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title: Marcell Jacobs torna in pista e vince i 100 metri al Roma Sprint Festival in 10’’07
description: "Marcell Jacobs torna a gareggiare e lo fa in grande stile! Vince i 100 metri al Roma Sprint Festival con un tempo di 10\"07"
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date: 2024-05-18
modified: 2024-05-19
author: Filippo Messina
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categories: [Sport]
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# Marcell Jacobs torna in pista e vince i 100 metri al Roma Sprint Festival in 10’’07

![Marcell Jacobs Roma Sprint Festival](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Marcell-Jacobs-Roma-Sprint-Festival.jpg)

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2021-09-11 13:50:54

2021-09-11 11:50:54

L’incontro con il campione di Tokyo 2020. L'intervista a Marcell Jacobs, medaglia d'oro nei 100 metri piani e nella staffetta 4x100 metri.

«La mattina della finale mi sono svegliato alle cinque, pregando che fossero già le otto. Il tempo non passava mai, anche perché non mi sono adattato fino in fondo al fuso orario di Tokyo. Mi giravo e rigiravo, chiedendomi come potessi arrivare alle otto del mattino e poi alle 19. L’ora della finale». Marcell Jacobs, campione olimpico dei 100 metri a Tokyo 2020, ha raccontato così l’inizio della giornata che lo ha consegnato alla leggenda.

Lo abbiamo incontrato alla Mostra del cinema di Venezia, dove è stato accolto come il grande personaggio della serata dedicata a Ben Affleck e Jennifer Lopez. Tanto per far capire cosa significhi vincere i 100 metri alle Olimpiadi. «Non ho ancora compreso del tutto – confessa Marcell – che cosa sia accaduto. La dimensione dell’impresa riesce a darmela la gente, soprattutto chi mi ferma per dirmi solo “Grazie” e “Sono orgoglioso di te”. È una sensazione bellissima, che ripaga di anni di sacrifici, fatica e anche tante sconfitte».

Nello spazio della Fondazione Ente dello spettacolo – che ha ospitato gli eventi de “La Ragione” a Venezia, in collaborazione con l’agenzia Joydis – Marcell Jacobs ha portato il sapore della storia. Perché i 100 metri resteranno per sempre la ‘gara delle gare’. L’emblema stesso delle Olimpiadi.

Del resto, la corsa è il gesto più naturale e primordiale che esista: tutti corriamo o abbiamo corso nella vita. Parafrasando Borges, ogni volta che un bambino fa uno scatto, ricomincia la storia dello sport. «È proprio così» commenta Jacobs. «Correre è gioia, naturalezza, istinto puro. Io mi diverto a correre, sto bene in quei 100 metri e dò un senso all’enorme fatica che voglio fare per poter essere ciò che sono e confermarmi. La fatica degli allenamenti mi fa tornare a casa soddisfatto della giornata, mi permette di star bene con me stesso. Eppure – sottolinea – nulla avrebbe senso senza poter provare la gioia pura della corsa. Il trionfo di Tokyo è il frutto di una programmazione che ha coinvolto tutto il mio team, la Federazione e il gruppo sportivo delle Fiamme Oro. Raggiungere un obiettivo non può avere nulla di casuale e noi volevamo la finale. Nulla di meno, ma io sentivo di valere una medaglia».

Quello di Marcell è un grande insegnamento, ben oltre i confini della pista. Vale per l’Italia: non esistono scorciatoie ma solo applicazione, serietà, professionalità, rispetto della fatica ma anche una sanissima voglia di godersi ciò che si è scelto nella vita. Marcell Jacobs è un ragazzo profondo e consapevole della responsabilità piovutagli addosso.

Eppure, quando abbiamo ricordato che il suo nome è nello stesso albo d’oro di Jesse Owens, Carl Lewis e Usain Bolt, lo abbiamo visto tirare il fiato per un attimo. Un’ombra di consapevolezza negli occhi, davanti a nomi che danno i brividi solo a essere pronunciati.

Di Carl Lewis, il ‘figlio del vento’, Marcell Jacobs aveva il poster in cameretta.La fotografia di una famosa pubblicità dell’epoca, in cui il fenomenale sprinter statunitense indossava dei tacchi a spillo e il claim recitava: “La potenza è nulla senza controllo”. «Ripensandoci – dice dopo una piccola pausa, per definire il concetto – quella pubblicità ha indicato la strada: è la testa che mi ha permesso di arrivare dove sono arrivato. La testa si allena e si gestisce. Essermi affidato a una mental coach mi ha cambiato».

Ricorda: «La mattina delle semifinali e della finale le ho telefonato e abbiamo parlato a lungo, perché mi sentivo schiacciato dall’attesa che in Italia stava montando su di me. Lei è stata ferma e semplice, mi ha detto solo di godermela. Così, quando mi sono messo sui blocchi della finale e ho guardato quei 100 metri, ero l’uomo più sereno della terra. Mi sono detto solo una cosa: divertiti e vinci». Un altro retroscena di quel giorno memorabile è l’in bocca al lupo di Marcell ai suoi sette avversari. «Li ho spiazzati nel momento in cui normalmente gli atleti non si guardano neppure in faccia. Con quel saluto, forse, ho cominciato a vincere la mia medaglia d’oro».

Nel salutare il campione di Tokyo 2020, gli abbiamo ricordato come sullo stesso palco di Venezia sabato scorso avessimo incontrato un campione di Roma ‘60, Eraldo Pizzo. 61 anni dopo, il più forte giocatore di pallanuoto di ogni epoca non riesce ancora a trattenere l’emozione, nel ricordare quella lontana notte romana.

Questa è l’eredità profonda e duratura dell’alloro olimpico: si diventa parte della memoria di ognuno. Di quell’angolo intimo, abitato dalle emozioni del bambino che continuerà per sempre a correre.

 

di Fulvio Giuliani

La testa nel vento, Marcell Jacobs vola nella storia

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2021-09-11 12:02:52

2021-09-11 10:02:52

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2022-08-17 08:07:40

2022-08-17 06:07:40

La vittoria agli Europei di Monaco di Jacobs nei suoi 100 metri spazza via tutte le chiacchiere, i dubbi e le dicerie delle scorse settimane.

Marcell Jacobs è tornato. Marcell Jacobs non se n’era mai andato, se non nella testa di chi ha una consuetudine molto relativa con il mondo dello sport e della competizione ai massimi livelli.

La vittoria agli Europei di Monaco di Baviera ha spazzato via (ancora una volta e abbiamo la sensazione non per l’ultima volta) i dubbi e le dicerie, sbriciolati da quel 9”95 che è valso il titolo continentale. Per dare una dimensione della fumosità di certe critiche e delle insinuazioni che inseguono l’azzurro dai giorni magici di Tokyo, è solo la quarta volta che un campione olimpico riesce a bissare il successo agli Europei successivi ai Giochi.

Quanto all’Italia, l’unico precedente non poteva che essere quello della leggenda di Pietro Mennea, un altro che - senza inutili paragoni - oggi forse non tutti ricorderanno quanto sia stato a sua volta inseguito da polemiche e perplessità, prima e dopo gli inarrivabili trionfi di una carriera leggendaria. In modo diverso e in un’altra era, anche Marcell Jacobs sembra destinato a correre più veloce non solo degli avversari, ma anche di uno stuolo di critici di tutte le latitudini, sempre pronti ad alzare il sopracciglio nei sue confronti. Pallidi nel riconoscere vittorie e prestazioni, incredibilmente reattivi nel sottolineare le difficoltà dello sprinter italiano.

Le ultime, che hanno portato al forfait del campione olimpico ai recenti Mondiali statunitensi, erano squisitamente di natura fisica, legate alla complessità di una macchina delicatissima e unica come quasi sempre nel caso dei velocisti.

Nulla di nuovo, nulla che non si veda regolarmente sulle piste di tutto il mondo, ma che nei confronti di Jacobs è sempre accompagnato da sensazioni antipatiche, mezze frasi e un fastidioso darsi di gomito che dovrebbe pur finire una buona volta.

L’estrema sintesi è che mentre molti parlano, Marcell corre più veloce di tutti. Mangiate pure la sua polvere.

di Fulvio Giuliani

Jacobs sbriciola critiche, dubbi e insinuazioni

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2022-08-17 08:07:40

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2022-08-18 11:07:08

2022-08-18 09:07:08

Con l'oro agli europei di atletica Marcell Jacobs non è tornato, semplicemente non se ne era mai andato, vincendo anche un indurimento al polpaccio. Come insegna lo storico allenatore Rudy Tomjanovich: "Mai sottovalutare il cuore di un campione".

Un candelotto di dinamite esploso sulla pista di Monaco. Serviva una prova, la risposta, Marcell Jacobs l’ha servita al momento giusto. È tornato, poco importa quanto fatto segnare sul cronometro al traguardo, (9.95), comunque si tratta del record agli Europei. Quello che conta è che alle illazioni, al dito puntato si risponde sul campo. È la legge non scritta ma più scontata dello sport, il passato è passato, l’oro olimpico dopo sei mesi di gloria e pure il sottovalutato successo agli Europei sui 60 metri indoor a febbraio. Jacobs quella legge l’ha osservata con scrupolo, mettendosi alle spalle anche un indurimento a un polpaccio comparso in semifinale.

«Mai sottovalutare il cuore di un campione», ha più volte spiegato Rudy Tomjanovich, allenatore (finito nella Hall of Fame) degli Houston Rockets, due volte campioni nella Nba degli anni Novanta, nell’interregno tra il ritiro e il ritorno sul parquet di Michael Jordan e i suoi Bulls. La frase cult vale per Jacobs, che era ed è un campione. Che è caduto e si è rialzato. La lezione recente arriva da Gregorio Paltrinieri, oro e argento agli Europei di Roma, che due mesi fa ai Mondiali di Budapest è finito quarto negli 800 avvertendo sulla sua pelle, oltre all’odore pungente del cloro, il peso delle voci sul tramonto. Ha rilanciato subito Greg, tre ori in pochi giorni in Ungheria e ora gli Europei da star al Foro Italico. 

Anche Jacobs è ripartito, in condizioni fisiche e psicologiche anche più complicate. I fenomeni dell’atletica sono purtroppo spesso avvolti da preconcetti e dubbi, c’è un’eredità pesante dal passato. Poco dopo il traguardo ha lanciato un messaggio verso denigratori e sospettosi, verso la stampa americana che ai Mondiali ha analizzato con perizia estrema la sua esplosione, i metodi di allenamento, la dieta. Tra l’altro, Jacobs è il quarto atleta a vincere l’oro europeo dopo quello olimpico. 

Ma ora lo sguardo del campione mira lontano e deve essere così. Tra un anno a Budapest c’è da riscrivere il copione anche ai Mondiali, dopo il passo falso del mese scorso in Texas. Secondo il presidente della Fidal (ed ex agonista) Stefano Mei, senza infortuni Jacobs avrebbe vinto ai Mondiali con un metro di vantaggio su tutti, anche sull’americano Kerley, forte, un tuono più che un lampo, ma alla portata del campione italiano, che ha davanti quattro-cinque anni per costruire la sua dinastia nella velocità pura.

Ci sarà tempo per disegnare la traiettoria per arrivare in forma ai Mondiali del 2023, per tutelare corpo e mente. Forse per Jacobs, se il polpaccio lo consentirà, potrebbe essere un’altra medaglia europea nella staffetta 4x100.

Il suo successo rende ancora più azzurra l’estate italiana. Le sensazioni provate un anno fa a Tokyo 2020, quei dieci minuti di estasi tra gli ori di Jacobs e Tamberi restano inarrivabili. Ma la riscossa dello sprinter olimpionico e l’incredibile bottino del nuoto agli Europei, con primato inattaccabile nel medagliere, trovano spazio nella leggenda dello sport tricolore.

Di Nicola Sellitti

Jacobs, l'oro agli europei e il cuore dei campioni

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2022-08-18 11:07:08

2022-08-18 09:07:08

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