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title: Il vero KO di Muhammad Ali
description: "Il 17 gennaio 1942 nasceva Muhammad Ali. Un campione sul ring e nella vita: rifiutò di andare in Vietnam e combatté con forza il razzismo."
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date: 2022-01-17
author: Filippo Messina
url: https://laragione.eu/life/sport/il-vero-ko-di-muhammad-ali/
categories: [Sport]
tags: [razzismo]
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# Il vero KO di Muhammad Ali

![Il vero KO di Muhammad Ali](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Muhammad-Ali.png)

Il 17 gennaio 1942 nasceva Muhammad Ali, il più grande pugile della storia. Un campione non solo sul ring ma anche nella vita: rifiutò di andare in Vietnam e combatté con forza il razzismo. Non senza conseguenze sulla sua carriera.

“La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona solo perché ha la pelle più scura. Oppure a gente povera e affamata, nel fango, per la grande e potente America”. Così **Muhammad Ali** spiegava ai giornalisti il suo **rifiuto reiterato alle armi**, alla **guerra del Vietnam**. “A sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’, privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre e mio padre. Come posso sparare a quelle povere persone?”.

Era il **28 aprile 1967** e nessuno sapeva che da quel giorno **Cassius Marcellus Clay Jr.**, questo il vero nome di Muhammad Ali prima della **conversione all’Islam** del **‘64**, sarebbe diventato un **campione**, oltre che **sul ring**, anche **nella vita**.

**La sua battaglia** sarebbe stata da quel momento in poi contro i “suprematisti bianchi” (il “white power” - il “potere bianco”) che negavano i diritti delle persone di colore, anche se americani come loro.

Che allo Zio Sam non fosse andata a genio **quella storica decisione** di **Ali** lo si capì fin da subito; storica perché **dire di no** significava **tradire i valori del buon cittadino americano**. E il fatto che **il rifiuto** arrivasse **da un cittadino celebre**, che tanto aveva ricevuto dal **sogno a stelle e strisce**, riusciva a dare **ancora più fastidio all’opinione pubblica** che aveva ancora vivo il ricordo di pochi anni prima, quando **Elvis Presley**, all’apice della carriera, si lucidava gli anfibi e si faceva radere il ciuffo ribelle a favor di telecamera. Era il 1958 quando il re del rock - più per una questione di immagine - mollò tutto per due anni facendo la sua parte da “buon cittadino americano che mette la patria prima di tutto”.

**Muhammad Ali pagherà caro quelle interviste** tanto che **le conseguenze** delle sue parole **incideranno direttamente sulla sua carriera**. Già **il giorno seguente**, infatti, **la Commissione pugilistica dello Stato di New York** decide di ritirare ad Ali la licenza di pugile dichiarandolo “decaduto dal titolo iridato”. Inoltre una giuria di soli bianchi lo condanna a 5 anni di carcere e 10 mila dollari di multa.

Ali rinuncia a combattere per oltre 3 anni, perdendo di fatto gli “anni migliori” per un [pugile](https://laragione.eu/life/sport/piu-spettacolo-falso-che-sport-vero/) che fino a quel momento continuava a **macinare vittorie su vittorie**. Tutto questo per **combattere il suo reale nemico**: **il razzismo**. **Tornerà sul ring** solo nel **1971** quando **la Suprema corte** gli riconoscerà “il diritto all’obiezione di coscienza”.

Gli episodi di **razzismo** nell’**America dell’epoca**, infatti, erano fin troppo comuni. E non si facevano sconti a nessuno. Anche dopo il primo grande trionfo della sua carriera, **la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960** appena diciottenne, tornato negli **USA**, quando entrò in un ristorante non gli diedero da mangiare perché alla porta d’ingresso c’era appeso un cartello con la scritta “White people only” (“Solo per le persone bianche”).

**La situazione peggiora ulteriormente dopo la sua conversione all’Islam** e le offese quotidiane si ripercuotono **anche sul ring stesso**, dove normalmente si dovrebbe solo pensare a vincere. Rimane nella storia **il match** del **6 febbraio 1967** contro **Ernie Terrell** all’**Astrodome** di **Houston**. Muhammad Ali vince e diventa campione del mondo dei pesi massimi ma il combattimento viene ricordato per ben altro motivo: Ali, mentre colpisce ripetutamente Terrell, continua a ripetergli: “**What’s my name?**” (“Come mi chiamo?”) questo perché Ernie in una precedente intervista doppia fatta insieme ad Ali prima del’incontro si era **più volte rifiutato di chiamarlo con il nome** assunto dopo la conversione all’Islam.

I meriti del “**The Greatest**” (“Il migliore”), come veniva soprannominato Ali, sono **civili** oltre che **sportivi**. **Paladino dei diritti afroamericani** e **uomo simbolo contro la guerra**, ancora oggi è **un esempio per intere generazioni** e **tra le principali icone del movimento Black Lives Matter**.

**A 80 anni dalla nascita di Ali**, molte cose sono cambiate nella **società statunitense** anche se, purtroppo, non mancano episodi di **razzismo**. Certo, non si vedono più cartelli fuori dai ristoranti che vietano l’accesso alle persone di colore ma vicende come il caso **George Floyd** fanno comprendere come, ancora oggi, **servirebbero molti altri Muhammad Ali**.

 

di *Filippo Messina*
