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title: "Ufficiale: Lewis Hamilton alla Ferrari dal 2025"
description: Il fenomeno inglese Lewis Hamilton dal prossimo anno in Ferrari al posto di Carlos Sainz. Una clamorosa ipotesi che potrebbe diventare realtà
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date: 2024-02-01
author: Nicola Sellitti
url: https://laragione.eu/life/sport/ipotesi-lewis-hamilton-in-ferrari/
categories: [Sport]
tags: [formula1]
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# Ufficiale: Lewis Hamilton alla Ferrari dal 2025

![Lewis Hamilton in Ferrari](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Lewis-Hamilton-in-Ferrari.jpg)

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2022-06-29 08:53:15

2022-06-29 06:53:15

L'appellativo "negretto" dato da Hamilton nei confronti di Piquet è l'ennesimo e intollerabile esempio di razzismo malcelato di cui siamo stufi. Una forma mentis coriacea e diffusissima.

Il razzismo macchia la nostra società, ma senza imbecilli sarebbe poca cosa. È quanto vien da pensare, leggendo dello squallido atteggiamento di Nelson Piquet nei confronti di Lewis Hamilton.

Che il 70enne ex campione del mondo della F1 sia il padre della fidanzata del grande avversario di Lewis, Max Verstappen, non giustifica. Semmai aggrava. Lasciarsi andare a quella parola al contempo razzista, condiscendente, acida e maligna - “negretto” - per condire le accuse al sette volte iridato inglese conferma quanto si debba essere insopportabilmente sciocchi e ignoranti per poter essere razzisti. Non è obbligatorio, insomma, ma di sicuro aiuta.

Ha fatto benissimo la F1 (non a caso guidata da un uomo perbene come Stefano Domenicali) a stangare Piquet con un comunicato senza possibili fraintendimenti, seguita a ruota dalla Mercedes di Toto Wolff.

Non se ne può più di razzismo, ancor più di quello malcelato in battute e battutine di quart’ordine. Non stiamo scrivendo solo di Piquet e Hamilton, ma di una forma mentis coriacea e diffusissima. Quante volte ci capita di sentire certi discorsi e certe parole, al lavoro, in una serata fra amici, persino a scuola? Non basta prendersela con il politicamente corretto - che è altra cosa e presenta altri rischi - bisogna leggere e ascoltare Lewis: ha dovuto sopportare queste schifezze da quando era bambino e oggi chiede di reagire.

Lui può mandare a stendere gli imbecilli dall’alto del suo carisma e di meriti impressionanti (non fa chiacchiere, è il quinto benefattore del Regno Unito). Pensiamo a tutti gli altri, a chi non è Hamilton ed è solo davanti ai troppi Piquet di questo mondo.

Di Fulvio Giuliani

 

Hamilton, il razzismo e l’ignoranza

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2022-08-01 07:49:47

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La Ferrari conquista le prime pagine nel modo che non vorrebbe mai. Dopo essere tornata ai vertici, colpisce lo spreco di possibilità e di potenzialità.

Quello che colpisce nella stagione della Ferrari non è tanto il Mondiale che si allontana, sull’onda di una serie di errori in tutta franchezza non solo di una parte del team (il pur straordinario Charles Leclerc ha molto sbagliato e comunque tanto di più del suo rivale Max Verstappen, mentre la strategia rossa è ormai presa in giro a livello globale e la stessa macchina non è certo priva di difetti). Quello che colpisce è lo spreco di possibilità e potenzialità, in un anno in cui la Ferrari è tornata impetuosamente ai vertici, sapendo interpretare forse meglio di tutti i nuovi regolamenti.

Nonostante questo, nonostante un pilota di quelli che ne nascono uno ogni tanto, nonostante tecnici per anni sottovalutati e messi all’indice - rispetto ai “maghi” della Mercedes - il Mondiale è quasi andato. Anzi i Mondiali, piloti e costruttori. Questo è un fatto, come è un fatto che ieri in Ungheria, per l’ennesima volta, le scelte strategiche su Leclerc si siano mostrate sbagliate in modo persino grossolano. Anche quando bastava persino copiare quelle degli avversari. Il team principal, Binotto - persona di valore e rara educazione - è inevitabilmente rimasto nell’occhio del ciclone, in cui era finito dopo il GP di Gran Bretagna a Silverstone.

Ha le sue ragioni a ricordare come una strategia diversa sulla macchina di Sainz non abbia egualmente pagato, ma resta il fatto che - al momento della scelta suicida di montare gomme inefficienti - Leclerc era abbondantemente in testa alla gara e aveva appena concluso l’ennesimo sorpasso-capolavoro della sua stagione, sulla Mercedes di Russell.

Il resto è storia, con il monegasco tristemente sesto, Verstappen trionfante in carrozza in un GP in cui era partito 10º e su una pista in cui la vulgata vuole impossibile una rimonta. O quasi, perché di rimonte in Ungheria in realtà ne abbiamo viste, firmate da piloti che hanno fatto la storia di questo sport.

La Ferrari spreca, la Ferrari è uno spreco e dato che la Ferrari non è una semplice scuderia del Mondiale, ma resta una nazionale su quattro ruote, la Ferrari conquista le prime pagine nel modo che non vorrebbe mai.

Ora che tutto sembra perduto, però, la memoria corre al ritorno del Mondiale dopo una vita Maranello, con il leggendario Schumi: a Spa, il tedesco aveva appena subito il sorpasso più clamoroso della sua carriera - quello leggendario di Hakkinen ai suoi danni in Belgio, con il povero Zonta in mezzo - ma da allora la Rossa le vinse tutte, tornando a trionfare dopo 21 anni. Quest’anno sarà forse impossibile, ma è quello che Maranello ha il dovere di provare a ripetere: far strabuzzare gli occhi a tutti noi. È il destino-condanna di chiamarsi Ferrari.

Di Fulvio Giuliani

Ferrari, errori e condanne

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2022-08-01 07:49:47

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2023-07-19 17:00:49

2023-07-19 15:00:49

Intervista a Ivan Capelli, ex pilota della Ferrari e apprezzato commentatore tv, sulle difficoltà della Rossa in pista

Bandiera bianca e testa al 2024. “Cercasi Rossa disperatamente” è più un grido di dolore, piuttosto che un titolo anche scontato. Non soltanto la testa del Mondiale è lontana anni luce, ma SF-23 è attualmente la terza-quarta forza del campionato. Una crisi in apparenza senza soluzioni, al punto che il team principal Vasseur ha spostato le attenzioni sulla vettura del prossimo anno. «La crisi è innanzitutto tecnica, la Ferrari è penalizzata dal non aver risolto problemi evidenti, specie sul degrado gomme, presenti nella passata stagione. I correttivi, mentre le altre scuderie hanno lavorato agli aggiornamenti, non sono andati a buon fine» riflette Ivan Capelli, ex pilota della Rossa e apprezzato commentatore tv. «Ora si cerca di invertire la rotta ma il team principal Vasseur è arrivato quando la SF-23 era un progetto già realizzato dal team diretto da Mattia Binotto».

Dalla pista agli uffici di Maranello, la risoluzione del giallo Ferrari è ancora lontana. «Il Cavallino non ha più il peso politico di un tempo, ha perso posizioni rispetto ad altre scuderie. Si tratta di un elemento importante, perché emerge l’assenza di una visione chiara che poi si riflette sull’appeal della casa di Maranello. E sebbene possa apparire un controsenso, non aiutano neppure i dati record di vendite delle Ferrari di serie. Il marchio tira nonostante i deludenti risultati in pista e quindi se i conti tornano a bilancio magari la proprietà è meno determinata nel farli quadrare anche in pista» osserva Capelli.

Una serie di elementi si riversano pertanto a cascata sulle prestazioni in gara. Sainz e Leclerc sono apparsi parecchio tesi anche nell’ultimo Gp di Silverstone: «I problemi tecnici impongono scelte rischiose sull’assetto della vettura ma anche sulla guida dei piloti» nota Capelli. «Non c’è la serenità che potrebbe portare una figura forte in grado di dare una direzione a tutti. Per esempio, a Silverstone Leclerc è stato chiamato ai box per il cambio gomme dopo aver stampato il miglior tempo personale con quella mescola: sono errori marchiani che denotano mancanza di serenità e chiarezza. E certamente non può risolvere tutto Vasseur, che è arrivato in corsa e deve fidarsi di quanto dicono i suoi tecnici».

Secondo l’ex pilota della Ferrari, «piuttosto servirebbe un nuovo Adrian Newey, un genio che ha costruito i successi di Williams, McLaren e da un paio di anni della Red Bull, ma i tecnici così capaci sono pochi e per loro è assai complicato venire a lavorare in Italia in una scuderia con minore appeal rispetto al passato e con poche possibilità di vincere a breve termine. Insomma, per tornare competitivi ci potrebbero volere anni. Non a caso John Elkann ha spostato addirittura al 2026 l’obiettivo di un titolo piloti o costruttori». Analisi lucida e diretta, la F1 non prevede miracoli o colpi di coda. Ma si parla della Ferrari, uno dei principali simboli italiani. Si può attendere così tanto per tornare a vincere?

di Nicola Sellitti

Ferrari, la rossa buttata via

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2023-07-19 08:30:35

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