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L’ultimo miglio di Leo

Il Qatar batte l’Argentina, una clamorosa ed inaspettata sconfitta. Proprio Leo Messi il giocatore più forte del mondo ha toppato.

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La prima grande sorpresa dei Mondiali era fisiologica e anche, per certi aspetti, attesa con ansia. Serviva, con un pizzico di cinismo, per dar sapore a una pietanza abbastanza insipida nelle prime partite del torneo qatarino.

Che finisse proprio l’Argentina di Leo Messi nel trappolone appariva oggettivamente improbabile, data la caratura teorica degli avversari sauditi. E invece… Invece proprio il giocatore più forte del mondo (o uno dei due più forti al mondo, nel dibattito lungo ormai più di 10 anni) ha clamorosamente toppato. Sia a livello personale, sparendo di fatto dopo aver segnato l’illusorio rigore del vantaggio, sia come squadra.

L’Argentina non è mai esistita ed è affogata via via nel classico trappolone agonistico dell’incubo che andava materializzandosi. Intendiamoci, nessun dramma particolare: l’Albiceleste ha tutti i numeri per qualificarsi, farsi strada fino in fondo, eccetera. Del resto, anche nel 1990 gli argentini persero clamorosamente la partita inaugurale contro il Camerun a Milano, per arrivare poi alla finalissima dell’Olimpico. La persero contro, la Germania, per un rigore che grida ancora oggi vendetta. Solo che, ci risiamo con i fantasmi che inseguono Messi dall’inizio della sua carriera, quell’Argentina aveva QUEL giocatore. Quel carisma inarrivabile, che da solo riusciva a rianimare squadre decotte e moltiplicava la forza di comprimari appena normali.
Leo Messi continua a non riuscire in questa impresa, che trasforma l’atleta – per quanto forte – in leggenda.

È la grande sfida, la dichiarata speranza che tutti noi vecchi appassionati di pallone nutriamo nei confronti di questo meraviglioso N.10. Uno di quelli che nascono – come si suol dire – ogni trent’anni, per la capacità di accendere la fantasia e dipingere su un prato geometrie e movimenti preclusi ai comuni mortali. Conta zero, ma noi voteremo sempre Messi nell’eterno dualismo con Cristiano Ronaldo. Perché l’argentino è fantasia, inventiva applicata al calcio, sublime magia di sinistro. Come l’immortale Diez.

La verità, però, è che a Leo resta solo una possibilità di compiere l’ultimo miglio, quello quasi impossibile. Toccare l’istante in cui un fenomeno si trasforma in anima di un intero Paese. Può ancora succedere da oggi al 18 dicembre e poi Messi potrà anche chiuderla lì con i fantasmi e la beffa di una carriera inarrivabile, ma perennemente in ombra.

Di Fulvio Giuliani

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