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title: Il mondo di Jannik Sinner
description: Nel mondo di Jannik Sinner è già cominciata la sacrosanta difesa da chi vorrebbe distruggere il carro salendoci in massa
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date: 2024-01-29
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Sport]
tags: [Italia, sport, Tennis]
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# Il mondo di Jannik Sinner

![Jannik Sinner](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-827.jpg)

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2024-01-27 14:47:54

2024-01-27 13:47:54

Omar Camporese, ex numero 18 al mondo del tennis italiano, si sbilancia sulla finale Sinner-Medved di domani: "È più forte, anche il russo lo sa"

Ora la finale in Australia (domani ore 9.30), dove parte favorito, poi la corsa alla prima posizione mondiale.

Omar Camporese, ex numero 18 al mondo, due tornei Atp vinti in carriera e apprezzato commentatore televisivo, è un estimatore di lunga data di Jannik Sinner ma prima del via all’Australian Open aveva messo in guardia il fenomeno italiano sulle potenziale insidie delle partite sulla lunga distanza in un clima torrido e sulla furia di Nole Djokovic, segnato dalla sconfitta con Jannik in finale di Coppa Davis: “Invece Sinner è andato oltre tutto, semplicemente perché in questo momento è il tennista più forte al mondo. Ora c’è la finale contro Medvedev, che è un altro campione, che vinto prove del Grand Slam, ci può essere ovviamente un po’ di tensione per chi come Jannik gioca la prima finale di uno Slam, ma lui è tranquillo perché è formidabile, forte di testa e consapevole dei suoi mezzi. E’ una fortuna per l’Italia, Sinner”, spiega Camporese a La Ragione.

Gli ultimi quattro mesi da dominatore di Sinner, riflette Camporese, dipendono principalmente dai miglioramenti impressionanti al servizio: “E’ un punto essenziale, prima Jannik giocava un tennis nervoso perché non si fidava del suo servizio, ora invece la prima e anche la seconda battuta gli consentono di essere aggressivo e preciso, di dominare da fondocampo. E’ stato così anche contro Djokovic, che è stato travolto nei primi due set. E’ impressionante poi la forza mentale di Jannik, che si è visto sfumare il match point nel terzo set per poi ricominciare a macinare gioco nel quarto parziale. Lo sanno fare solo i campioni e Jannik ormai lo è”, dice Camporese, che vede in Sinner tracce di un grandissimo del passato come Andrè Agassi.

“Soprattutto quando anticipa i colpi di rovescio a due mani, anche come incrocia le gambe nel colpire la palla ricorda Andrè e questo tipo di paragone rende bene l’idea di dove è arrivato Sinner e quali sono i margini di crescita, ossia i margini di crescita di un fenomeno che deve giocare per diventare il primo giocatore della classifica Atp. Se vincesse la finale avrebbe poi i mesi sul rosso per consacrarsi, lì ci sono tantissimi punti in palio”, riflette Omar.

Ma prima c’è la finalissima. C’è Medvedev. “Jannik lo ha battuto nelle ultime sfide - evidenzia Camporese - e anche il russo sa che in questo momento Sinner è più forte e sta giocando meglio, poi il gioco del russo, piazzato tre metri fuori dal campo, può essere solo un vantaggio per il nostro tennista di punta. Ma voglio sottolinearlo, abbiamo il più forte al mondo, senza di lui non avremmo mai vinto la Coppa Davis, è chiaro a tutti. E’ davvero un momento magico”.

di Nicola Sellitti

"Sinner è una fortuna per l'Italia", parla Omar Camporese

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2024-01-28 08:36:14

2024-01-28 07:36:14

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2024-01-28 15:13:03

2024-01-28 14:13:03

All'inizio del terzo set, Jannik Sinner esclama "Sono morto" prima di stravincere. L'iconica immagine di lui steso a terra è già storia

Sotto di due set e sul 4-4 pari del terzo, Jannik Sinner esclama “Sono morto”. Prende un asciugamano, è madido di sudore, testa e gambe non sembrano in sintonia. Quella dichiarazione assume i contorni di una disfatta. Poi ritorna in campo, fa impazzire Daniil Medvedev e i nostri occhi che zampillano a destra e sinistra su quella pallina. Infine, stravince.

La fotografia di lui steso su quel campo blu è già storia, icona di un momento sacrale che è arrivato a tutti, anche e soprattutto chi ha scoperto oggi le rigide e sfiancanti regole del tennis.

Il motivo è semplice: Jannik Sinner è un portento raro ma anche la rappresentazione di quello che vogliamo dallo sport e dalla vita. Ci riflettiamo in quell’immagine di lui a terra nella posizione a stella che simbolicamente rimanda alla crocifissione. Gli occhi chiusi e un accenno di sorriso devastato dalla stanchezza, ci induce a tentare di cogliere cosa possa passare nella mente di un uomo quando raggiunge l’obiettivo che gli ha tolto il sonno per mesi.

L’impresa è eccezionale e vale la pena cogliere l’occasione di non infarcire questi attimi di moralità spicciola: non siamo tutti la valentia, la grazia, la bravura di Jannik Sinner e quindi, spesso, falliremo. Non c’è posto per tutti nell’Olimpo dei migliori e ripeterselo potrà togliere la magia ma aumentare la consapevolezza. Quando si parla di sport, questo vale ancora di più.

La maggior parte delle volte staremo semplicemente a guardare proprio come abbiamo fatto oggi ma ciò che conta è l’attimo successivo all'ammissione di debolezza: “sono morto”, “ci provo fino alla fine”, “lo devo a me stesso”, “un ultimo sforzo”.

Questa triade è l’unica vera morale della meravigliosa favola che Jannik Sinner ci ha fatto vivere oggi, e lo sarebbe stata con o senza lieto fine. Abbiamo sempre più bisogno di storie così.

di Raffaela Mercurio

Sinner, quella fotografia che è già storia

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2024-01-28 15:13:03

2024-01-28 14:13:03

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2024-01-28 20:41:32

2024-01-28 19:41:32

Il ringraziamento inviato da Jannik Sinner ai suoi genitori dal palco alla premiazione dell'Australian Open è tutt'altro che scontato

Pare un discorso molto “italiano” il ringraziamento inviato da Jannik Sinner ai suoi genitori dal palco della premiazione dell’Australian Open. E invece è meno scontato di quello che si possa pensare. anzi, è un monito fornito alla classe dei genitori, alle prese sempre con il lavoro più complesso e delicato, ossia il percorso di accompagnamento dei figli. Soprattutto se l’accompagnamento è nello sport, sempre più verticale, competitivo, tra sogni di gloria (e di guadagni) e di pressioni messe sulle spalle dei ragazzi, iper compressi ancora prima di intravedere una porticina che conduce all’agonismo, al successo, ai premi, alla notorietà.

Jannik Sinner era un talento dello sci italiano. Cresciuto sulle Dolomiti, a un passo dalle Tre Cime di Lavaredo, a San Candido, Sesto Pusteria, a un passo dall’Austria. Papà cuoco (ora è il suo cuoco ufficiale), mamma cameriera, è iniziato allo sci a quattro anni. A otto anni vince le prime gare sugli scarponi, a 12 anni era campione italiano di slalom gigante nella sua categoria. Un predestinato, insomma, nella terra di miti della neve come Isolde Kostner, Armin Zoeggeler.

Era più forte tra i paletti che con la racchetta. Poi a poco più di 12 anni si è allontanato da casa, 700 km in auto verso Bordighera, dove sarebbe stato preso in consegna da Riccardo Piatti, uno dei migliori insegnanti di tennis a livello mondiale. La leggenda - ma è da confermare - vuole che Jannik si sia congedato da mamma e papà con una semplice stretta di mano, alla volta della scuola del maestro Piatti, il suo mentore, prima della coppia Vagnozzi-Cahill che l’ha condotto alla grandezza.

Chiunque avrebbe dubitato, forse gli stessi genitori di Sinner sono stati avvolti dai dubbi sulla scelta del ragazzo, che invece da Melbourne - una volta vinto il suo primo torneo del Grand Slam - ha sottolineato la libertà di scelta che gli è stata concessa, anche la possibilità di “bucare” quella scelta, come molte volte avviene nella vita di tutti i giorni, a qualunque età. Jannik li ha ringraziati pubblicamente, augurando a chiunque di avere genitori come i suoi.

Insomma, scegliere, mettersi alla prova, sbagliare e imparare dagli sbagli. Ora, partendo dall’assunto, anche ovvio, che non tutti hanno il talento a disposizione di Jannik Sinner - uno di quelli che passa una volta ogni 20 anni, almeno -, basta compiere un giretto sui campetti di calcio, già dai 5-6 anni, per intercettare genitori che spingono ossessivamente i figli, li caricano di aspettative e consigli, discutono con gli allenatori sui metodi di allenamento. E scavalcando nel professionismo, quanti talenti si sono perduti per il peso esercitato dai genitori, soprattutto se allenatori o improvvisati manager.

L’elenco è infinito e si aggiorna a tempi record, perché i soldi fanno gola e la fama di notorietà forse anche di più. Per questo, anche per questo, la storia di Jannik Sinner è merce davvero rara.

di Nicola Sellitti

Sinner: "Auguro a tutti genitori come i miei"

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2024-01-29 07:36:07

2024-01-29 06:36:07

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