamo parte stessa del nostro Paese sta appassendo
Il calcio affoga nelle polemiche. Personaggi e storie sono altrove
Cari italiani, abbiamo un problema. Lo sport che amiamo da sempre e consideriamo parte stessa del nostro Paese sta appassendo
Cari italiani, abbiamo un problema.
Lo sport che amiamo da sempre, consideriamo parte stessa del nostro Paese, della nostra storia, dei nostri sogni sta appassendo. Siamo perfettamente consci di non averlo scoperto questa mattina e che questo allarme è stato lanciato ormai innumerevoli volte, ma…
Lo straordinario successo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sta rendendo stridente e doloroso il confronto fra l’aridità sconcertante di personaggi, storie ed esempi offerti dal calcio e quanto arriva dai grandi protagonisti dei Giochi.
Non siamo, tanto per chiarire, né ingenui e ancor meno disamorati. Chi scrive, è praticamente nato con un pallone fra i piedi, ha passato tutti gli anni delle medie e delle superiori impostando le giornate su quanto si potesse giocare al calcio.
Alcune delle emozioni più forti nella mia vita sono legate a eventi pallonari. Per la Nazionale e per il Napoli.
A tal proposito, qualche settimana fa mi è capitato di entrare in un bar che – come si usava un tempo – ha alle pareti i poster degli Azzurri campioni del mondo 1982 e dell’Italia 2006.
Mi sono fermato a guardare quei volti, la caratura di personaggi sportivamente parlando giganteschi. Non si tratta solo di qualità tecniche, ma di carisma, capacità di attraversare le epoche e imporsi all’attenzione e alla memoria di chi non li ha mai visti giocare.
Oggi chi abbiamo? Nessuno.
Questa generazione, ce lo auguriamo con tutte le forze, può ancora salvarsi, può scrivere qualcosa di importante, ma nel frattempo sarebbe ridicolo paragonare Jannik Sinner, Federica Brignone e Sofia Goggia ai migliori calciatori italiani. Al più idoli locali. Roba municipale.
La Brignone è approdata con un articolo-profilo lunghissimo sul New York Times, l’ultimo calciatore italiano veramente famoso all’estero ha smesso di giocare una vita fa. Con la parziale eccezione di Gigio Donnarumma.
La cosa più grave, non è neppure la distanza fra i campioni di quelli che un tempo chiamavamo “altri sport” e i principali calciatori italiani, quanto la palese incapacità del mondo del calcio di comprendere la vastità del baratro che si è spalancato sotto i suoi piedi.
Qualcuno se ne preoccupa? Ci sembra proprio di no e quei pochi che provano a porre il problema vengono ignorati o considerati un fastidio per una macchina interessata solo a trovare dalle televisioni i denari necessari a non saltare per aria…
Grazie al cielo, continuiamo e continueremo a andare in strada per gli scudetti, perché siamo italiani e viviamo di questo, ma le storie, i personaggi, le grandi avventure sono finite da un pezzo. Non vi facciamo i nomi per non intristirvi. Se ci fosse un po’ di coscienza e amore profondo per lo sport più popolare, democratico e diffuso al mondo, smetteremmo di preoccuparci del Var e un po’ più di simulatori e principi sportivi.
Di Fulvio Giuliani
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