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Omaggio a “Becca”, omaggio a un calcio meraviglioso e scomparso

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Evaristo Beccalossi evocava (anche per quel nome fuori dal tempo) memorie di calcio alla radio. Delle partite tutte alle 14:30, nel cuore dell’Inverno.

Beccalossi

Omaggio a “Becca”, omaggio a un calcio meraviglioso e scomparso

Evaristo Beccalossi evocava (anche per quel nome fuori dal tempo) memorie di calcio alla radio. Delle partite tutte alle 14:30, nel cuore dell’Inverno.

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Omaggio a “Becca”, omaggio a un calcio meraviglioso e scomparso

Evaristo Beccalossi evocava (anche per quel nome fuori dal tempo) memorie di calcio alla radio. Delle partite tutte alle 14:30, nel cuore dell’Inverno.

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Evaristo Beccalossi evocava (anche per quel nome fuori dal tempo) memorie di calcio alla radio. Delle partite tutte alle 14:30, nel cuore dell’Inverno. Della nazionale che era faccenda per pochissimi, al punto che uno come il “Becca” praticamente non ci andava mai e per gli interisti era uno scandalo. Quasi un’offesa personale e a pensarci oggi viene da piangere.

In casi come questi, è difficile far comprendere ai nostri figli la portata di un personaggio come Beccalossi. Per il semplice motivo che oggi non ce ne sono più: i campioni del terzo millennio seguono parabole e percorsi completamente diversi. Se volessimo sintetizzare, sono o si atteggiano a stelle del cinema. A dirla tutta, sono fra le ultime rimaste.

I campioni della generazione di Evaristo Beccalossi erano ragazzi del tutto normali, magari un po’ folli, ma non avevano nulla delle star del cinema. Non ci pensavano nemmeno: amavano il calcio, qualcuno più di altri la bella vita, l’agio e la notorietà assicurati dal pallone. Tutti consapevoli di essere i comprimari o i protagonisti di uno spettacolo ben definito, importante quanto si vuole ma pur sempre circoscritto alla domenica e alla passione popolare di allora.

Quelli come Beccalossi, terminata la carriera, sono stati dei borghesi. I più abili hanno vissuto dei proventi degli anni d’oro, tanti si sono reinventati con alterne fortune cercando di restare legati in qualche modo al mondo della propria gioventù e delle proprie gioie.

Ho avuto il privilegio di conoscere Evaristo Beccalossi in serate e pomeriggi trascorsi in televisione a chiacchierare di pallone e in buona sostanza del nulla. Divertendoci, tornando sempre un po’ i ragazzini del cortile e con la regola laurea di non prendersi mai sul serio.
Caratteristiche purtroppo dimenticate da chi è venuto dopo Evaristo e i suoi tempi.

Voglio dedicargli questo piccolo pensiero mattutino, perché è un omaggio a un’intera stagione che – non mi vergogno a dirlo – mi manca tantissimo. E come giocava il “Becca”…

di Fulvio Giuliani

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