---
title: Napoli, il giorno dopo la festa
description: "La festa scudetto del Napoli è stata di tutti. Una condivisione di sentimenti, un’esplosione di felicità e di colore: l’azzurro"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-332.jpg
date: 2023-05-08
author: Nicola Sellitti
url: https://laragione.eu/life/sport/napoli/
categories: [Sport]
tags: [calcio, Evidenza]
---

# Napoli, il giorno dopo la festa

![Napoli](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-332.jpg)

La festa scudetto del Napoli è stata di tutti. Un afflato collettivo, una condivisione di sentimenti, un’esplosione di felicità e di colore: l’azzurro

**24 ore dopo, possiamo dirlo: a Diego sarebbe piaciuta tantissimo**. Il Maradona ieri era stretto parente de La Bombonera di Buenos Aires, l’altra culla d’elezione del Diez. **La festa scudetto del Napoli è stata di tutt**i. Un afflato collettivo, una condivisione di sentimenti, **un’esplosione di felicità e di colore: l’azzurro, espressione della potenza visiva di Napoli e del Napoli che tanto attira anche i visitatori.** E’ stata la cornice di una settimana di feste, liofilizzate tra le gare con Salernitana, Udinese e Fiorentina, non per questo meno potente, incisiva, evocativa. **Musica, coreografie, decine di migliaia di bandiere azzurre in movimento**, idealmente coordinate da un direttore d’orchestra. Poi, la presentazione all’americana della squadra, della rosa, della dirigenza. **Solo boati, dopo quattro ore sugli spalti. **

**E’ stata una festa davvero unica nel suo genere.** Negli ultimi anni si è avvertita una tale partecipazione emotiva solo per l’addio al calcio di Francesco Totti all’Olimpico. **Se la malinconia era il sentimento prevalente per il saluto del fuoriclasse giallorosso, al Maradona si è avvertita la stessa gratitudine verso la grandezza ma soprattutto gioia**, esibizione muscolare del sentimento di identità partenopea. La consapevolezza tra i tifosi della partecipazione a un momento che resterà per sempre.

**Non c’è stata per fortuna la rivendicazione dello scudetto come riscatto di un popolo**, del successo in campionato che diventa la password per la rivendicazione sui cori di discriminazione territoriale arrivati da alcune città, da alcune tifoserie. **Napoli non ha nulla da riscattare, non deve riscattarsi verso nessuno, quel tipo di narrazione è distante dalla realtà.** Piuttosto si avverte tra i napoletani, nella consapevole oscillazione tra estasi e cadute, che è ormai matura la ricerca di un briciolo di normalità, che in dosi omeopatiche non guasta, anzi.

**Napoli non è mai stata vittimista durante la festa del Maradona**. **Ha solo rivendicato la sua unicità.** E’ passata attraverso i suoi cavalli di battaglia, canzoni, cori, anche attraverso l’esercizio della retorica che in realtà serve per tramandare la sua storia: i padri diventati nonni, i figli ora alle prese con i doveri della paternità, tra cui il trasferimento di un patrimonio di conoscenze alla generazione successiva, compreso il culto del Napoli e il culto di Diego.

**Si è avvertita - sensazione introvabile in altri stadi, anche calorosi e soffocanti di gioia popolare - anche la vicinanza emotiva dei tifosi con chi non c’è più e non ha potuto godersi i gol di Osimhen, le gemme di Kvaratskhelia, gli sprint di Di Lorenzo.** Una corrispondenza con l’alto: d’altronde, il culto dei morti è nel dna napoletano, reso sublime dalla meravigliosa prosa di Totò ne **‘A Livella e “… Muorto sì tu e muorto sò pure io; ognuno comme a n' ato è tale e quale”, la poesia di Eduardo De Filippo** che in S’è araputa ’a fenesta stamattina immagina la morte come una dolce nonnina che entra dalla finestra e ci porta per mano alla fine del viaggio.

**In un contesto di stordente magia hanno trovato così compimento anche le storie dei protagonisti dello scudett**o, da Cristiano Giuntoli, architetto tecnico del trionfo, che saluta con le lacrime agli occhi **all’accettazione urbi et orbi della famiglia De Laurentiis**, in sfilata dinanzi a quelle curve, anche agli ultras, con cui i rapporti sono stati praticamente inesistenti sino a qualche settimana fa. **Forse si è siglato l’armistizio**, con il riconoscimento al presidente del Napoli della costruzione politica di un capolavoro di competenza e conoscenze.** E se la gioia di Osimhen, di Politano, l’incredulità di Kim sono andate avanti per ore, dopo la partita con la Fiorentina, è salito poi al proscenio Luciano Spalletti, acclamato da 60 mila persone**. E’ il premio più alto alla sua carriera, spesso sottovalutata. Non aveva ancora vinto lo scudetto in Italia. **L’ha vinto al Napoli.**

di *Nicola Sellitti*
