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La storia che non ti aspetti dalla fiaccola olimpica

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In pochi sanno che la fiaccola e la cerimonia olimpiche sono “invenzioni” nate durante il nazismo in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando Hitler si rifiutò di stringere e premiare il campione afroamericano Jesse James

La storia che non ti aspetti dalla fiaccola olimpica

In pochi sanno che la fiaccola e la cerimonia olimpiche sono “invenzioni” nate durante il nazismo in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando Hitler si rifiutò di stringere e premiare il campione afroamericano Jesse James

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La storia che non ti aspetti dalla fiaccola olimpica

In pochi sanno che la fiaccola e la cerimonia olimpiche sono “invenzioni” nate durante il nazismo in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando Hitler si rifiutò di stringere e premiare il campione afroamericano Jesse James

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Il grande giorno è arrivato: la Fiamma Olimpica conclude oggi il suo viaggio cominciato lo scorso 26 novembre a Olimpia in Grecia. Il passaggio in queste ore della torcia tra le vie di Milano e hinterland sta mettendo a dura prova la pazienza di tutti in una città blindata da giorni tra scuole e uffici chiusi per motivi di pubblica sicurezza. Allo stesso tempo è pleonastico sottolineare la grande opportunità che un evento sportivo di tale portata sta offrendo a tutta la città e non solo. 

Non è superfluo invece – proprio perchè molti lo ignorano – ricordare come la cerimonia della torcia olimpica, considerata da molti un’antica tradizione, sia invece un’invenzione moderna risalente alla Germania nazista. Venne concepita, infatti, per la prima volta a Berlino in occasione delle Olimpiadi del 1936 quando il Comitato olimpico internazionale affidò alla regista Leni Riefenstahl, una delle poche donne nella cerchia di potere di Hitler, la realizzazione del film documentario Olympia, il primo mai girato sul tema, in cui vennero utilizzate delle tecniche di ripresa fino ad allora sconosciute. Alla Riefenstahl venne per esempio l’idea di interrare le telecamere che le permisero di riprendere le immagini passate alla storia dell’atleta di colore Jesse James che sembra letteralmente volare mentre salta. Anche il Villaggio olimpico è un’intuizione che si deve al Fuhrer e sempre al Reich va dato “merito” di aver esteso i giochi a tutta la popolazione, discipline prima seguiti solo dall’aristocrazia e persone abbienti.

Il fine ovviamente non era quello di democratizzare lo sport, anzi! Piuttosto di utilizzarlo come strumento di propaganda e affermazione della propria superiorità. Cosa che, per fortuna, nonostante il rifiuto di Hitler di premiare  stringere la mano ad atleti non ariani, non riuscì perché talento e merito non sono ancora controllabili. 

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