Il disastro senza responsabili, una brutta storia italiana
Il terzo Mondiale saltato è una vergogna sportiva troppo profonda, ingiustificabile e intollerabile per aggrapparsi alle solite scuse
Il disastro senza responsabili, una brutta storia italiana
Il terzo Mondiale saltato è una vergogna sportiva troppo profonda, ingiustificabile e intollerabile per aggrapparsi alle solite scuse
Il disastro senza responsabili, una brutta storia italiana
Il terzo Mondiale saltato è una vergogna sportiva troppo profonda, ingiustificabile e intollerabile per aggrapparsi alle solite scuse
Zero scuse. Un monte di vergogna. Una rabbia che non passa e non passerà. Se ne devono andare tutti. Tutti. Il presidente della Federcalcio, l’intero staff dirigenziale, l’intero staff tecnico, l’intera rosa.
Il terzo Mondiale saltato è una vergogna sportiva troppo profonda, ingiustificabile e intollerabile per aggrapparsi alle solite scuse di quart’ordine a cui purtroppo ci siamo abituati e che abbiamo accettato supinamente troppo a lungo, ponendo le basi per lo sfacelo consumatosi ieri nel vetusto e piccolo stadio di Zenica, in Bosnia.
Non c’è niente da salvare, ma proprio niente. Dispiace umanamente per tutti, nessuno escluso, ma a livello di calcio professionistico – come di qualsiasi altro sport a questo livello – non resta che trarre le conclusioni, chiedere scusa e levarsi di torno.
Ci correggiamo: questo varrebbe in una realtà in cui si è abituati a trarre le conseguenze delle proprie azioni e dei propri errori.
Di sicuro non vale per il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, che si è incredibilmente presentato ieri sera ai giornalisti non per fare l’unica cosa sensata – dimettersi – ma per rimettere tutto nelle mani del Consiglio federale, come se non avessimo perso il terzo Mondiale di fila, ma un amichevole di agosto.
Incredibile e imbarazzante.
Questo vale, sia chiaro, anche per la pomposa, magniloquente e inutile Lega calcio, convinta di amministrare un grande campionato.
In realtà, la nostra Serie A è un torneo mediocre, popolato di squadre attente solo a non prenderle, di una marea di giocatori sopravvalutati e convinti che quello che si dice di loro da un giornalismo miope e senza nerbo sia la verità.
La Nazionale più brutta della nostra storia è figlia di un campionato che è divertente solo nella misura in cui facciamo apparire appassionante una sfida fra scarsi.
Come dimostrato senza alcuna pietà dai risultati imbarazzanti raccolti in Europa, dove ci hanno preso a schiaffi tutti e quando diciamo tutti intendiamo proprio tutti.
A noi, in tutta franchezza, non interessa nulla del presidente federale Gravina, dispiace umanamente per il Commissario Tecnico Gattuso, i dirigenti Bonucci e Buffon e per questa sfinente teoria di mezze figure che un tempo non avrebbe neanche portato i palloni agli allenamenti, ma professionalmente parlando non abbiamo più nulla da dir loro.
Tutte cose che abbiamo scritto non so più quante volte, senza aspettare l’ennesima, imbarazzante figura.
Il calcio italiano sta affondando in un mare di mediocrità, insipienza tecnica e organizzativa, schiacciato e umiliato da altri sport, con i quali paragonarsi è semplicemente improponibile.
Sta affondando, perché sempre più ragazzini si stuferanno di aspettare quello che i genitori hanno raccontato per anni e semplicemente se ne fregheranno di questi giocatori viziati e pompati, al più comprimari degli stranieri nelle loro modeste squadre di club.
Di Fulvio Giuliani
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