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Olimpiadi, nostalgia e una chiusura non all’altezza delle emozioni. Voti alla serata

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Diciamo la verità, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi è per tradizione la versione in sedicesimi dell’apertura

Olimpiadi

Olimpiadi, nostalgia e una chiusura non all’altezza delle emozioni. Voti alla serata

Diciamo la verità, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi è per tradizione la versione in sedicesimi dell’apertura

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Olimpiadi, nostalgia e una chiusura non all’altezza delle emozioni. Voti alla serata

Diciamo la verità, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi è per tradizione la versione in sedicesimi dell’apertura

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Diciamo la verità, la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici è per tradizione la versione in sedicesimi dell’apertura.

Sarà il filo di malinconia, sarà il sipario che cala, la tensione che scema, ma non c’è paragone possibile.

Da questo punto di vista, le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non hanno fatto eccezione, eppure qualcosina vale la pena dirlo. Soprattutto, a valle di giochi bellissimi, intensi e che già ci mancano…

Organizzati in modo impeccabile, alla faccia dei soliti disfattisti a cui abbiamo dedicato già diversi pensieri e molti “saluti”.

La cerimonia di chiusura, però, poteva emozionare di più. L’Arena di Verona (voto 10, sempre) funziona di suo da 20 secoli. È una certezza assoluta, un marchio di fabbrica, non è certo responsabile di quello che ci fai dentro.

Da questo punto di vista, l’insieme dello spettacolo raggiunge il 6 più di stima che altro.

Ok, cercare di fondere la lirica, la musica “alta” con il pop, ma bisognava farlo più che con maggiore equilibrio, con più coraggio. Così, ne è venuta fuori una macedonia alquanto improponibile, soprattutto nella parte finale (voto 5-).

Tornando alla parte dedicata alla musica classica, costumi sontuosi (9) e abbiamo ascoltato dei momenti lirici degni dell’Arena (8,5).

Bellissima, come sempre, la sfilata degli atleti (9), l’unico momento in cui la cerimonia di chiusura ha battuto quella di apertura.

Sprecato Roberto Bolle (8 a lui, 4 a chi lo ha limitato così), unico volto veramente internazionale della serata.

Detto della sincera simpatia per gli ospiti chiamati a comporre lo show, in questo caso il paragone si è fatto quasi imbarazzante e non è certo colpa di Alfa o Joan Thiele (voto 6 di buona volontà per entrambi), perché il tema non sono loro ma chi li ha chiamati a dispetto di una statura ancora molto, molto lontana dalla caratura internazionale richiesta da una cerimonia di conclusione dei Giochi olimpici.

Achille Lauro (6) è ovviamente un gradino più su, ma non facciamo finta che fuori dai patrii confini sia anche solo lontanamente paragonabile a una Laura Pausini. Che poi quest’ultima non abbia convinto granché con l’interpretazione a Milano dell’Inno di Mameli è tutt’altro discorso, ma il suo in termini internazionali lo ha fatto eccome.

Insomma, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non intacca minimamente la bellezza, l’emozione e la nostalgia che personalmente provo questa mattina (mi ripeto), ma resta un retrogusto di spettacolo “al risparmio” che – quello sì – ci saremmo risparmiati.

di Fulvio Giuliani

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