La sacrosanta furia di Maignan
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Il post del giorno dopo di Mike Maignan è coraggioso come l’uscita dal campo di ieri sera. Ora servirebbe un gesto da parte dei vertici del calcio
La sacrosanta furia di Maignan
Il post del giorno dopo di Mike Maignan è coraggioso come l’uscita dal campo di ieri sera. Ora servirebbe un gesto da parte dei vertici del calcio
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La sacrosanta furia di Maignan
Il post del giorno dopo di Mike Maignan è coraggioso come l’uscita dal campo di ieri sera. Ora servirebbe un gesto da parte dei vertici del calcio
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AUTORE: Nicola Sellitti
Udinese e Procura federale complici, qualora sul razzismo non facessero nulla. Il post del giorno dopo di Mike Maignan è coraggioso come l’uscita dal campo di ieri sera, dopo la serie di offese razziste subite a Udine. Alla Dacia Arena si sono consumati forse i cinque-sei minuti forse più significativi del calcio italiano degli ultimi tempi. Non è un’iperbole, perché a Udine finalmente si batte un colpo serio alla drammatica questione del razzismo negli stadi. C’è stato un calciatore che si è sentito dare della scimmia diverse volte, segnalandolo al direttore di gara, come accadde poco più di cinque anni fa a Kalidou Koulibaly a San Siro. Il portiere del Milan ha deciso di lasciare il campo, la squadra rossonera l’ha seguito. Soprattutto, stavolta c’è stato un arbitro, Maresca, che ha compreso il momento (a San Siro l’ex difensore del Napoli fu espulso da Mazzoleni dopo un applauso ironico al pubblico che l’aveva apostrofato..) e soprattutto è stato applicato per la prima volta la norma antirazzismo introdotta dalla Figc nel 2019, l’articolo 62 delle NOIF (Norme Organizzative Interne della FIGC) essendosi di fatto verificato la circostanza prevista dal comma 8 dello stesso articolo che dice: “Nel corso della gara, ove intervengano per la prima volta i fatti di cui al comma 6 (cioè che si rilevi uno o più striscioni esposti dai tifosi, oppure cori discriminatori), l’arbitro, anche su segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno o dei Collaboratori della Procura federale e, in assenza di quest’ultimi, del Delegato di Lega, dispone l’interruzione temporanea della gara”.
E’ un passaggio decisivo. I calciatori del Milan hanno seguito Maignan negli spogliatoi, sono passati cinque minuti, sono tornati in campo. Se si fossero ripetuti gli episodi di razzismo, l’applicazione dell’articolo avrebbe portato alla sospensione definitiva della partita di Udine. Maignan ha ricevuto appoggio unanime per la coraggiosa scelta di uscire dal campo. Su X anche Kylian Mbappè ha applaudito alla scelta del compagno di nazionale.
Ora, sarebbe congruente che al gesto forte del calciatore, dei compagni di squadra, anche dell’arbitro, seguisse anche quello dei vertici del calcio, con la sconfitta a tavolino dell’Udinese, che la partita l’ha già perduta sul campo. Sarebbe un altro segnale forte. Il calcio italiano, che sta di nuovo facendo il giro del mondo per i motivi meno nobili, deve avere il coraggio di mandar via i razzisti dagli spalti. Non basta, insomma, la chiusura della curva dell’Udinese, da dove sono partite le ripetute offese al portiere del Milan, che dopo la partita ha detto: “Devono avere sanzioni molto forti, perché le parole non servono più a niente”. Già. Infantino, il capo della Fifa, ha detto: “Serve la sconfitta a tavolino”. Si parta, allora, da ieri sera.
Di Nicola Sellitti
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