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L’orgoglio d’Italia

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Italia: se siamo qui ancora una volta a scrivere di Sinner è perché sentiamo di assistere a qualcosa di impensabile una manciata di anni fa

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L’orgoglio d’Italia

Italia: se siamo qui ancora una volta a scrivere di Sinner è perché sentiamo di assistere a qualcosa di impensabile una manciata di anni fa

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L’orgoglio d’Italia

Italia: se siamo qui ancora una volta a scrivere di Sinner è perché sentiamo di assistere a qualcosa di impensabile una manciata di anni fa

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Di alcuni campioni si dice che arrivino una volta ogni 30 o 50 anni. Jannik Sinner ha deciso di dar senso a questo luogo comune andando a vincere ieri pomeriggio (stravincere…) gli 83’ Internazionali di tennis di Roma cinquant’anni dopo l’ultimo italiano, Adriano Panatta.

Il leggendario Adriano era lì a premiarlo, al fianco del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Molto più di un passaggio di consegne, anche perché – come ha ammesso sorridendo lo stesso Sinner – quando Panatta viveva il suo anno magico fra Roma e Parigi non solo lui non era neppure in mente dei, ma gli stessi genitori si dovevano ancora conoscere

Altro mondo, altre Italia, altro Tennis. Altri tempi: per quanto quei giocatori abbiano fatto la storia del nostro sport, allora sarebbe stata impensabile la presenza del Presidente della Repubblica al Foro italico per la finale del più importante torneo tennistico organizzato in Italia.
Ieri, Sergio Mattarella ha fatto doppietta, dopo la gioia dell’anno scorso per la finale femminile vinta da Jasmine Paolini.

Un riconoscimento del momento magico dell’intero movimento e di questo ragazzone che sta riscrivendo la storia e, più di qualsiasi altra considerazione, ci sta rendendo orgogliosi di essere italiani.

Perché, alla fine, questo conta: molto più dei numeri, dei record, dei tornei ATP 1000 in sequenza e dell’incredibile striscia di successi ormai in grado di far impallidire persino sua maestà Nole Djokovic, se siamo qui ancora una volta a scrivere di Sinner, a pensare a Sinner, a esaltarci per Sinner è perché sentiamo di assistere a qualcosa di impensabile una manciata di anni fa.

Lo ha capito anche Sergio Mattarella, che sorrideva bonario sul palco della premiazione, godendosi fino in fondo il momento. Più tardi sarebbe arrivata In tv la piccola e spiritosa ammissione di Jannik: “Non ero partito benissimo con il Presidente…”.
Davanti alla storia possiamo sorridere anche di qualche errore e di ingenuità che ieri sono state archiviate.

Di Fulvio Giuliani

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