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Roberto Baggio

Non è più domenica

Roberto Baggio è per un’intera generazione di italiani l’emblema del calciatore e del calcio senza tempo. Senza di lui “non è più domenica”

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Non è più domenica

Roberto Baggio è per un’intera generazione di italiani l’emblema del calciatore e del calcio senza tempo. Senza di lui “non è più domenica”

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Non è più domenica

Roberto Baggio è per un’intera generazione di italiani l’emblema del calciatore e del calcio senza tempo. Senza di lui “non è più domenica”

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Roberto Baggio è per un’intera generazione di italiani l’emblema del calciatore e del calcio senza tempo. Senza di lui “non è più domenica”

La bruttissima disavventura capitata a Roberto Baggio non ha solo riacceso i riflettori sulla piaga degli assalti alle ville. Ha risvegliato in milioni di italiani un sentimento mai realmente sopito: l’affetto sincero, profondo e istintivo per questo ex ragazzo a cui ci rifiutiamo di concedere lo status di “vecchia gloria”.

Troppo forte, troppo diverso, troppo presente, anche in virtù di quell’essere praticamente sparito dalla circolazione. Roberto Baggio è per un’intera generazione di italiani l’emblema del calciatore e del calcio senza tempo. Senza etichette, addirittura senza maglie, se si esclude quella azzurra. Noi parlavamo e pensavamo ad assolute banalità come gli affanni di Di Lorenzo e Scamacca e il povero Robi Baggio era alle prese con un rischio capitale.

Questo, forse, può aiutare a spiegare la grande impressione determinata dall’episodio di cronaca, oltre l’immutato affetto per un personaggio capace di non dividere la gente, tranne chi di mestiere faceva l’allenatore. Il punto è che Roberto Baggio trascende. È oltre le fedi, i colori, resterà per sempre scolpito nella meravigliosa canzone di Cesare Cremonini e affiancato a un altro mito incommensurabile come Ayrton Senna. La verità è che per certi aspetti “non è stata più domenica”, da quando Roberto Baggio si è infine arreso al passare degli anni e al disfacimento delle proprie ginocchia. E pensare che nel remoto mondiale del 1994, sostituito da Arrigo Sacchi nella canicola americana, Roberto Baggio fu fulminato dall’appellativo di “Coniglio bagnato“ da Gianni Agnelli. Ne avessimo oggi di conigli bagnati, capaci anche un terzo di quello che era capace lui. Senza ginocchia.

Siamo rimasti con i pulcini, i ragazzini e i ragazzotti, stiamo qui a sfogliare la margherita della malinconia.

Di Fulvio Giuliani

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