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title: La Nazionale senza Nazione
description: "La forza unificatrice del calcio come veicolo di rivendicazione politica e sociale: la nazionale... senza nazione"
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date: 2025-05-29
author: Emanuele Lombardini
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categories: [Sport]
tags: [calcio]
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# La Nazionale senza Nazione

![Nazionale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/Nazionale-1024x639.jpg)

La forza unificatrice del calcio come veicolo di rivendicazione politica ma soprattutto sociale, quando un Paese da chiamare “casa” non ce l’hai: stiamo parlando della nazionale... Senza nazione

**La forza unificatrice del calcio come veicolo di rivendicazione politica ma soprattutto sociale, quando un Paese da chiamare “casa” ("Nazione") non ce l’hai.** Popoli sparsi per il mondo a causa della diaspora. Esiliati da dittature o discriminazioni o ancora esistenti fisicamente ma non a livello ufficiale, perché non riconosciuti. Quasi tutti hanno una loro Nazionale e persino una Federazione che gestisce il campionato. Il modo più semplice e immediato per dire «Ci siamo anche noi».

**Fra le più rappresentative c’è senz’altro quella degli Uiguri, la minoranza turcofona discriminata in Cina.** La Federazione (East Turkestan) esiste sin dal 1949. Fa base nei Paesi Bassi e a essa fanno riferimento calciatori – molti professionisti – provenienti da 10 Stati diversi. «Il calcio è la piattaforma che ci consente di fare dichiarazioni politiche. Estendere le relazioni internazionali e aumentare le abilità e le aspirazioni del nostro popolo nel mondo» spiegano dalla Federcalcio uigura.

**Più recente ma non meno importante è la selezione del Tibet, nata nel 2001 con la benedizione del Dalai Lama. Con base in India**, organizza campionati maschili e femminili e gestisce la Nazionale. Darfur United, con sede a Los Angeles, è invece la rappresentativa dei rifugiati dalla zona di confine fra Ciad e Sudan. Dal 2018 ha anche una squadra femminile. «Attraverso questa selezione vogliamo fare luce su una delle popolazioni più dimenticate e vulnerabili, in particolare sulla condizione delle donne» spiegano. Sempre dalla Cina arriva anche la rappresentativa del popolo Hmong, distribuito fra 11 Paesi e tre Continenti.

**Il palcoscenico più importante di selezioni come queste sono i campionati della** [Conifa](https://www.conifa.org/en/)**, la Federazione calcistica delle minoranze etniche, dei popoli senza Stato e in generale delle realtà fuori dai contesti ufficiali.** Organizza i Mondiali ogni due anni ma da qualche tempo anche i campionati continentali. Fra le squadre più forti c’è quella del Barawa, composta da profughi somali in Inghilterra; ma se parliamo del Corno d’Africa i fari si accendono soprattutto sulla formazione del Somaliland, repubblica autonoma staccatasi dalla Somalia dopo la fine della dittatura di Siad Barre e non riconosciuta a livello internazionale. Situazione simile per il Sahrawi, la rappresentativa del Sahara Occidentale, conteso fra Marocco e Fronte Polisario.

**Altra selezione sotto i riflettori in Asia è quella del popolo Rohingya, minoranza etnica discriminata nel** [Myanmar](https://laragione.eu/esteri/lapocalisse-del-myanmar/), composta in gran parte dai rifugiati in Malaysia: «Molti di questi giocatori sono emarginati, discriminati e privati dei diritti fondamentali, tanti sono fuggiti dal Paese nella speranza di un futuro migliore» dicono dalla Federazione. «Bloccati in un limbo precario in Malaysia, si sono uniti per provare a cambiare tutto questo». Ma in Asia spiccano anche la Nazionale Tamil, che riunisce la diaspora europea e canadese, e quella del Kurdistan (con base in Iraq).

**E l’Europa?** Fra le più attive politicamente (e anche fra le più forti a livello tecnico, con diversi professionisti) ci sono la rappresentativa di **Cipro Nord** – la parte dell’isola rivendicata dai turchi – e quella del **popolo lappone (Sápmi)**, sparso fra quattro Stati. Inoltre è pronta a ripartire con più forza la Nazionale dell’**Artsakh**: oggi che il Paese non c’è più (perché riassorbito dall’Azerbaigian dopo la fine del conflitto), il calcio sarà ancora di più uno strumento di rivendicazione politica. **Così come lo è da qualche anno per una delle poche squadre dell’Oceania, quella delle Hawaii**: a gestirla è il Movimento per la sovranità delle isole, che vuole l’indipendenza e definisce il territorio «in prolungata e illegale occupazione militare da parte degli Stati Uniti, a partire dall’annessione del 1898».

di *Emanuele Lombardini*
