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Italia, che vergogna. Ora dimissioni da Gravina a scendere. Via tutti

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L’Italia si gioca la qualificazione per i Mondiali contro la Bosnia e esce. E’ la parola “fine” per gli azzurri della Nazionale

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Italia, che vergogna. Ora dimissioni da Gravina a scendere. Via tutti

L’Italia si gioca la qualificazione per i Mondiali contro la Bosnia e esce. E’ la parola “fine” per gli azzurri della Nazionale

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Italia, che vergogna. Ora dimissioni da Gravina a scendere. Via tutti

L’Italia si gioca la qualificazione per i Mondiali contro la Bosnia e esce. E’ la parola “fine” per gli azzurri della Nazionale

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I rigori per il Mondiale. Sospesi tra l’Inferno ed il Paradiso. E la delusione, cocente, feroce, del terzo Mondiale in fila mancato. L’Italia esce. Passa la Bosnia, è una debacle, è la fine del mito del calcio italiano. La lotteria dei penalty, la gioia del pubblico bosniaco sulle nostre rovine. Dodici anni senza un campionato del mondo per una nazionale con quattro titoli, con due finali. Cosa dire. E’ la parola fine su un romanzo, non per forza di quelli di grande qualità, anzi, ma comunque un romanzo popolare. Oltre 80 minuti giocati in dieci uomini, costretti da una follia sportiva di Bastoni in un catino da ottomila anime, un tifo incendiario ed il peso psicologico dell’Italia sul groppone, criticona ma in attesa di tornare ai Mondiali, mancanti dal 2014, dalla fornace brasiliana di Prandelli, Balotelli e Cassano. 

Dopo la follia di Bastoni, si è stati costretti a soffrire, a non giocare, senza armi, solo con la tigna, la sofferenza, sino alla fine. Ci sono stati enormi errori arbitrali, c’era un rosso anche per i bosniaci nei supplementari (fallo da ultimo uomo su Palestra), ma non deve, non può essere un alibi per la mancata qualificazione. L’espulsione (sacrosanta) dell’interista al 40esimo abbondante del primo tempo ha cambiato la sceneggiatura della partita. L’Italia era in totale controllo: gol di Kean dopo una manciata di minuti, su errore del portiere bosniaco (interno destro all’incrocio dal limite dell’area per la punta della Fiorentina), gli azzurri di Gattuso gestivano il possesso. Certo, si avvertiva l’esigenza del raddoppio per rasserenare gli animi, sino alla follia sportiva di Bastoni.

E’ cambiata l’Italia, sono cambiati gli animi, c’è stata subito la consapevolezza che sarebbe stata dura, durissima, perché all’Italia mancano anche gli uomini che strappano, che tengono la squadra su, in alto, quando si soffre, quando si deve respirare. Anche con i cambi, necessari, per rifiatare: Palestra (il migliore degli azzurri, assieme a Donnarumma) e poi Pio Esposito, al posto di uno stremato e positivo Kean, che ha dato l’anima, finché ha avuto fiato nei polmoni. Poi, solo sofferenza sino a rigori, sperando in Donnarumma. Hanno tradito altri dal dischetto. Altri, ben altri hanno tradito il calcio italiano prima della trasferta in Bosnia. Reset, sconfitta, disastro. Non ci sono altre parole.

Di Nicola Sellitti

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