Mondiali 2034 in Arabia Saudita, difficile competere
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I Mondiali di calcio 2034 – che rappresentano un incredibile costo per il Paese ospitante – si terranno in Arabia Saudita, dopo il ritiro improvviso dell’Australia
Mondiali 2034 in Arabia Saudita, difficile competere
I Mondiali di calcio 2034 – che rappresentano un incredibile costo per il Paese ospitante – si terranno in Arabia Saudita, dopo il ritiro improvviso dell’Australia
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Mondiali 2034 in Arabia Saudita, difficile competere
I Mondiali di calcio 2034 – che rappresentano un incredibile costo per il Paese ospitante – si terranno in Arabia Saudita, dopo il ritiro improvviso dell’Australia
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AUTORE: Ilaria Cuzzolin
Alla fine i Mondiali di calcio 2034 si terranno in Arabia Saudita, così come annunciato su Instagram dal presidente della Fifa Gianni Infantino dopo il ritiro improvviso dell’Australia. Ha vinto insomma l’unico candidato rimasto. Non si sono ancora placate le polemiche per Qatar 2022 – ravvivate in questi giorni dal conflitto in Medio Oriente e dalle voci che danno per certi i finanziamenti qatarioti in favore di Hamas – che già si sovrappongono le critiche per questa nuova scelta (l’omicidio del giornalista Adnan Khashoggi non si cancella).
In gergo si chiama sportwashing ed è il tentativo di un Paese di ripulire la propria immagine attraverso lo sport e i suoi valori. Ne è così convinto l’erede al trono Bin Salman che negli ultimi tempi non ha badato a spese, attirando divinità del calcio come Cristiano Ronaldo e Neymar, compreso il ‘nostro’ Roberto Mancini che da un giorno all’altro ha abbandonato la panchina dell’Italia (in piena corsa per le qualificazioni agli Europei) per andarsi a sedere su quella della Nazionale saudita.
Senza addentrarci in quelle che sono le opportunità socio-politiche che si celano dietro a simili decisioni, non si può trascurare un dato incontrovertibile: i Mondiali restano una bellissima opportunità ma rappresentano anche un incredibile costo per il Paese ospitante. I tempi sono cambiati e oggi come oggi le uniche realtà in grado di affrontare simili investimenti appartengono al mondo arabo, bagnato da fiumi di petroldollari. Se in passato si scatenava la corsa ad aggiudicarsi la gara delle gare, ora si fatica persino a trovare un Paese che voglia candidarsi.
Basti pensare che per condividere i costi, l’edizione dei Mondiali 2026 si terrà in Canada, Usa e Messico mentre quella del 2030 addirittura in tre Continenti diversi: gli organizzatori saranno Spagna e Marocco (non proprio due Paesi che si amano, per usare un eufemismo, e che fa risaltare la capacità del calcio di riuscire a unire culture diverse) oltre ad Argentina e Uruguay, inserite per questioni storiche nell’edizione del centenario. Noi stessi ospiteremo nel 2033 gli Europei insieme alla Turchia, un Paese dal quale oggi più che mai siamo distanti politicamente.
Dopo continui tira e molla, ancora orfane di candidati restano invece le Olimpiadi invernali 2030. Le prossime si terranno fra Milano e Cortina e non manca giorno in cui i giornali ci rammentano lavori mai iniziati (pista di bob), ritardi e litigi che fanno letteralmente passare la voglia a chiunque. Compresi noi che ne scriviamo, ma si deve resistere perché Mondiali, Europei e Olimpiadi restano straordinarie opportunità, a patto di saperli gestire nell’interesse dello sport (e del Paese ospitante).
di Ilaria Cuzzolin
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