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title: Maestri in panca
description: I Mondiali sono la massima rappresentazione del calcio come la metafora della vita. La rappresentazione massima è Moriyasu e Louis Enrique
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date: 2022-12-10
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/life/sport/maestri-in-panca/
categories: [Sport]
tags: [calcio, Evidenza, qatar2022]
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# Maestri in panca

![Moriyasu e Louis Enrique](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Evidenza-sito-2-4.jpg)

I Mondiali sono la massima rappresentazione del calcio come la metafora della vita. La rappresentazione massima di questo concetto risiede in Moriyasu, allenatore del Giappone, e quello della Spagna Louis Enrique.

I Mondiali, fra le tante cose, hanno questo di bello: permettono anche a chi è molto relativamente interessato al pallone di capire perché tanti appassionati si affannino a ripetere che **il calcio è una metafora della vita**. Una delle più potenti in circolazione. E come l’allenatore sia una figura dalla personalità assimilabile – nelle sue migliori espressioni, s’intende – a un padre o un maestro.

Non sapremmo come interpretare, se non in questo modo, **due fra i personaggi più iconici dei Mondiali qatarioti: gli allenatori di Giappone e Spagna, Hajime Moriyasu e Louis Enrique**. Il primo è assurto a popolarità globale per i suoi impeccabili abiti tre pezzi sfoggiati in panchina e soprattutto per l’impareggiabile gestione tanto dei momenti più felici quanto dell’eliminazione dei suoi ragazzi. L’ormai ex commissario tecnico spagnolo, invece, per una fedeltà alle proprie idee e ai propri princìpi che è riuscita a imporsi anche oltre le vicende tragiche della vita privata, segnata da un lutto che non può passare: l’addio a una figlia stroncata in tenerissima età da un male incurabile.

Con quel profondo inchino rivolto ai tifosi in tribuna subito dopo l’eliminazione, frutto di un’antichissima tradizione culturale, **Hajime Moriyasu può essere apparso lontano nel tempo ai nostri occhi spesso smaliziati e cinici**. Quasi alieno. Facciamo fatica, noi occidentali, a comprendere fino in fondo portata e senso di un simile gesto. Riconoscenza e ringraziamento, certo, ma prima di ogni altra cosa assunzione di responsabilità. **Inchinandosi, *mister* Moriyasu riconosce i limiti del proprio lavoro e “chiede scusa” per questo**. Senza che si perdano di vista i meriti, sia chiaro, perché il Giappone ha superato le più rosee aspettative e conquistato il valore più alto agli occhi del Paese: il rispetto. Tanto è vero che, al rientro a Tokyo, i “samurai blu” sono stati accolti come degli eroi. Sta di fatto che nel momento della sconfitta è spettato al capo tirare le somme, raccogliere in cerchio i suoi, trarre un primo bilancio di ciò che di molto buono e meno buono si è fatto e condividere il momento con la propria gente. Chiedendo persino scusa per quello che è mancato.

Allo stesso modo, al capo spagnolo **Louis Enrique è toccato assumersi la responsabilità ultima di un’eliminazione maturata solo ai calci di rigore**, come un anno e mezzo fa agli Europei inglesi contro l’Italia. Non sconfitti in campo ma battuti ai *penalty*, per responsabilità che intuitivamente possono essere dell’allenatore solo fino a un certo punto. Non conta e non deve contare: l’insieme delle scelte, dei nomi, degli schemi e di un intero cammino restano giustamente in capo a chi fino a poche ore fa era l’allenatore della Spagna. Ora non lo è più ma, come il suo collega nipponico, **Louis Enrique ha lasciato parole, segni e gesti molto più importanti di un bel tiro da 11 metri**.

Può sembrare una consolazione ipocrita e sentimentale e invece è il monito che arriva da uno dei due uomini più soli di una squadra di calcio. L’altro è il portiere, che racconta tutt’altre storie. **L’allenatore studia, si consiglia, parla, media, ma alla fine prende da solo tutte le decisioni che determineranno il destino di un intero *team***. Passa un’esistenza sospesa fra gloria e maledizione perché è la sua vita, la sua scelta.

 

*di Fulvio Giuliani*
