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La sera storta, lasciamo stare le “maledizioni”

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Le Olimpiadi di Parigi 2024: non solo successi ma anche delusioni, come il caso della pallanuoto italiana e dell’Italia maschile del volley

La sera storta, lasciamo stare le “maledizioni”

Le Olimpiadi di Parigi 2024: non solo successi ma anche delusioni, come il caso della pallanuoto italiana e dell’Italia maschile del volley

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La sera storta, lasciamo stare le “maledizioni”

Le Olimpiadi di Parigi 2024: non solo successi ma anche delusioni, come il caso della pallanuoto italiana e dell’Italia maschile del volley

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E venne il giorno delle grandi delusioni. Lo sport ti insegna prima di ogni altra cosa a perdere: chi non sa perdere non saprà mai vincere. Per quanto sia amaro il sapore della partita in cui nulla sembra andare come dovrebbe.

È il caso della Nazionale di pallanuoto italiana, eliminata ai quarti delle Olimpiadi ai tiri di rigore dall’Ungheria e – più di qualsiasi altra squadra – dell’Italia maschile del volley.
Reduce dall’agonica sopravvivenza contro il Giappone, l’Italia è stata letteralmente spazzata via dal campo dai padroni di casa della Francia. Il campanello d’allarme era suonato – poderoso – contro Yamamoto e compagni e forse non è stato colto fino in fondo, paradossalmente a causa della bellezza della rimonta.

Contro i francesi, non c’è stata partita e non saremo certo noi a cercare scuse. Sono stati più bravi, per quanto faccia male doverlo ammettere. Oggi leggerete da tutte le parti di “maledizione delle Olimpiadi” per la pallavolo azzurra. Quell’oro che sembra irraggiungibile. A cominciare dalla “generazione dei fenomeni”.
Eppure alle maledizioni non riusciamo a credere, crediamo che ogni sconfitta sia stata sempre spiegabile. Alcune decise da particolari infinitesimali, come la finale persa con l’Olanda ad Atlanta ‘96. Altre quasi “normali“ come l’indiscutibile cappotto che abbiamo subito dalla Francia ieri sera o dal Brasile a Rio 2016.

Lasciamo da parte, dunque, le maledizioni, ma ai Giochi è sempre mancato qualcosa. Oggi toccherà a chi tutto questo lo sa meglio di chiunque altro: il maestro Julio Velasco. Il padre della “generazione dei fenomeni” e dell’oro – quello sì – che proprio non ci doveva sfuggire 28 anni fa. Scrivemmo di lui ormai un mese or sono: Julio Velasco è in missione. Non banalmente per se stesso e neppure per quel massimo riconoscimento olimpico che non ha mai ottenuto, ma per chiudere un cerchio e mettere a posto le cose.

Fra sé e la finalissima, Veslasco se la vedrà con la Turchia di un altro allenatore italiano (dopo Giani che si giocherà l’oro con la Francia maschile, Daniele Santarelli è anche e incredibilmente… il marito della nostra libera De Gennaro). Non ci sarà nessuna maledizione da sfatare, dovremo mettere a terra un pallone in più di loro. Maestro, siamo in missione con te.

di Fulvio Giuliani

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