---
title: Mondiali senza gloria, le vittorie del 1934-1938
description: Vorremmo poter andare orgogliosi di quei due Mondiali ma non fu vera gloria. La lettura del libro di Mari ci impone di ricordarlo
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Evidenza-sito-133.jpg
date: 2022-12-19
author: Vittorio Pezzuto
url: https://laragione.eu/life/sport/mondiali-1934-1938/
categories: [Sport]
tags: [calcio, Evidenza, sport]
---

# Mondiali senza gloria, le vittorie del 1934-1938

![mondiali 1934 1938](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Evidenza-sito-133.jpg)

Vorremmo poter andare orgogliosi di quei due Mondiali ma non fu vera gloria. Perché la lettura doverosa del libro di Mari ci impone di ricordare quei misfatti

[La Francia non ha conquistato per la seconda volta consecutiva il titolo di Campione del Mondo](https://laragione.eu/life/sport/argentina-campione-del-mondo-2022-il-cerchio-si-e-chiuso/). **Un’impresa riuscita per la prima volta all’Italia nel 1934 e nel 1938.** A ricordarci come davvero andarono le cose è **Giovanni Mari, autore del saggio “Mondiali senza gloria”** (People): un’opera rigorosa sul piano storico, scritta con lo stile scorrevole e accattivante del cronista di razza.

**Il regime fascista riuscì ad assicurarsi l’organizzazione dei Mondiali del 1934** grazie a due armi formidabili: la garanzia che** non sarebbero stati tollerati disordini** o manifestazioni di dissenso (vi ricorda qualcosa?) e l**’ospitalità a nostre spese di tutte le delegazioni partecipanti.** Una grandiosa operazione di corruttela che replicammo sul piano sportivo tramite **un fiume impetuoso di denaro**, occultato nella contabilità generale e in grado di abbattere ogni resistenza: tramite i *club*, **scippando con ricchi contratti alcuni dei più talentuosi giocatori sudamericani** (violando le regole internazionali vennero subito schierati in Nazionale, essendo l’Italia autarchica disposta a reclutare “oriundi” dalle labili ascendenze nostrane); **comprando il passaggio agli ottavi di finale con il ritiro della Grecia** (in cambio della rinuncia alla partita di ritorno **vennero versate 700mila dracme** nelle esangui casse della federazione ellenica); pilotando con accortezza la definizione di** un tabellone che fosse il più abbordabile possibile**; corrompendo in maniera sfacciata gli arbitri, ventre molle del sistema in quanto dilettanti e senza stipendio.

**Giocammo picchiando come fabbri** (tanto più che all’epoca gli infortunati non potevano essere sostituiti); superando la Spagna in un sanguinoso doppio scontro (**non esistendo ancora la regola dei rigori dopo i supplementari**) soltanto grazie a nostri gol irregolari e all’annullamento **per inesistenti fuorigioco di un paio di reti iberiche** (nella seconda partita i nostri avversari **scesero in campo con appena metà dei titolari**, tra questi il formidabile portiere Zamora che si sedette in tribuna perché minacciato dagli scherani del duce); **battendo l’Austria grazie alla complicità sfacciata dell’arbitro svedese Eklind** – caldeggiato direttamente da Mussolini – che non volle vedere una doppia carica al portiere in occasione del nostro vantaggio e** deviò “per caso” un *assist* a favore di un austriaco lanciato verso la porta azzurra**, in tal modo guadagnandosi sul campo pure la direzione della finalissima con la Cecoslovacchia. Dopo un iniziale svantaggio, **questa finì 2-1 ai supplementari anche grazie ai pronti riflessi dell’arbitro eterodiretto**. Più che un trionfo sportivo fu un arrogante furto con scasso che suscitò polemiche aspre all’estero, tutte accuratamente censurate in patria.

**Nel 1938 i Mondiali si tennero in Francia con defezioni importanti.** A seguito dell’Anschluss i fortissimi calciatori austriaci erano stati assorbiti nella squadra tedesca (l’unico a rifiutarsi di giocare per la Germania nazista **era stato il fuoriclasse Matthias Sindelar, che sei mesi dopo pagherà con la vita la sua opposizione a Hitler**) mentre diversi Paesi si decisero al boicottaggio della manifestazione: **Argentina, Uruguay e Perù perché era stata violata la promessa di disputare la Coppa Rimet al di là dell’Atlantico, l’Inghilterra per snobistico disinteresse e l’Unione Sovietica per sottovalutazione dell’evento**. Mancava pure la Spagna, dilaniata dalla sanguinosa guerra civile.

Per la prima volta il detentore del titolo e il Paese ospitante erano ammessi di diritto alla fase finale: **un bel vantaggio.** Disegnato per 16 squadre, **il campionato prevedeva l’eliminazione diretta dagli ottavi di finale.** L’accoglienza riservata ai nostri campioni fu traumatica. A Marsiglia, nella gara di esordio contro la Norvegia (vinta 2-1 ai supplementari, dopo che l’arbitro nazista Beranek aveva senza motivo annullato agli scandinavi un gol decisivo nei tempi regolamentari), **decine di migliaia di esuli italiani accolsero con incessanti bordate di fischi lo stolido saluto romano ostentato dai nostri calciatori**. Nei quarti, giocati proprio contro la Francia e vinti con un brillante 3-1, a scatenare il pubblico di casa fu però la decisione provocatoria di** schierare la squadra con una orrida casacca nera che portava nel petto il fascio littorio ricamato con bordi rossi.** Una vergogna che fece storia, oggi dimenticata. Superato in semifinale il Brasile (2-1: il primo gol viziato da un vistoso fallo non sanzionato a un terzino carioca, **il secondo grazie a un generoso rigore per atterramento di Piola)**, si arrivò alla finalissima con l’Ungheria. Ammoniti alla vigilia da un minaccioso telegramma di Mussolini – **«Vincere o morire»** – gli azzurri s’imposero per 4-2, frutto questa volta di un indiscutibile dominio sul campo.

**Vorremmo poter andare orgogliosi di quei due Mondiali ma non fu vera gloria.** Perché la lettura doverosa del libro di Mari ci impone di ricordare quei misfatti (sportivi e non) che oggi la nostra coscienza collettiva si ostina invece a rimuovere quale spiacevole parentesi.

di *Vittorio Pezzuto*
